CARLO A. MARTIGLI.
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Lapprendista di Michelangelo.
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2017 Mondadori Libri, Milano.
In accordo con P. Nicolazzini Literary Agency.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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 una notte del 1534 quando Jacopo, che da grande vuole diventare un pittore, fugge da Pistoia e dal padre, che non condivide il suo sogno e lo vorrebbe costringere a lavorare in bottega. Dopo un lungo e pericoloso viaggio, il ragazzo arriva a Roma, dove la fortuna sembra volgere a suo favore. Riesce infatti a diventare lapprendista di Michelangelo Buonarroti, il grande artista che sta dipingendo il Giudizio Universale.
Ben presto Jacopo diventa il suo allievo prediletto e il maestro gli affida anche un altro compito: deve recapitare misteriose lettere ai membri di una setta segreta di cui anche Michelangelo fa parte.
Quando Papa Clemente VII muore avvelenato e il malefico abate Biagio da Cesena d la caccia proprio a Michelangelo, accusandolo dellomicidio, Jacopo deve scegliere da che parte stare. Ma in un mondo pieno di intrighi e ambiguit,  difficile distinguere il Bene dal Male
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L'AUTORE.
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Carlo A. Martigli, Toscano, dopo gli esordi come autore di narrativa per ragazzi, ha scritto i bestseller 999 lultimo custode, Leretico, La congiura dei potenti, La scelta di Sigmund (Mondadori, 2016) e La follia di Adolfo, tradotti e pubblicati in oltre venti lingue.
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PROLOGO.
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I violenti colpi al portone di casa si mescolavano con lassordante suono delle campane di mezzogiorno. La basilica di San Pietro chiamava a raccolta il popolo romano. Jacopo da Pistoia afferr di corsa il fascio di fogli che aveva gi riordinato e dette lultimo sguardo al suo maestro, il pi grande pittore e scultore che fosse mai esistito: Michelangelo Buonarroti.
Dalla strada salivano le urla dei soldati.
Aprite, per ordine del papa!
Nemmeno per cento ducati avrebbe lasciato entrare quella masnada di delinquenti, che prima ti infilavano la spada nella pancia e poi ti facevano le domande. E quel pugnale istoriato che portava al fianco gli sarebbe servito a ben poco. Soprattutto, aveva una missione da compiere.
Non permettere che questi appunti cadano in mani ignote. Conservali tu, dopo la mia morte, e fanne buon uso. Forse ti serviranno per guadagnare denari o forse soltanto per conoscere la verit. Tu solo deciderai che cosa farne, secondo coscienza.
Questo gli aveva detto alcune sere prima il maestro Michelangelo, indicandogli un bauletto zeppo di fogli. Sentiva di stare per morire, ma Jacopo non avrebbe mai creduto che la fine sarebbe arrivata cos presto.
Una voce robusta sovrast le altre: Smettetela di gridare, buoni a nulla! E datemi unascia, che  il miglior modo di bussare a una porta.
Una sghignazzata generale segu a quelle parole. Ormai non cera pi tempo. Jacopo sinfil le carte nella giubba, senza pi distinguere quelle utili dalle altre. Dopo aver rapidamente segnato con una croce la fronte del suo maestro, prese una scala a pioli e lappoggi a una trave del soffitto. Con un colpo ben assestato fece saltare una tavola di legno nascosta e si fece largo tra canne, travi e coppi di argilla, e finalmente sbuc sul tetto. I colpi dascia facevano quasi tremare le pareti della vecchia casa e per un momento Jacopo ebbe paura di perdere lequilibrio e di precipitare gi sulla strada. Sarebbe stato il colmo: dopo aver rischiato la vita per recuperare i fogli del maestro, lavrebbe persa nel pi stupido dei modi. E se non si fosse rotto losso del collo ci avrebbero pensato i soldati a staccargli la testa con quella stessa accetta con cui stavano sfondando il portone.
Calcol in non pi di un metro la distanza fra il tetto sul quale stava camminando e quello della casa accanto. Chiuse gli occhi per un attimo e salt. Nonostante let era ancora atletico. Per fortuna quel rione di Roma era un susseguirsi di vicoli angusti, di strade strettissime, dove i muri delle case si sfioravano. Ma se ci passavi quando faceva buio la cosa migliore che ti poteva capitare era che ti rovesciassero addosso un pitale di urina. Quella peggiore era di trovare un rapinatore che prima ti ordinava di dargli tutto ci che avevi e poi ti accoltellava, fosse soddisfatto o meno dei denari che ti aveva rubato. Si viveva in tempi pericolosi, nonostante Roma stesse diventando la citt pi grande e pi bella del mondo, come lo era stata al tempo di Cristo, pi di quindici secoli prima, quando sfiorava il milione di abitanti.
Dopo essere passato per almeno quattro o cinque tetti, finalmente Jacopo trov un abbaino e vi sinfil dentro. Pest la coda di un gatto addormentato, che lanci un miagolio furioso e tent di graffiargli le gambe.
Scusa, amico mio gli disse. La prossima volta ti porto un topo.
Il gatto arruff il pelo.
Come non detto. Preferisci un bel pesce, scommetto. Va bene, cercher di accontentarti.
Scese le scale di corsa e si ritrov in mezzo a un mercatino affollato. Mentre il cuore gli batteva forte in petto, sia per la paura sia per la fuga fra i tetti, si volt verso la casa che aveva appena lasciato. Un gruppo di armigeri si stava dirigendo a passo di corsa verso di lui. Per come urlava, il loro capo doveva essere fuori di s. Forse cercavano proprio quei fogli che lui aveva sottratto e che, evidentemente, contenevano importanti segreti. Magari un testamento con cui il maestro Michelangelo lasciava le sue preziose opere a qualcuno sgradito al papa. Oppure informazioni su furti, rapine od omicidi di cui era venuto a conoscenza, e che riguardavano personaggi potenti. Oppure ancora un tesoro nascosto, anche se lui era sempre vissuto da povero. A casa, con comodo, se fosse riuscito a sfuggire a quella marmaglia, li avrebbe letti e avrebbe compreso per quale motivo li cercavano con tanta foga. Si tir su il cappuccio e si avvicin a un banco di stoffe. Il mercante apr le braccia e gli sorrise.
Vuole del velluto? Fustagno, lino, cotone egizio, seta cinese?  preziosa e costa come la tonaca del papa, ma  il tessuto pi bello del mondo.
Jacopo fingeva di interessarsi alle stoffe, in realt con la coda dellocchio guardava avvicinarsi i soldati, sperando che non lo riconoscessero. Se per lo avessero perquisito, come minimo lo avrebbero portato nel vecchio carcere Mamertino, il luogo pi oscuro e terribile di tutta Roma. Dove sopravvivevano solo i veri delinquenti, e i poveracci finivano derubati di quel poco che ancora erano riusciti a portarsi in prigione. E se non avevano nulla, finivano sgozzati. Il mercante si accorse della sua paura.
Vieni dietro il banco gli disse e fai finta di essere il mio socio.
Con un sorriso Jacopo lo ringrazi e fece come gli aveva suggerito. I soldati passarono, abbrancando senza tanti complimenti gli uomini che passeggiavano o si fermavano a guardare la merce dei vari banchi. Ma a lui non rivolsero nemmeno uno sguardo. Appena se ne furono andati, Jacopo tese la mano al mercante.
Grazie, ma credimi, non ho fatto niente di male.
Nonostante laria sincera, laltro gli fece locchiolino.
 stato un piacere. Daltra parte se non ci aiutassimo tra noi furfanti, come riusciremmo a cavarcela? Tutta questa  merce rubata, mica sono scemo ad andarla a comprare sulle navi. Vai in pace, fratello, e occhio alle guardie!
Inutile provare a spiegare la situazione.
Certo. Grazie, fratello gli rispose Jacopo. Vai in pace anche tu.
Si diresse quindi verso casa, nel vicolo del Porco. Il nome era pi che adatto, perch alcuni maiali vi gironzolavano in libert, arraffando quel poco di cibo marcio che veniva buttato via. La povera gente che vi abitava non ci badava, salvo quando la fame attanagliava loro lo stomaco. Negli anni, quando calava la notte, nel buio pi assoluto, qualche maiale era sparito, e nei giorni successivi dalle finestre arrivava un odorino di arrosto e di spezie. Sal le scale, apr piano la porta con la chiave che teneva appesa alla cintura: nessun rumore, la casa era vuota. Si diresse verso il suo studio di pittore. Chiunque vi fosse entrato per la prima volta non avrebbe avuto difficolt a riconoscerlo per tale, sommerso comera da una catasta di tele, cornici, quadri gi realizzati e altri ancora da finire.
Gli venne da ridere, ora che gli era passata la paura. Si guard intorno: quella non era una stanza, ma il regno della confusione. Daltra parte a lui piaceva cos, soltanto nel disordine riusciva a trovare tutte le sue cose. Non solo: il caos gli smuoveva la fantasia e lo aiutava a trovare lispirazione per dipingere. And alla finestra, guard fuori e tese lorecchio ai rumori della strada, al cozzare di armature o alle grida di soldati, nel caso fosse stato seguito. Nessun suono, se non lallegro garrire delle rondini a caccia di moscerini e zanzare. Una volta tranquillizzatosi, tir fuori dalla giubba il malloppo di fogli. Li distese sul tavolo, accese un lume a olio e inizi a metterli in ordine.
Maestro disse rivolgendosi con limmaginazione a Michelangelo, che cosa ci sar mai di tanto prezioso in queste carte? Perch tutti le vogliono? Mi hai lasciato una bella eredit davvero.
Si accorse con piacere che erano state tutte numerate e riusc quindi a metterle in ordine cronologico. Inizi a leggere, la storia partiva da lontano, quando ventanni prima Michelangelo aveva da poco iniziato a dipingere la parete maestra della Cappella detta Capitolina. Jacopo leggeva con attenzione, parola dopo parola, ma anche con difficolt, a causa della scrittura fitta e minuta. Le palpebre cominciarono a farsi pesanti.
Qualche minuto di riposo mi far bene disse a mezza bocca.
Si appoggi quindi con i gomiti sul tavolo, gli occhi allaltezza dei fogli. E sembr che questi iniziassero a muoversi da soli, come fossero vivi e gli si stampassero sulla faccia, a uno a uno, fino quasi a farlo soffocare. Cos, da vicino, le lettere singrandirono e presero a sussurrargli fatti e avvenimenti. I ricordi lo avvolsero insieme al sonno: era ancora un ragazzo, e quei documenti narravano anche la sua storia

1.

Jacopo! Razza di delinquente, datti da fare, per la miseria! Quando una pecora ti d la lana non lo fa mica volentieri. Devi tenerla ferma. Pensa se ti levassero la cappa nei giorni della Merla, quando il freddo ti entra nelle ossa.
Adesso suo padre gli avrebbe anche raccontato la storia di quelluomo che aveva lasciato la lana allaperto e la pioggia laveva rovinata tutta.
Lo sai che cosa successe a quelluomo che aveva lasciato la lana fuori bottega?
S, babbo rispose Jacopo prontamente. Perse la lana, la casa e mor di freddo.
Per un pelo il ragazzo evit lo scappellotto che smosse solo laria sopra la sua testa, e si dette quindi alla fuga tra i vicoli. Suo padre prov a rincorrerlo, ma Jacopo era troppo svelto. In pi, la pioggia appena cessata, causa delle preoccupazioni di suo padre, aveva lasciato delle pozze per terra che lui riusciva a saltare con destrezza. Non cos il padre Guido, dalla pancia prominente, che al primo sobbalzo si convinse a lasciar perdere.
Quel ragazzo mi far morire disse alla moglie.
Lo rimproveri troppo spesso. Lui prende paura e scappa. Se tu gli parlassi, magari
Parlargli? E per dirgli che cosa? Mio nonno faceva la lana, e mio padre ha seguito le sue orme. Io ho lavorato con mio padre fin da bambino e sono riuscito pure a importare la seta pi bella del mondo dalla Cina. Anche a Firenze me la invidiano. Mi sono creato una posizione tale che Jacopo dovrebbe baciare la terra dove posano i miei calzari. E lui? Che cosa fa per ripagarmi?
Disegna lo interruppe lei. Non hai visto quanto  bravo?
Sar pure bravo, Rita, ma con la pittura non si mangia.
Guido riprese a raccogliere i sacchi di lana, controllando che lacqua venuta gi dal cielo non lavesse rovinata. Li spingeva gi dal carro come se fossero fatti daria e li portava dentro la bottega. I lavoranti tiravano fuori la lana e la consegnavano ai cardatori che a loro volta la passavano ai filatori. Fino a quando, nellultima stanza della bottega del ricco Guido da Pistoia, non venivano ammucchiati i gomitoli. Poi sarebbe venuto il tintore a prenderli e a colorarli, e infine sarebbero stati pronti per farne vesti e tessuti da vendere a caro prezzo. Quando ebbe finito di scaricare la merce, Guido prese un fiasco di vino e ne trangugi una gollata piena. Si pul la bocca con il dorso della mano, e la moglie fece una smorfia. Era difficile immaginare quanta maleducazione si annidasse in un solo uomo. Ma aveva scelto lui come marito e avrebbe dovuto tenerselo per tutta la vita.
 colpa tua le disse, hai voluto insegnargli a leggere e a scrivere, e adesso Jacopo si  montato la testa. Guarda me, so scrivere il mio nome e fare somme e sottrazioni. Nella vita non serve mica altro.
Hai ragione tu disse la moglie e chiuse il discorso, lasciando il marito con un palmo di naso.
In realt aveva visto con la coda dellocchio che Jacopo era tornato sui suoi passi e li stava osservando dietro langolo della via buia.
Vado a fare una commissione aggiunse. Non ti preoccupare per la cena, ho gi dato disposizioni alla cuoca perch prepari un bel pasticcio di carne con uova di quaglia.
Guido si lecc i baffi, ma mentre la moglie si allontanava le grid dietro: Non spendere troppi soldi!.
Il gesto che gli fece la moglie non lo tranquillizz per niente, ma il pensiero della cena lo distrasse del tutto. La donna raggiunse rapidamente Jacopo. Con quella zazzera bruna lo avrebbe riconosciuto anche lontano un miglio. Lo tir per i capelli.
Ahia! Mi fai male protest lui.
Se tuo padre ti avesse beccato rise allora s che avresti avuto ragione di lamentarti.
Jacopo rise con lei e un attimo dopo la prese per mano. Insieme raggiunsero piazza dei Beccai, dove venivano vendute le capre e i becchi. Una piazza ampia, di nuovo illuminata dal sole e piena di quellodore di bestia che nelle giornate pi calde a volte diventava insopportabile.
Guarda che cosa ho fatto disse alla madre.
Dalla camicia tir fuori un foglio di carta piegato in quattro. Appena lei lo apr, rimase a bocca aperta. Con una matita rossa Jacopo aveva disegnato una Madonna con un bambino in braccio. Lespressione era dolce e i tratti del viso cos ben delineati che le parve quasi fosse viva. Il bambino sorrideva, contento, e tendeva le manine verso qualcosa che non si vedeva.
Gli stanno portando un regalo disse Jacopo. Quei Ges bambino che ho visto nelle chiese a volte hanno una faccia triste o pensierosa. Ma non  mica giusto. I bambini che vedo per la strada sono pi contenti.
La madre, che ancora stava ammirando il disegno, lo guard stupita. Poi riflett: suo figlio aveva ragione, e gli sorrise. Quel ragazzo aveva stoffa.
Ti piace proprio disegnare, vero?
S, mi piace pi di ogni altra cosa al mondo. Ma il babbo non vuole che io disegni. Non mi capisce, pensa che sia solo una perdita di tempo. Forse lo  anche aggiunse pensieroso, per quando vedo quegli affreschi nelle chiese o quei quadri cos pieni di colori e di figure, io mi ci immergo dentro. Vorrei essere io a dipingerli.
Tutta la gioia sembrava essere scomparsa dal viso di Jacopo. Prov quindi a riprendere il disegno dalle mani di sua madre, ma lei scosse la testa e se lo mise nella tasca del grembiule.
Sai che cosa penso, Jacopo? Che i sogni debbano essere inseguiti. Tuo padre sognava di diventare il pi bravo dei lanaioli di Pistoia e lavorando sodo c arrivato. Poi voleva diventare ricco, e ci sta quasi riuscendo. Tu vuoi fare il pittore, non  vero?
Il volto di Jacopo si illumin.
S, mamma, credo che questa sia la strada della mia vita.
Va bene, vedr quello che posso fare. Stasera ne parler con tuo padre.
Dopo la pioggia, il sole calante aveva colorato le poche nuvole rimaste, di giallo prima e di rosso poi, come fossero macchie. Ma non per Jacopo. Seduto su una sponda del fiume Ombrone, le guardava mutare di forma, come se Dio stesso fosse un pittore. Ammir anche il variare dei colori del cielo, che pass dal celeste chiaro fino a un azzurro pi intenso, per poi diventare blu e viola scuro, con le prime stelle che gi apparivano. Splendevano come punti dargento e di oro, e sarebbe stato magnifico prendere una scala, salire in alto e mettersi a lucidarle perch brillassero ancora di pi. Da lontano vedeva altre luci pi deboli, lampade a olio, come quella che immaginava fosse poggiata sulla tavola di casa sua, con sua madre e suo padre che discutevano del suo futuro. Lattesa gli divenne troppo pesante e sincammin verso casa.
Jacopo  un ragazzo dotato, Guido azzard la donna, guarda che cosa ha dipinto.
Ah lui le strapp quasi il disegno dalle mani, allora  con queste cose che perde il suo tempo. Invece di lavorare, se ne sta a dipingere queste sciocchezze. Nemmeno fosse il figlio di un conte o di un principe. Magari vuole anche mettersi a scrivere poesie!
Guido da Pistoia! Sua moglie alz la voce. Sei pi cocciuto e ignorante di una capra. Pensi solo allerba che ti piace brucare e non riesci a vedere altro, sempre con lo sguardo piantato per terra. Alza la testa e vedrai che esiste dellaltro oltre alla lana e alla seta.
La donna vide il marito diventare rosso come uno di quei frutti piccanti che cominciavano a girare per i mercati. Peperoni, li chiamavano, e pare venissero addirittura da una terra al di l di un mare immenso. Se ne masticavi un pezzettino, ti bruciava la gola come se vi avessi infilato dentro un tizzone ardente.
Donna! esclam il marito, dopo essersi riavuto dalla sorpresa. Come osi parlarmi in questo modo?
Oso insistette lei perch Jacopo se lo merita. Non  un ragazzo come gli altri, ha passione, intelligenza e disponibilit. Ma costringerlo a lavorare per te sarebbe come chiedere a un cavallo da torneo di mettersi alla ruota della macina. Che funziona meglio con un robusto mulo.
Intendi dire che io sono un mulo mentre lui  un cavallo?
Se lo dici tu. Rita si mise una mano davanti alla bocca per non farsi vedere ridacchiare.
Quando serve Guido batt il pugno sul tavolo anche il cavallo, cos come il mulo, deve mettersi il basto per portare le ceste al mercato. Una da una parte e una dallaltra, con il peso ben bilanciato.
Il tuo peso  invece ben bilanciato nella pancia.
Luomo si tocc il buzzo che spingeva in fuori la stoffa del camicione, tesa come una palla.
Tutta salute, perch chi mangia bene a proposito, perch Jacopo non ha cenato con noi? Si  perso il pasticcio e quelle ottime focaccine al formaggio. Che sciocco, non diventer mai grasso come suo padre.
 andato al fiume, sapeva che avrei parlato con te del suo futuro e ha preferito non esserci.
Ora vado a letto e da domani non voglio pi sentir parlare di queste sciocchezze. O lavora per me o lo mando a imparare il mestiere di conciapelli. In mezzo a quella puzza di piscio non fare quella faccia, senza quello i colori non si attaccherebbero alla pelle degli animali. Comunque, nel giro di pochi giorni il suo nasino delicato non resisterebbe, e tornerebbe strisciando a pregare il suo babbo di farlo lavorare con la bella lana bianca.
La discussione era finita e la madre di Jacopo vide il marito andare a dormire. Da brava moglie lo avrebbe seguito di l a poco, ma tutti i suoi pensieri erano ora rivolti a suo figlio. Non sapeva proprio come glielo avrebbe detto. Il cuore le doleva, ma non cera pi niente da fare. Sospir pensando che prima o poi il ragazzo avrebbe compreso e si sarebbe rassegnato.
Dietro la porta che divideva la cantina dalla stanza da pranzo, senza farsi vedere n sentire, Jacopo aveva ascoltato quasi tutto. Si morse le labbra per non piangere per la delusione e per la rabbia. Sua madre aveva fatto un tentativo, ma suo padre era peggio di un mulo e di una capra messi insieme. Quindi quello sarebbe stato il suo destino. Lavorare la lana o immergere le mani nelle tinozze a colorare le pelli, nella puzza peggiore che gli fosse mai giunta alle narici. Si dette dei pugni sulla testa e scese gi in cantina, senza fare rumore.
Accesa una candela, alz una pezza di stoffa sotto la quale una forma di formaggio era stata messa a stagionare. Una mosca morta, rimasta probabilmente intrappolata dal telo, giaceva sul bianco profumato del formaggio. Si mise a osservarla: poveretta. Era arrivata a un passo dallassaggiare il formaggio quando qualcuno laveva ricoperta, senza guardare, e lei era morta, sdraiata su quella che pensava sarebbe stata la fonte della sua felicit. Con un pizzicotto la lanci via e stava per tagliare una fetta di cacio profumato, quando ferm il coltello a mezzaria e cominci a ondeggiarlo. Lo punt verso langolo pi buio della cantina, quasi vi si nascondesse un nemico immaginario.
Non mi far intrappolare come quella mosca disse a bassa voce. Non far mai il lanaiolo e nemmeno il conciatore. Io far il pittore, a costo di rimetterci la vita.
Lanci quindi il coltello contro la porta con tutta la forza che aveva in corpo, e quello si conficc nel legno con un rumore secco. La lama vibr e lui vibr insieme a lei: e in quel momento prese la decisione che gli avrebbe cambiato la vita per sempre.

2.

Quella stessa notte, se qualcuno fosse rimasto sveglio alla finestra, avrebbe potuto vedere lombra di un ragazzo, con una grossa bisaccia sulle spalle, attraversare silenzioso le strade della citt. Alla porta meridionale, le guardie sonnecchiavano e Jacopo pass furtivo in mezzo a loro. Davanti ai suoi occhi si distendeva la campagna, e lui guard lorizzonte, con le ombre pi scure, le stelle in cielo e una luna che stava crescendo. Come lui, che da quella notte sarebbe diventato grande.
Non riusc nemmeno a tenere il conto dei giorni, che poi diventarono settimane. Sapeva soltanto che doveva tenere il sole sempre alla sua sinistra la mattina e alla destra la sera. Cos sarebbe andato verso Roma, la citt del papa. Dove si diceva albergassero i pi bravi pittori al mondo. Se avesse avuto fortuna, tanta fortuna, forse sarebbe diventato come uno di loro.
Pat il freddo e lumidit della notte, dormendo allaperto o in qualche granaio. Ebbe paura quando da lontano sentiva lululare dei cani o forse dei lupi. Ebbe fame e sete, quando, nel giro di una decina di giorni, ebbe finito le provviste che si era portato dietro. Con il sacco pi leggero camminava pi spedito, ma lo stomaco brontolava. E anche quello che riusciva a rubare nei campi non era sufficiente a calmargli il languore. Si tenne alla larga da Siena, per paura delle guardie, e guar invece i piedi piagati nella grande vasca di Bagno Vignoni, le cui acque, che si dicevano miracolose e benedette da Santa Caterina, puzzavano per di zolfo, come provenissero dallinferno. Nellintento di lavarsi, rischi di affogare nel lago di Bolsena, e a salvarlo fu un oste che aveva una trattoria proprio l sulle sponde. Questi lo prese a benvolere e gli prepar il pesce pi buono che avesse mai mangiato. E anche il pi brutto, con il muso che gli ricordava quello di una papera.
Si chiama luccio gli disse e ha una fila di denti cos duri e forti e fatti a uncino, che se gli mettessi una mano in bocca te la potrebbe staccare. Per ha la carne migliore di tutti, e sai perch?
Jacopo scosse la testa e riprese a mangiare il luccio con le mani, leccandosi le dita.
Perch  grosso e mangia gli altri pesci aggiunse con unaria misteriosa. Ricordalo, figliolo, quando arriverai a Roma. Diventa grande alla svelta se non vuoi essere mangiato.
Quando gi pensava che nel giro di qualche giorno sarebbe giunto nella citt eterna, si trov a dover attraversare delle paludi. Per due notti non riusc a chiudere occhio tra il gracidare delle rane e il ronzio delle zanzare, che lo punsero fino a fargli diventare le braccia e le gambe rosse. Gli venne la febbre e si nascose in un fienile. Per sfamarsi, di notte contese susine e pesche marce a dei maiali, e fu un errore che avrebbe potuto costargli anche la vita. Gi febbricitante, fu colpito da una terribile diarrea che gli lev ogni forza. La sua salvezza fu un albero di limoni.
Il limone gli ripeteva sempre sua madre,  la pianta della Madonna, perch come una mamma, ti d i suoi frutti per tutto lanno. Mangiane sempre, perch fa bene alla testa, alla pancia e ai piedi.
I piedi seguitarono a fargli male, ma la febbre gli pass, cos come la terribile sensazione di doverla fare continuamente.
In quei brutti momenti aveva pensato spesso a sua madre, a come lo avrebbe potuto aiutare. Aveva anche provato una terribile nostalgia di casa. Ma quando gli passava davanti agli occhi la figura di suo padre che gli urlava di andare a prendere sacchi di lana e di cardarla, la malinconia se ne andava di corsa.
Con una punta di vergogna, si trov a rubacchiare quel che poteva. Un po di latte, mezza forma di formaggio, pane secco e tanta frutta che raccoglieva dagli alberi. Per lacqua non cerano problemi: a mano a mano che si avvicinava a Roma trov sempre pi fontane e pozzi cui abbeverarsi. Scendendo da un altopiano dove le cicale di giorno e i grilli di notte facevano un baccano esagerato, si un a un gruppo di persone che come lui andavano verso Roma. Nessuno tuttavia sapeva esattamente quando fossero riusciti ad arrivarci. Alcuni pellegrini portavano bastoni ricurvi, altri si fermavano ogni tanto e si davano delle frustate con uno strano arnese fatto di ossicini di animali.
Sono pazzi? chiese a un compagno di viaggio.
No, almeno non credo. Li ho gi visti. Si chiamano flagellanti e si puniscono per i peccati del mondo.
Lui non aveva commesso alcun peccato, ma se suo padre lo avesse beccato, probabilmente avrebbe chiesto in prestito uno di quegli strani aggeggi e lo avrebbe rincorso fino a Roma.
Le case cominciarono a farsi pi grandi e le taverne pi numerose. Un passo dopo laltro Jacopo si ferm quando vide i suoi piedi poggiarsi su un lastrone di marmo, anzich sulle solite strade di sassi o di terra. Era un ponte enorme, bianco come il latte di capra, e cos largo che vi avrebbero potuto costruire sopra una chiesa.
Non attraversarlo gli disse un frate con il quale aveva condiviso un tratto di viaggio ma segui il corso del fiume. Fino a quando vedrai alla tua destra un gigantesco Castello, detto del Santo Angelo. L sarai arrivato, qualunque cosa tu stia cercando.
Una frase misteriosa, ma cos fece Jacopo, dimenticandosi pure della fame. E quando vide quel castello, qualcosa dentro di lui gli disse che s, finalmente era giunto a destinazione.
L si sarebbe compiuto il suo destino.
Ma per affrontarlo e trovare la sua fortuna, ora avrebbe dovuto veramente cercare qualcosa da mangiare. Senza pi rubare. Apr la bisaccia, e tra un paio di braghe di ricambio, un mantello e due camicie, controll se ci fossero sempre le sanguigne e qualche foglio, e li tir fuori.
Avrebbe dipinto scorci del Castello o qualche Madonna, come quella rimasta in mano a sua madre. Se fosse stato fortunato, magari qualche buona signora lo avrebbe pagato per i suoi disegni. Gironzol tra i vicoli fino a che non vide una specie di camminamento che correva lungo le mura di quel castello inespugnabile e decise di seguirlo per vedere dove finiva. Di donne ce nerano poche, se non alcune con vestiti sgargianti e labbra pitturate di rosso. Si trovavano anche a Pistoia, signore proprio simili a quelle.
Stai alla larga da loro gli aveva sempre ripetuto sua madre.
Purtroppo non era mai riuscito a farsene spiegare la ragione.
Lo capirai quando sarai un uomo gli ripeteva.
Ormai lo stava diventando, quindi di l a poco lo avrebbe capito. Invece cerano tanti preti, monaci e frati. Li riconosceva dagli abiti, ma anche dalle loro abitudini, come gli aveva fatto notare sua madre, sempre prodiga di notizie e di consigli. Non come suo padre, capace solo di gridare.
I preti vanno in gruppo, i frati a due a due e i monaci sono sempre da soli.
Tutti per si dirigevano verso un unico punto, come fanno gli orsi con il miele. O forse erano le api con gli alveari. In quel momento tutta quella confusione lo rendeva ancora pi stordito. Gir langolo, da cui sentiva provenire un gran chiasso, e per poco non cadde per terra dalla meraviglia.

3.

Sembrava una scena infernale, con la differenza che il colore predominante non erano il rosso e il nero, tipico di tante pitture dove dominavano i diavoli e il fuoco eterno, ma il bianco. Un bianco accecante, che rifletteva i raggi del sole ed emanava un calore soffocante. Uno strano inferno. Ogni tanto si udivano delle grida e in certe occasioni nuvole di polvere bianca si levavano al cielo. Centinaia di uomini, tra scalpellini, falegnami e operai di ogni genere si davano da fare. Come insetti brulicanti in un gigantesco formicaio.
Passati i primi momenti di stupore Jacopo si mise a sedere allombra di un muraglione, e dalla sacca tir fuori qualche foglio e una matita, con la quale si gratt la testa. Tutta quella confusione non lo aiutava a trovare la concentrazione giusta per disegnare madonne con bambino o altre scene sacre. Decise allora di mettere su carta quello che vedeva: una bolgia di persone e di pietre. Pass poi le dita sul colore, per dare lidea delle nuvolaglie di polvere che si alzavano da terra. Concentrato comera, non si accorse di un uomo che gli si era messo di fronte.
Non  questo il tuo posto, ragazzo gli disse, i pittori sono stati gi tutti chiamati nella Cappella.
Jacopo sgran gli occhi, orgoglioso di essere stato chiamato pittore per la prima volta in vita sua.
Grazie, signore, dove devo andare?
Luomo gli addit un grande palazzo in mattoni, sovrastato da una possente merlatura. Pi che una cappella sembrava un altro castello. Con il naso allins e il foglio in mano si diresse verso la direzione indicatagli. Giunto davanti allentrata il palazzo gli si mostr ancora pi imponente, alto forse come una casa di dieci piani. A Pistoia lavrebbero chiamata basilica, altro che cappella.
Il portone era aperto e timidamente lo attravers. E di nuovo rimase a bocca aperta: la chiesa era attraversata da impalcature di legno alte fino al soffitto e un sacco di gente saliva e scendeva le scale, portando vasi pieni di polveri colorate, acqua e calce.
E tu chi sei?
Jacopo si gir, ma non vide nessuno, n davanti n alle proprie spalle.
Allora disse ancora la voce, sei muto? Non voglio estranei qui dentro.
Alzati gli occhi, fra le scale e le travi Jacopo not un uomo con la barba nera e un fiero sguardo nel volto, anche se pieno di macchie di vernice di tutti i colori.
Jacopo da Pistoia, signore rispose con un sorriso.
Non ho chiamato nessuno da Pistoia, da Pisa o da Firenze o dalla Toscana tutta. Perci vattene, o ti faccio buttare fuori.
Chiunque fosse quelluomo, si mostrava arrogante e antipatico, e in qualche modo gli ricord suo padre. Non aveva fatto tutta quella strada per farsi trattare allo stesso modo. Pertanto, distinto, gli rispose per le rime.
La Chiesa  di tutti i servi di Dio e io non ho fatto niente di male.
Senza dire una parola, luomo scese da una scala. Nonostante fosse sporco di calce e di vernice, era vestito in modo elegante. Pantaloni a sbuffo di velluto e una camicia bianca. Non che se ne intendesse troppo, ma con tutte le stoffe che aveva visto, si era fatto una certa esperienza. Quello si piazz a gambe larghe davanti a lui, con le braccia incrociate.
Bene, Jacopo da Pistoia, vedo che hai la lingua lunga. Vediamo se hai cos anche le gambe, perch se non te ne vai di corsa, ti prender a calci nel sedere.
Qualcuno apparve dietro quella figura maestosa, con un ghigno ironico stampato in faccia. Cera poco da fare, in quel luogo non era davvero il benvenuto. Un po impacciato Jacopo fece qualche passo indietro, pronto a filarsela. Cera un proverbio, dalle sue parti, che diceva che era meglio aver paura che buscarne. Stava per girarsi quando inciamp in una trave per terra e ruzzol. Tutti si misero a ridere e lui avvamp, tra la rabbia e la vergogna. Stava per raccogliere il foglio che gli era caduto dalle mani, quando luomo con la barba nera gli mise un piede sopra.
Fermo! gli ordin.
Si chin quindi per terra e raccolse il disegno. Lo osserv con attenzione e alla fine gli punt il dito contro.
Dove lo hai rubato?
Potevano cacciarlo dalla chiesa, anche assestargli una pedata nel sedere, ma nessuno poteva dargli del ladro. Strinse ambedue i pugni.
Non lho rubato! Non sono un ladro, io.
Ah, no? E diciamo allora che qualcuno te lo ha dato senza saperlo!
Strizzando un occhio, si gir verso gli altri, che risero ancora.
Non credo proprio che tu lo abbia comprato, dai lidea di essere piuttosto un morto di fame.
Infatti, non lho n rubato n comprato: lho fatto io!
Aveva gridato con tutto il fiato che aveva in corpo. E con una violenza tale che nella chiesa cadde il silenzio. Gli occhi di tutti si rivolsero verso luomo che aveva interrogato il ragazzo. Chi lo conosceva sapeva che di l a poco sarebbe esplosa la sua collera. Nessuno fiatava, mentre luomo continuava a guardare un po quel ragazzo e un po quel disegno che aveva in mano.
Se sei stato davvero tu, non dovresti avere difficolt a rifarne uno simile.  la tua ultima occasione. Sei ancora in tempo per andartene con le tue gambe. Se per accetti la scommessa e non ne sarai capace, chiamer le guardie e ti far arrestare come ladro. E qui a Roma aggiunse minaccioso ai ladri vengono tagliate le mani.
Ci sto rispose Jacopo senza esitazioni. Che cosa volete che disegni?
Laltro fece un ampio gesto con la mano.
Quello che vedi qui. Ma sbrigati, non ho tempo da perdere. E voialtri disse rivolto a quelli che gli stavano intorno tornate a lavorare. So badare a un ragazzo anche senza il vostro aiuto.
Presi la sanguigna e un foglio bianco, Jacopo si accorse che la mano gli tremava. Cerc di calmarsi facendo lunghi e lenti respiri, ma quella benedetta mano sembrava non volergli obbedire.
Allora? gli intim luomo. Te ne vai o devo chiamare i soldati del papa?
No rispose Jacopo, ce la far.
Appoggi il foglio su un tavolo ingombro di carte e afferr la destra con la mano sinistra, per cercare di tenerla ferma. Lombra di quelluomo lo sovrastava. Sentiva il suo respiro dietro le spalle. Era chiaro che faceva di tutto per metterlo in difficolt. Un po alla volta, sudando per lo sforzo, la mano sinistra guid la destra, prima con fermezza poi sempre pi dolcemente, fino a che, raggiunta la calma, il disegno cominci a delinearsi. Le travi di legno e le scale, collocate allinterno della chiesa, sembravano un labirinto uscito dalla fantasia di un pazzo, ma per Jacopo avevano una loro armonia. E in mezzo a quelle schizz alcuni volti: qualcuno con gli occhi intenti al proprio lavoro, altri che lo fissavano da lontano. Da uno fu colpito in particolare: sembrava uno di quegli angeli misteriosi della chiesa di San Zeno dovera stato battezzato. Con la carnagione bianca come il marmo.
Non seppe quanto tempo fosse trascorso, ma a un certo punto, prima ancora di finire il disegno, se lo vide strappare dal tavolo. Una mano gli si pos sulla spalla.
Dove hai imparato a disegnare in questo modo?
Non lo so. Mi  sempre piaciuto farlo.
Sei gi a bottega?
Jacopo pieg la testa, guardandolo stupito. Non aveva capito che cosa intendesse.
Vuol dire se sei gi stato presso lo studio di qualche maestro pittore qui a Roma per imparare il mestiere.
No, signore.
Le gambe iniziarono a tremargli. Ma non doveva farsi illusioni.
Bene, allora. Da questo momento ti prendo come apprendista. Dovrai essere qui tutti i giorni, dalle otto di mattina fino a quando non va via la luce. Il mio capomastro ti dir quali saranno i tuoi compiti. Dovrai imparare molte cose, ma hai stoffa ragazzo, di questo sono sicuro.
Il cuore di Jacopo batteva allimpazzata. Allora era vero, avrebbe imparato il mestiere di pittore. Farfugli un ringraziamento e promise che sarebbe stato puntuale e che non avrebbe avuto di che lamentarsi.
Aspetta ad accettare, per la miseria. Dormirai con gli altri apprendisti, se non hai una casa, visto che vieni dalla Toscana e che non mi sembri figlio n di nobile n di cardinale. Ti dar cinque soldi alla settimana, di pi non posso, ma qui avrai anche da mangiare.
S, signore. Grazie, signore. Accetto, signore.
Quello alz le spalle e risal le scale, sbraitando contro un tizio che aveva fatto rovesciare del colore. Jacopo era ancora confuso, quando fu avvicinato da un giovane alto, secco come unacciuga e con i capelli rossi come una carota.
Sono Giovanni del Pesce, il capo apprendista. Benvenuto, Jacopo. Se ci fossero meno capre pioverebbe di pi.
La pacca sulle spalle che gli dette per poco non lo mand a gambe allaria. Magro come un chiodo, s, ma con una forza inaspettata. Jacopo non aveva capito lultima frase, ma non ci fece caso, forse era un proverbio che si usava a Roma.
Stasera al tramonto fatti trovare qui. Andiamo a mangiare tutti insieme allOca Grassa e poi a dormire, a meno di non essere troppo ubriachi per trovare la strada di casa. Non  cos ogni giorno, ma oggi festeggiamo i cento giorni dallinizio dellopera. Ma perch fai quella faccia?
Scusami, Giovanni, ma il fatto  che non so di quale opera stiate parlando, e nemmeno conosco il nome di quel signore che mi ha assunto come apprendista.
Prima Giovanni lo guard come se avesse visto un asino volare, poi scoppi in una risata fragorosa.
Ehi! Lo sapete? grid mettendo la mano a vela a lato della bocca. Il ragazzo non sa n dove siamo n chi sia il nostro maestro.
Scoppi il finimondo e la risata generale fece tremare la volta della chiesa, almeno fino a quando una voce, pi forte delle altre, non url di fare silenzio.
Usciamo sussurr Giovanni, trattenendo il riso.
Una volta allaperto gli mise una mano sulla spalla. Jacopo era quasi scocciato, ma anche incuriosito.
Il lavoro che facciamo qui  il pi importante di tutta la cristianit. Questa chiesa  destinata a essere la cappella privata dei papi e dei cardinali e quindi la puoi considerare come lombelico del mondo. Noi siamo stati incaricati di dipingere la grande parete e di ritoccare i colori delle pitture sul soffitto che risalgono a ventanni fa continu con un certo sussiego e aiutiamo in questo lavoro niente meno che il maestro pittore pi importante al mondo. Luomo che parla a tu per tu con il papa e che qualche volta, con il suo carattere, gli fa anche vedere i sorci verdi.
E questa persona ?
Giovanni del Pesce si erse in tutta la sua statura, prima di pronunciarne il nome.
Parlo del maestro Michelangelo Buonarroti.  con lui che hai avuto lonore di parlare.
La gola di Jacopo, gi arsa per la polvere, si secc di botto. Aveva sentito parlare di Michelangelo, come del pi grande genio pittorico al mondo, insieme a tale Leonardo, toscano come lui, ma di un borgo vicino, Vinci. E proprio Michelangelo Buonarroti gli aveva parlato, aveva ammirato il suo disegno e grazie a quello lo aveva preso come apprendista. Se era un sogno, non avrebbe voluto svegliarsi mai pi. Forse per lo era, perch in quel momento le gambe gli si afflosciarono e la mente vacill, fino a quando tutto si perse nel buio.

4.

La troppa emozione non concilia il sonno e quella notte Jacopo, nonostante la stanchezza, non riusc a chiudere occhio. Eppure era la prima, dopo molte notti, che dormiva in un vero letto. Insomma, non proprio un letto come quello che aveva a Pistoia, con un materasso morbido, zeppo di lana, ovviamente, che a casa sua non mancava. Quello che Giovanni del Pesce gli aveva indicato era poco pi di un pagliericcio, accostato vicino a un abbaino, nella stanza allultimo piano di un vecchio palazzo a Borgo Vecchio, a poche centinaia di metri dalla Cappella Capitolina, che gi in molti avevano ribattezzato Sistina. Quel secondo nome, gli avevano spiegato, derivava da papa Sisto IV.
Un uomo terribile gli aveva raccontato a cena Giovanni, che forse era anche un po ubriaco. Tutta Roma ha goduto quando  morto. Pensa che gli hanno perfino dedicato una poesia che diceva: Sisto, sei morto alfine, e contro Dio scendi nel cupo inferno. Terribile, non credi? Accidenti ai venditori di scatole vuote!
Scatole? Quali scatole?
Devi sapere che quando mi emoziono a volte dico frasi senza senso, non so, mi vengono naturali.
Jacopo non aveva replicato, ma nella quiete e nel buio della notte, quella frase sul papa continuava a riecheggiargli nelle orecchie. Aveva sempre pensato al vicario di Cristo come a una persona buona e caritatevole, ma evidentemente le cose stavano in modo diverso. Tutto era differente rispetto a casa sua. Soprattutto lui si sentiva un altro: era come se in un paio di settimane quel viaggio lo avesse reso dimprovviso pi grande e responsabile. Comunque si sentiva felice, e anche molto fortunato ad aver gi trovato un lavoro. La fortuna, quella che ti spariglia sempre le carte, nel bene e nel male, questa volta lo aveva davvero aiutato.
Stava sorgendo lalba e sopra il letto cominci a filtrare una luce fioca. Jacopo si alz silenzioso, per non svegliare gli altri apprendisti, e si affacci alla finestra dellabbaino. Guard il cielo e vide solitaria la prima stella del mattino, che di l a poco sarebbe scomparsa.
Aveva appreso i moti delle stelle intorno alla Terra, non solo a leggere e a fare di conto, e sapeva che quella non era una vera stella, ma il pianeta Venere. E nel pensare alla dea dellAmore gli venne in mente sua madre, e prov una nostalgia prepotente, mai sentita, nemmeno durante il lungo viaggio. Appena possibile le avrebbe scritto, rassicurandola sulla sua salute e raccontandole della sua meravigliosa avventura. Che suo padre di sicuro non avrebbe mai approvato, anzi si sarebbe arrabbiato ancora di pi. Ma tanto lui non sapeva leggere e sua madre gli avrebbe inventato qualche storia diversa: che magari si era pentito, che aveva trovato lavoro presso un lanaiolo per imparare meglio il mestiere e che un giorno gli avrebbe chiesto perdono. Cos, per tenerlo tranquillo.
Tornato al giaciglio sent che forse, finalmente, il sonno avrebbe vinto lemozione, ma proprio in quel momento ud gridare Giovanni.
Sveglia, pigroni!  lora di alzarsi! C da pulire la casa.
La scopa in mano, Jacopo si dette da fare, anche se gli occhi gli si chiudevano. Dopo aver rassettato la casa alla meglio, Giovanni in testa, gli altri dietro, e per ultimo Jacopo, uscirono in gruppo e passarono per largine del Tevere. Dalle barche alla fonda, i pescatori gridavano come esaltati le qualit del pescato; attraversarono quindi un mercato coloratissimo dove a uno Jacopo affamato e assonnato lodore del pane appena sfornato sembr il profumo del paradiso. Arrivati finalmente nella Cappella, Giovanni ordin a tutti di levarsi il berretto.
Prima la preghiera disse sottovoce poi il lavoro. Questa  la regola. Dimmi un po, tu sei stato battezzato?
Certo, come chiunque.
Non come chiunque: io, per esempio, sono ebreo e non sono battezzato. Per la messa lascolto lo stesso, anche se il sabato sono esentato dal lavoro, come prescrive la mia religione. E grazie al maestro Michelangelo che sostiene che tutti gli uomini sono uguali di fronte a Dio. E a Lui, che sta nei cieli, non interessa di quale religione tu sia, perch ci considera tutti suoi figlioli.
Jacopo annu, anche se non era del tutto convinto. Il prete che lo aveva aiutato a studiare lo aveva ammonito di stare alla larga da ebrei e musulmani, che diceva essere pi pericolosi di una muta di cani arrabbiati. Questi ti potevano mordere il corpo, ma quelli ti corrompevano lanima e finivi allinferno. Tuttavia non replic, anche perch Giovanni gli stava simpatico e non gli sembrava certo un corruttore di anime. E anche se era rosso di capelli e si diceva che quella fosse una caratteristica di chi fosse stato in combutta con il fuoco infernale.
Finita la preghiera, Giovanni lo chiam in disparte e gli affid il suo primo incarico.
In quellangolo ci sono quattro anfore. Fuori dalla Cappella, sulla destra troverai una fonte. Le devi riempire tutte e portarle qui. Quando qualcuno avr sete e ti chiamer, tu gli porterai un mestolo pieno dacqua.  chiaro?
S, ma quando potr iniziare a dipingere?
Giovanni gli si avvicin fino a quando i loro nasi quasi si toccarono.
Quando un cane partorir un gatto gli disse come se gli stesse rivelando un mistero o quando il formaggio camminer da solo. E ora sbrigati, tra poco arriver il maestro.
Unaltra delle sue frasi senza senso, alle quali forse avrebbe dovuto abituarsi, a meno che non lo stesse prendendo in giro.
I giorni seguenti furono i pi lunghi della vita di Jacopo. Ore e ore di fila ad andare a prendere lacqua dalla fonte alla Cappella, e a correre a portarla a tutti quelli che in continuazione gliela richiedevano. Al punto che pens che lo facessero apposta a tormentarlo, visto che era lultimo arrivato. Quando per incontrava il maestro Michelangelo, nonostante la stanchezza, si rizzava sulla spalle e sfoderava il suo miglior sorriso.
Bravo ragazzo gli aveva detto una volta.
Quelle due parole erano state fino a quel momento il massimo della soddisfazione.
La mattina del sesto giorno nel cantiere allinterno della Cappella not un insolito fermento. Si trattava di portare fino in cima al soffitto delle pesanti assi di legno, in modo che il maestro potesse dipingerlo da sdraiato, cos da evitare di stare tutto il giorno con il collo rovesciato. Una carrucola stava innalzando lultima asse, quando il nodo che la teneva alla corda si sciolse allimprovviso. Lasse cadde sullimpalcatura di legno e vi sbatt contro pi volte. Pi precipitava, pi aumentava la sua potenza distruttiva, fino a quando prima di cadere al suolo fin contro unaltra asse che reggeva una parte della struttura.
Tutto accadde in pochi istanti: un rumore sinistro e limpalcatura cominci a inclinarsi. Qualcuno grid, ma era troppo tardi, e una torre di legno alta pi di trenta braccia rovin a terra, trascinandosi dietro le persone che cercavano disperatamente qualche appiglio. Ci fu un fuggi fuggi generale: chi scapp fuori dalla porta e chi si butt sotto un tavolo. Quando la nuvola di polvere si sollev, Jacopo fu il primo tra i giovani ad avvicinarsi alla catasta di legna, sotto la quale giungevano dei deboli lamenti. Senza preoccuparsi di altri crolli o dei grossi chiodi appuntiti, che fuoriuscivano dalle assi, cominci ad alzarle e a spostarle. Da sotto le macerie vide spuntare una mano.
Aiutatemi grid, qui c qualcuno.
Uno dei suoi compagni mosse un passo in avanti, ma una trave cedette sotto il suo peso e lui si allontan spaventato, facendosi il segno della croce. Un pezzo della struttura pendeva sinistro proprio sopra di lui. Sarebbe bastato poco perch gli precipitasse addosso e seppellisse anche del tutto il corpo cui apparteneva la mano. Alle spalle di Jacopo, un braccio robusto spunt dal nulla e sollev una catasta di legna senza alcuno sforzo apparente.
Tu stringigli la mano, e se si lamenta, avvisami. Pu essere rimasto incastrato e se tiro via tutto, potrei spezzargli una gamba, sempre che non si sia gi rotto losso del collo.
A parlare era stato il maestro Michelangelo, lunico a venire in soccorso dei feriti. Gli altri se ne stavano inebetiti e impauriti a guardare la scena.
Non serve a nulla farsi il segno della croce se poi non si aiuta il prossimo, razza di imbecilli!
Il suo fu pi un ruggito che un grido, ma riusc nellintento. Uno dopo laltro gli apprendisti si avvicinarono e cominciarono a tirare fuori i compagni rimasti sotto la catasta di travi. La mano che Jacopo aveva stretto era proprio quella di Giovanni, che era riuscito a rimettersi in piedi, con graffi dappertutto e zoppicando da una gamba. Poco dopo la struttura pericolante croll sulle macerie, ma ormai tutti erano stati tratti in salvo.
Grazie per avermi aiutato, Jacopo disse Giovanni. Senza di te sarei ancora l sotto e questa volta non mi avrebbe potuto aiutare nemmeno il Padreterno. Mi hai fatto passare le mutande dalla testa.
Se non avesse gi saputo che quando era emozionato diceva frasi senza n capo n coda, avrebbe pensato che aveva preso un brutto colpo.
Hai detto bene, Giovanni La voce di Michelangelo li sovrast entrambi. Questo ragazzo non ha avuto alcun timore a scavare fra le travi pericolanti, mentre tutti gli altri se la facevano addosso dalla paura. Sar il caso che tu cominci a pensare per lui a qualche incarico pi interessante che non portare lacqua.
Sar fatto, maestro! rispose Giovanni.
E quello chi ?
Il tono di voce di Michelangelo non lasciava dubbi: chiunque fosse quella figura vestita di nero e marrone con un cappuccio in testa, non rientrava tra le visite preferite. Il nuovo arrivato avanz rapidamente e si ferm a guardare naso allins il soffitto della Cappella e quel che rimaneva dellimpalcatura. La sua voce sembrava uscire da una trombetta.
Quanto ci vuole a ricostruire il tutto?
Grazie per esservi informato sulla salute dei miei aiutanti rispose Michelangelo, ironico, piantandogli gli occhi addosso.
Il monaco, o quel che era, non si scompose.
Certo che mi dispiace replic e spero che nessuno sia rimasto ferito. Ma  un bel danno, maestro, ci vorr del tempo e altro denaro per rifare limpalcatura. Chi pagher? Voi sapete che il nostro amato papa ormai non dispone che di poco denaro
Quando si vuole, il denaro si trova. E papa Clemente vuole che la sua Cappella poggi laccento sulla parola sua sia finita nel pi breve tempo possibile. Riferiteglielo e vedrete che trover i mezzi. E se mi vuole venire a parlare di questo, sa dove trovarmi.
Michelangelo volt le spalle al prete e riprese a sbraitare ordini a destra e a sinistra, incurante di quella presenza.
Jacopo era rimasto a bocca aperta. Un uomo che osava dire a muso duro simili parole a un emissario del papa, invece di inginocchiarsi e baciargli i piedi, come si faceva con vescovi e cardinali, doveva proprio essere un tipo eccezionale. Forse pi grande addirittura del papa stesso, visto che lo aveva appena invitato a recarsi nella Cappella, invece di andare lui a trovarlo nella magnificenza dei suoi palazzi. Il monaco scosse la testa, ma prima di girarsi e allontanarsi, a Jacopo parve gli rivolgesse un mesto sguardo.
Chi  quelluomo di Chiesa? sussurr Jacopo a Giovanni.
Labate Biagio da Cesena, uno che  molto vicino al papa.  il suo cerimoniere di corte. Il maestro lo chiama Tantecose perch vuol sempre fare tutto lui.
Che cosa avete voi da chiacchierare? disse loro Michelangelo con un mezzo sorriso. Tornate a lavorare. Avete sentito, quando papa Clemente ordina, occorre obbedire!
Anche quando sorrideva, appariva terribile, e a Jacopo la voce gli si strozz in gola. Dovette faticare non poco per sostenere il suo sguardo e per trovare il modo di parlare.
Io io vi obbedir sempre, maestro.
Furono le prime parole a venirgli in mente, ma subito dopo si pent di averle dette. Che cosa poteva importare a un uomo come lui dellammirazione di un ragazzo, di un semplice portatore dacqua? Quello invece gli mise le sue possenti mani sulle spalle.
E io conto su di te, Jacopo da Pistoia.
Frase che in quel momento gli diede la pi grande soddisfazione della sua vita, e che nel futuro si sarebbe rivelata profetica.

5.

Allinterno del palazzo, Clemente VII avrebbe di l a poco tenuto udienza alla presenza dei pi importanti principi di Roma. Cerano i Colonna e gli Orsini, nemici giurati, ma di fronte al papa dovevano mostrarsi in pace. Avevano dovuto abbandonare stocchi, pugnali e spade in mano ai soldati del papa, nellanticamera della sala delle udienze. Cerano i potenti Caetani, caduti in disgrazia qualche decennio prima, ma che poi erano riusciti a recuperare i loro possedimenti e le loro ricchezze. E gli Altieri, che primeggiavano in nobilt, sostenendo che la loro famiglia aveva addirittura avuto origine da Romolo, primo re di Roma.
Al loro arrivo Biagio da Cesena li aveva ossequiati tutti, in uguale misura, ma si era personalmente assicurato che non portassero armi. Degli ultimi sei papi, ben quattro erano morti assassinati. Grazie alle sue spie, Biagio aveva gi sventato due attentati alla vita di papa Clemente. I colpevoli erano stati impiccati e squartati da quattro cavalli, di fronte al popolo di Roma, come esempio. Il papa lo aveva ripagato di tanta fedelt e capacit nominandolo cerimoniere di corte. Ma negli ultimi tempi il papa appariva cambiato e spesso lo rimproverava. Biagio non avrebbe permesso a nessuno di insidiare la sua posizione, nemmeno a lui. A meno di non prendere il suo posto.
Preceduto da quattro valletti, Clemente VII fece il suo ingresso nella sala. Saliti tre gradini, per poter guardare dallalto in basso quei nobili arroganti, si sedette sul morbido velluto rosso del suo trono dorato. Lasci che ciascun principe si avvicinasse e gli baciasse lanello. Finita la cerimonia, si rivolse a Biagio da Cesena
Allora, come procedono le donazioni per completare gli affreschi nella Cappella Capitolina?
Non troppo bene, Santit Biagio si freg le mani pi volte, purtroppo alle promesse non sono seguiti i fatti e questi onorabili principi sono tutti in ritardo nei pagamenti.
Pagher intervenne Ascanio Colonna quando pagheranno anche gli Orsini, ammesso che la loro parola sia sempre valida.
I Colonna sono soliti accusare gli altri delle colpe che loro stessi hanno commesso rispose Orsini. Noi rispetteremo la parola, sempre che il nobile Altieri continu ammiccando in modo ironico sia cos gentile da restituirmi il denaro prestato.
Il papa stava per intervenire quando il principe Caetani, che superava di un palmo laltezza degli altri, si fece largo tra i suoi pari, confidando nella propria forza fisica.
Santit, i Caetani hanno versato lobolo di San Pietro gi da un mese, nonostante le spese sostenute nella guerra contro i francesi. Questi non sono gentiluomini, ma servi senza dignit!
Colonna e Orsini, una volta tanto alleati, si pararono davanti al Caetani, cercando invano i pugnali nella cintura.
Basta! grid il papa. Sono stanco dei vostri litigi. Il maestro Michelangelo mi tormenta con le sue richieste di denaro, che pare non gli basti mai. Ed  colpa vostra se non riesco a pagarlo.
 un ignorante sentenzi Orsini.
Un poco di buono aggiunse Caetani.
 un miscredente concluse Colonna, mentre Altieri continuava a rimanere in silenzio.
Laccusa di essere un miscredente e quindi incurante dellautorit papale era gravissima e poteva comportare addirittura limpiccagione.
Che cosa intendete? chiese il papa.
Che le sue pitture non glorificano nel modo dovuto la magnificenza del Creato.
Lo accusate di eresia? chiese Biagio da Cesena. Se cos fosse prosegu rivolto al papa dovrebbe essere processato.
Non diciamo sciocchezze tagli corto Clemente VII, il maestro Michelangelo  il pi valido tra i pittori del mondo intero, non solo di Roma. Diciamo che  solo un po bizzarro, ecco, questa  la parola giusta.
Ricordo umilmente a Vostra Santit insistette Biagio che laccusa proviene dal principe Colonna. E se la bizzarria  lanticamera della follia, voglio ricordare anche come pi di uno storico abbia scritto che il romano imperatore Eliogabalo sia caduto per mano di un pazzo.
Veramente io so che cadde in una latrina e vi mor affogato lo corresse il cerimoniere e che il pazzo era lui.
Biagio! lo stuzzic il papa. Non vorrai mica paragonarmi a quello e suggerire che io faccia la stessa fine, vero? Morire dentro la fogna pi puzzolente di Roma!
Alla risata del papa si unirono tutti i principi, dileggiando Biagio per la sciocchezza che aveva detto. Lui chin la testa: non era mai stato cos umiliato in vita sua. In pi davanti ai principi. Questo significava perdere autorit, e quindi potere e denaro. Non era la prima volta che il papa lo aveva messo in condizioni di venire disprezzato e deriso, ma quella sarebbe stata lultima. Fece per uscire, ma il papa lo richiam.
Suvvia, Biagio, non te la prendere. Sei un bravo cerimoniere, ma dovresti ripassare un po la storia di Roma.
Unaltra risata lo sommerse, e questa volta decise di mostrarsi divertito anche lui. Rise e si dette da solo dello sciocco davanti a tutti. Ma finita ludienza, una volta che ebbe raggiunto le sue stanze, dopo essersi assicurato che nessuno lo vedesse, si volt verso il ritratto del papa che troneggiava sopra il camino.
Me la pagherai, Clemente. Biagio da Cesena non  uno stupido n un ignorante. Stai attento: anche un semplice verme pu far marcire il frutto pi buono e succoso. E Biagio non  un verme, ma unaquila, e il suo becco  pi appuntito della punta di lama di uno stiletto!
Sput quindi sul ritratto di Clemente per giurare la sua vendetta, e si avvi verso la Cappella per andare a portare a Michelangelo le monete doro e le pietre preziose consegnategli dai principi. Come suo solito, ne nascose una parte sotto una mattonella del suo studio. Un giorno magari ne avrebbe avuto bisogno, per correre a occupare il trono della Chiesa, magari anche presto, se Dio avesse chiamato in paradiso papa Clemente. Papa pens papa Biagio da Cesena. Suonava bene. Il suo potere gli aveva procurato non pochi nemici, che non aspettavano altro che lui cadesse per poterlo calpestare. Ma il denaro avrebbe reso amici i suoi nemici.

6.

Pi il tempo passava, pi aumentavano le soddisfazioni per Jacopo. Non era pi costretto a portare lacqua, andando avanti e indietro, dentro e fuori dalla Cappella. Il compito, assai pi importante, che gli era stato affidato, era la preparazione e la mescolanza dei colori. Lo avevano affiancato al pi anziano dei collaboratori di Michelangelo, Mastro Saturnino, che sembrava conoscesse tutto. E che aveva iniziato con pazienza a insegnargli i primi rudimenti di quellarte importante. Altro che dipingere con il carboncino, la matita o la sanguigna, quella dei colori s, gli aveva spiegato, era vera arte.
Devi sapere che i colori sono frutto della natura, e quando dico natura non mi riferisco soltanto alle piante o agli animali. Le pietre, Jacopo, sono natura, ed  soprattutto da esse che nascono i colori.
Tutti i colori?
Certo, ma ricordati sempre una cosa fondamentale: in pittura ti basta avere tre colori, e combinandoli tra loro puoi ottenere tutti gli altri. Sono il rosso, il giallo e il blu.
Non aveva mai sentito una cosa simile e ne rimase del tutto affascinato. Immagin tre colori come torrenti dacqua variopinta che scorrevano in cielo, creando paesaggi, figure umane e animali, nelle forme e nelle tinte pi bizzarre. Mucche a strisce rosse e verdi con il muso dargento. Uomini dalla testa blu e dagli occhi gialli come loro. E immagin perfino suo padre, dapprima tutto nero, sul quale veniva rovesciato un secchio di tutti i colori, fino a renderlo splendente. La fantasia galoppava, mentre Jacopo ascoltava tutto quello che gli insegnava Mastro Saturnino.
Questi tre colori sono detti primari e mescolandone due tra loro si ottengono i colori secondari. Dal rosso e dal blu nasce il viola, dal rosso e dal giallo larancione e dal giallo e dal blu il verde.
Dal giallo e dal blu il verde?! esclam Jacopo. Ma questa  magia!
E unendo i colori in quantit diverse, seppe che si ottenevano i colori terziari e tutte le sfumature che si potevano osservare semplicemente contemplando la natura intorno: un gatto, il cielo quando cambia verso sera o quando il mattino si affaccia sui muri delle case.
Un mondo intero gli si apr poi davanti agli occhi quando il maestro Michelangelo, dopo averlo interrogato per sapere se avesse appreso bene i segreti delle mescolanze, gli spieg luso delle forme geometriche.
Ricordati, ragazzo: il quadrato  simbolo della materia e il suo colore naturale  il rosso. Il cerchio invece rappresenta lo spirito, la leggerezza, il dinamismo e i suoi colori sono lazzurro e il blu. Ma non scordare mai limportanza del triangolo, il cui scopo  indurre luomo a pensare e il colore del pensiero non pu essere che il giallo. Tre forme, tre colori: impara questo e diventerai un pittore pi bravo di Leonardo da Vinci e di Raffaello Sanzio, un giovane di Urbino che in questo momento sta dipingendo le stanze private del papa.
E voi li conoscete, maestro?
Io conosco tutti, ma soprattutto tutti conoscono me!
Se non fosse stato cos bravo e non gli avesse dato la possibilit di crescere, Michelangelo gli sarebbe apparso antipatico, e anche presuntuoso. Ma era il pi grande di tutti i pittori del mondo, e Jacopo era sicuro che sotto quella scorza di uomo rude, irascibile e a volte anche chiuso e solitario, si nascondesse una persona buona. Ne aveva parlato anche a Mastro Saturnino.
Che sotto la sua pellaccia si celi un cuore doro, non saprei. Di sicuro ammicc nasconde qualcosa. In tutti questi mesi non  mai andato una sola volta a bere con gli altri.
Neanche tu, per gli rispose Jacopo, eppure sei abbastanza
Vecchio? Oh, lo puoi dire forte rise e non vedo lora di morire per poter intraprendere i miei viaggi nei paesi pi misteriosi della terra.
Jacopo sapeva che quando si muore lanima va in paradiso o allinferno, non certo in giro per il mondo. Lo guard stralunato e stava per rispondergli, quando Michelangelo chiam Saturnino.
Nemmeno a Jacopo piaceva andare a bere allosteria, finito il lavoro. Tra gli apprendisti e i giovani lavoranti soltanto uno si comportava come lui. Un ragazzo timido e chiuso, dal viso delicato, simile allangelo della chiesa di San Zeno di Pistoia, e che il primo giorno lo aveva fissato con insistenza. Forse ancora pi giovane di lui. Parlava poco e se ne stava spesso in disparte. Si chiamava Annio, un nome davvero insolito, e nessuno sapeva da dove venisse. Soltanto Michelangelo forse lo sapeva e una volta lo aveva persino difeso dalle prese in giro degli altri, che approfittavano della sua poca forza per fargli scherzi pesanti.
Quando saprete mescolare i colori come sa fare Annio, allora potrete parlare aveva detto e il primo che scopro a fargli un dispetto lo butto fuori a calci.
E sarebbe stato capace di farlo. Nessuno aveva pi osato rivolgergli la parola, se non per lavoro, ma ad Annio sembrava non importare. Gli unici momenti in cui sorrideva erano quando, a casa, prendeva in mano uno strumento musicale a corde, e da quello riusciva a trarre una musica dolce e melodiosa. Suonava con gli occhi chiusi, e Jacopo si era ritrovato a osservarlo pi di una volta. Solo una notte, nel buio, i loro occhi si erano incontrati.
Si chiama liuto gli aveva detto Annio, mostrandogli lo strumento ed  mio. Se lo tocchi potrei anche ucciderti.
La voce era delicata come il suo viso, ma la minaccia del tutto seria, e Jacopo decise di non rivolgergli pi la parola nemmeno lui. Tanto, quello l, finiva sempre di suonare prima che gli altri tornassero dallosteria, e si metteva a dormire nel suo giaciglio, il pi lontano da tutti, nellangolo pi buio.
E ora il buio cominciava ad arrivare presto, e con quello i primi venti che portavano unaria fresca, a volte persino pungente come le zanzare che facevano impazzire Jacopo ogni volta che rientrava a casa, passando lungo il Tevere. Si lavorava ogni giorno un po meno perch il sole si alzava sempre pi tardi e la notte giungeva prima. Era forse per quel motivo che di mattina in mattina Michelangelo appariva sempre pi nervoso. Jacopo lo chiese a Mastro Saturnino, che sembrava conoscesse il maestro da pi tempo di tutti gli altri.
Se fosse il Padreterno, Michelangelo ordinerebbe al sole di splendere anche la notte e non dormirebbe fino a lavoro finito gli rispose.  fatto cos. Anche se
Anche se?
Be, cos nervoso non lho mai visto. Forse c qualcosa che lo preoccupa. Ma tutti gli uomini hanno preoccupazioni e quelli grandi le hanno gigantesche. Solo la morte aggiunse pensieroso libera luomo dalle tribolazioni. Quando sar morto, anchio non ne avr pi e potr finalmente andare in Albania.
Da morto?
Questa volta Jacopo era deciso ad andare a fondo della bizzarria di Mastro Saturnino.
Certamente. Sei ignorante se non sai che quando si  morti si ha finalmente la possibilit di realizzare tutto quello che non si  riusciti a fare durante la vita.
Lo disse in una maniera cos seria e convincente che a Jacopo vennero i primi dubbi.
Per esempio, io ho sempre desiderato viaggiare e quindi come primo atto me ne andr a Istanbul, tra i possedimenti del sultano. Il trono dove siede  tempestato di pietre preziose pi numerose delle stelle del cielo ed  fatto tutto doro, ma pi pesante di un elefante. Inoltre ha un giardino dove dalle fontane non sgorga lacqua, ma vino di prima qualit. Solo che la sua religione non gli permette di berlo. Cos mi piazzer sotto una di esse a berne fino a stordirmi.
Ma se tu non bevi vino!
Non da vivo, ma da morto ne berr a saziet, cos non mi potr fare male. Si vede proprio che hai tante cose da imparare.
A Jacopo girava la testa: quei ragionamenti avevano una loro logica, ma davvero non riusciva a capire quale.
E e come fai a sapere che il sultano dei Turchi possiede tutte quelle cose?
Un giorno te lo racconter, ma dovr prima fidarmi molto pi di te.
Bravo!
Una voce tonante sorprese entrambi: inconfondibile, quella del maestro Michelangelo. Ma non sembrava nervoso n arrabbiato, nonostante li avesse scoperti a chiacchierare invece che a lavorare sui colori.
Bravo! ripet Michelangelo. La fiducia si conquista un poco alla volta, giusto mio folle amico?
Saturnino sinchin e gli sorrise. Come sempre, hai ragione. E stavo proprio spiegando a questo ragazzo
Proprio lui lo interruppe, ne ho bisogno. Quando hai finito, mandalo da me, a casa mia. Non qui.
Si allontan senza attendere risposta, non le aspettava mai, perch non ne aveva bisogno. Tutti gli obbedivano.
Devo andare disse Jacopo alzandosi.
Aspetta: intanto devo dirti dove trovarlo, testa di rapa. E poi, unaltra raccomandazione. Non chiedergli mai spiegazioni, su niente. Obbediscigli e basta. Quando lui vorr, allora, e solo allora, te le dar lui. Ricordatelo bene Saturnino divenne serio come mai Jacopo lo aveva visto e fai sempre ci che ti ordiner di fare, senza mai parlarne con nessuno, nemmeno se te lo ordinasse il papa in persona.
Jacopo non os aprire la bocca e ascolt le indicazioni di Saturnino su come arrivare alla casa del maestro, in una zona non troppo distante. Ma fu il nome a procurargli uno spiacevole brivido alla schiena, quasi un orribile presagio.
Al Macello dei Corvi. Ma se non lo trovi, meglio che ritorni qui e nel caso ti accompagner io. E soprattutto non dire a nessuno che il maestro Michelangelo abita l.
Dapprima lidea di andare nella casa dove il maestro Michelangelo abitava e lavorava aveva reso Jacopo felice e orgoglioso. Ma il cuore che aveva battuto di gioia, in quel momento sembr fermarsi.

7.

Nemmeno nel pi lurido quartiere di Pistoia Jacopo aveva visto tanta sporcizia. Era sicuro di aver seguito con precisione le indicazioni di Mastro Saturnino, e si era ritrovato in un dedalo di vie allucinanti. Carogne di animali giacevano per le strade, se si potevano chiamare cos quei vicoli sporchi e dallodore nauseabondo. I topi, grossi come gatti e dagli occhi rossi come brace, la facevano da padroni, ed era lui a doverli scansare. Non si spostavano di un passo dai loro orridi pasti e, anzi, era Jacopo a stare attento a non farsi mordere, quando si fermavano e annusavano laria, pronti ad attaccarlo.
Impar presto che quando sentiva gridare Attenti! si doveva addossare ai muri, per evitare di essere bagnato dai pitali ripieni di urina ed escrementi che venivano scaricati in strada. Non riusciva a capacitarsi di come il grande Michelangelo potesse abitare in un luogo simile, anzich in un grande palazzo. Evit con cura gli sguardi della gente e arriv infine davanti a un porticato con accanto una stalla e un piccolo orto. Riconobbe la casa di mattoni rossi, a due piani, con un portone malandato, da cui pendeva una campanella. La tir, un po impaurito, e un attimo dopo ud la voce del padrone di casa.
Avanti!  aperto!
Era la voce del maestro, e Jacopo spinse piano la porta per entrare. Lambiente era illuminato soltanto da un paio di lucerne a olio appese alle pareti. Vide anche molte candele colorate, che per sembravano non essere mai state accese. Ne aveva notate altre, simili, su alcuni tavolacci allinterno della Cappella, anche quelle intonse. Una delle tante stranezze alle quali avrebbe dovuto abituarsi.
Jacopo si avvicin a un tavolaccio di legno e rimase in attesa, mentre gli occhi si abituavano alla penombra. Per terra vide una catasta di fogli con alcuni schizzi di figure umane, non intere, ma pezzi: un braccio, un torso, una gamba e diversi volti con espressioni a volte sorridenti, a volte disperate. Erano facce vive, ben diverse da quelle che disegnava lui. Aveva ancora tantissimo da imparare, non cerano dubbi. Sent scricchiolare la scala di legno e vide scendere un uomo.
Salve, ragazzo gli disse, tu devi essere Jacopo!
Non era il maestro Michelangelo, ma un tipo strano, con una folta barba bianca e una tunica lunga fino ai piedi con un medaglione giallo sul petto. Portava un bizzarro cappello e un bastone nodoso con il quale lo aveva indicato.
S, signore, sono un apprendista del maestro. Al suo servizio.
Cos gli aveva insegnato suo padre a rispondere agli uomini che sembravano importanti, perch potevano diventare clienti.
Bene, il nostro Michelangelo mi sembra abbia fatto unottima scelta. Shalom, Jacopo, e ci rivedremo, se Dio vuole!
Mentre quelluomo si allontanava, Michelangelo scese la scala.
Hai conosciuto Abram Romano, ne sono lieto. Avrai ancora a che fare con lui.
S rispose Jacopo, temo per che mi abbia dato dello scemo.
Scemo?
S, una parola simile.
Vuoi dire Shalom?
Mi sembra
La risata di Michelangelo rimbomb per tutta la casa, ma a Jacopo non sembrava davvero di aver detto niente di spiritoso.
Non ti ha offeso, ti ha salutato riusc a dire Michelangelo appena smise di ridere. Shalom significa pace ed  una forma di saluto degli ebrei.  un grande uomo, uno che si occupa di alchimia. Sai che cosa significa?
No, maestro.
Lalchimia  una specie di magia, ma basata sulla scienza. Una scienza antichissima, nata, pare, nellantico Egitto, grazie ai suoi misteriosi sacerdoti. Guarda che cosa sono riusciti a fare.
Jacopo si avvicin al maestro, che dalla catasta di fogli aveva tirato fuori un disegno che rappresentava una strana costruzione triangolare e, a giudicare dalla proporzione con gli uomini dipinti alla sua base, doveva essere gigantesca.
Si chiama piramide,  alta pi di quaranta pertiche e ogni blocco che la compone, e sono migliaia, pesa pi di venti elefanti.
Jacopo non riusciva a staccare gli occhi dal disegno: gli sembrava impossibile ed ebbe quasi timore che il maestro lo prendesse in giro. La sua faccia era per serissima.
E balbett come come hanno fatto a costruire una montagna del genere?
Proprio grazie allalchimia. Ma Michelangelo lo prese per una spalla e a Jacopo sembr di essere ghermito dallartiglio di un drago di queste cose non devi mai parlarne con nessuno. Sono stato chiaro?
S, maestro.
In realt di tutte le spiegazioni, Jacopo non aveva capito molto. Gli sembrava troppo strano che lalchimia riuscisse a spostare pesi enormi. E che non si trattasse di magia. E non capiva nemmeno per quale motivo il maestro gli avesse chiesto, anzi ordinato, di non farne parola con nessuno.
Un giorno ti spiegher concluse Michelangelo.
Prese quindi una lettera, vi vers sopra della ceralacca bollente e la chiuse con un sigillo con limmagine di un sole splendente. Lo fiss negli occhi e prima di consegnargliela gliela sventol davanti.
 molto preziosa. Devi andare in Vico Giugario, vicino al Tempio di Saturno. C una statua di Marte, non puoi sbagliarti. Tu aspetta l sotto. Un uomo ti dir due parole, onesta vita. E tu gli risponderai cos per sempre. Solo allora gli potrai consegnare la lettera. Bada bene di non aprirla e di non consegnarla a nessun altro. Mi posso fidare di te?
Un cenno di assenso, e il maestro gli consegn la lettera. Quindi gli indic brevemente come arrivare in Vico Giugario.
Ora vai, ci vedremo domani nella Cappella.
Jacopo avrebbe voluto fargli mille domande, ma gli rimasero tutte in gola quando Michelangelo gli indic imperiosamente la via duscita.
Seguendo le indicazioni, Jacopo corse attraverso i vicoli, turandosi il naso. Come usc da quelle viuzze si ritrov davanti a una gigantesca piazza e si ferm, con il fiato in gola. Il tramonto illuminava di una luce fredda le imponenti rovine. Archi di marmo enormi, avvolti da piante e foglie che sembravano volerli stritolare, e colonne che svettavano in cielo. Ma ci che lo lasci di pi a bocca aperta fu una costruzione grande come il Castello del Santo Angelo o ancora di pi, con almeno cinque piani di porte. Anche questa in rovina. Un venditore di ciambelle fritte, con il cesto in mano, gli si avvicin.
Bello vero? Ne vendessi tante quanti sono i suoi buchi, sarei ricco come un cardinale. Ma che, non lhai mai visto? Comprami una ciambella e ti dico come si chiama. Anzi, dammi mezzo denaro e ti dico come si chiama.
Lodore era buono e senza dire una parola, continuando a guardare quella costruzione, Jacopo tir fuori la moneta.
Si chiama Colosseo, straniero, perch  un colosso. Lo costru un imperatore romano, Vespasiano, quello che invent i gabinetti! Ma ora  tutta una rovina.
In realt lintera Roma sembrava in rovina e fatiscente, non come la descrivevano i famosi scrittori latini, che Jacopo aveva letto e studiato. Mentre mangiava continuando ad ammirare con dispiacere quella grandiosit che stava cadendo a pezzi, vide tre uomini davanti a lui che lo indicavano.
Ehi grid uno di loro, vieni qui!
Senza pensarci un attimo, Jacopo fugg a gambe levate dalla parte opposta. Si gir quanto bastava a vedere se lo stessero inseguendo e i suoi timori divennero realt. Acceler tornando indietro tra i vicoli, dove sarebbe stato pi facile nascondersi. Volt a destra e a sinistra, mentre sentiva il rimbombo dei passi veloci dei suoi inseguitori. Dietro un muro ne vide uno, con una specie di maschera sul volto, ma dai capelli rossi.
Li aveva ormai quasi addosso, quando scorse una scala appoggiata a un muro, che dava su una porta al primo piano. Vi sal sopra senza pensarci, e tir via la scala. Sent della paglia sotto di s e si accucci, in silenzio, mentre qualcuno correva, proprio nel vicolo sotto di lui. Faccia a terra, si era appoggiato contro qualcosa di duro, e pens a un sasso. Ma come lo prese in mano si accorse che era un uovo di gallina. Subito dopo ud un chiocciare spaventato e si prese una beccata sulla mano.
Scusa, gallina sussurr, non volevo spaventarti. Ma fai silenzio, per favore, o qui finiamo allo spiedo tutti e due.
La carezz sulla testa, lentamente, pregando tutti i santi del paradiso, e quella si acquiet, accovacciandosi l vicino. Jacopo ringrazi la sua buona sorte e poco dopo, non sentendo pi alcun rumore, si affacci alla porta. Nessuno in vista. Per un attimo pens di prendersi luovo, dato che lo stomaco aveva cominciato a brontolare.
Cova il tuo pulcino disse poi, mi hai salvato la vita e io risparmier quella di tuo figlio.
Camminando lungo i muri, si diresse ancora una volta verso il Vico Giugario, sperando di trovarlo, perch nel frattempo si era fatta quasi notte. Forse era un bene, perch se quei tre ancora lo cercavano, sarebbe stato pi difficile per loro rintracciarlo. Finalmente vide la statua di Marte e quasi si schiacci sotto il basamento. Da lontano scorse un uomo avvicinarsi nella sua direzione. Il cuore sembrava volergli scoppiare in petto, ma resistette alla voglia di fuggire. Luomo si appoggi alla statua, con atteggiamento indifferente: aveva in mano una mela. La strusci sulla manica un paio di volte, poi si volt verso di lui.
Ne vuoi un po?
No, grazie.
Luomo ne stacc allora un morso, quindi gli rivolse ancora la parola.
E tu? Non hai niente da darmi?
Jacopo fece per infilarsi la mano nella camicia, ma la ritrasse subito. Non era quella la frase che si aspettava. E allora non era neanche luomo al quale avrebbe dovuto consegnarla.
Sono povero disse e non ho niente.
Lo disse mestamente, sperando di trovare un po di compassione, in quello che probabilmente era un semplice ladro. Pronto per a scappare ancora.
Allora vai al diavolo fu la risposta.
Sgranocchiando la mela, luomo spar nella notte, mentre un altro usciva dallombra.
Onesta vita gli disse piazzandosi davanti a lui.
S, quella era la parola e lui avrebbe dovuto rispondergli, ma con tutto quello che aveva passato, si era dimenticato la frase di risposta.
Onesta vita gli ripet ancora luomo
Jacopo strinse i pugni e gli poggi sulle tempie. Inspir laria e quindi alz la testa.
Cos per sempre rispose.
Mentre luomo gli sorrideva Jacopo tir fuori la lettera e gliela consegn, dopo aver tirato un sospiro di sollievo che lo lasci senza fiato.
Luomo guard quindi la lettera, la soppes, scrut con attenzione il sigillo di ceralacca e, senza dire una parola, la stracci in tanti pezzi.

8.

Era soltanto una prova per vedere se mi potevo fidare di te.
Quando aveva raccontato a Michelangelo quello che era accaduto si era aspettato di tutto, ma non quella frase.
Non te la devi prendere, ti sei comportato proprio come mi immaginavo aveva aggiunto. Sono soddisfatto, e dovresti esserlo anche tu.
A Jacopo mont invece la rabbia e stava per protestare, ma subito dopo Michelangelo lo sped da Mastro Saturnino, senza pi aggiungere altro.
Una prova! E lui che aveva temuto per la sua vita, che aveva custodito quel pezzo di carta inutile come se da quello dipendessero i destini del mondo! Quando poi lo avvicin Giovanni del Pesce facendogli delle smorfie curiose, lo riconobbe. Maledizione: era lui uno dei tre che lo avevano inseguito facendolo quasi morire di spavento.
Non mi avevi riconosciuto, vero? Non hai idea di quante risate ci siamo fatti dopo: eri cos spaventato! Per sei stato bravo a sfuggirci.
Te la far pagare gli rispose Jacopo.
Avrebbe voluto dargli un pugno in faccia, ma quello gli tese la mano sorridendo e Jacopo gliela strinse.
Ma se mi aveste preso?
Non chiedere e non ti saranno dette bugie concluse Giovanni.
La risposta non laveva soddisfatto e cos, deluso profondamente e dopo averci pensato tutta una notte, decise che era giunto il momento di scrivere a casa.
 Cara madre,
 io sto bene e sono a Roma, dove ho avuto una grande fortuna. Il sommo maestro Michelangelo Buonarroti mi ha preso a bottega, come si dice. Insomma sono un suo apprendista. Avevi ragione tu quando dicevi di inseguire i sogni: il mio si sta avverando e credo proprio che diventer un vero pittore. Mi auguro che tu stia bene, come anche il mio amato padre, che spero un giorno possa perdonarmi per la mia fuga. Se mi vorrai rispondere invia una lettera presso la Cappella Capitolina, a nome Jacopo da Pistoia. Un giorno ti mander un disegno di questo straordinario edificio e degli affreschi del mio maestro. Ti abbraccio e bacio le tue mani. Io ti ho sempre nel mio cuore.
 Il tuo affezionato e devotissimo figlio,
 Jacopo
Come fin di rileggere la lettera gli venne un groppo alla gola, ma nemmeno per un momento pens di tornare dai genitori. Quella che aveva intrapreso era ormai la sua strada. L, a Roma, si sarebbe compiuto il suo destino.
Mastro Saturnino, con il quale si era confidato, gli dette un consiglio.
Chiudi la lettera in quattro e sullesterno disegnaci una U capovolta con un bel cappio penzolante.
E perch mai? Jacopo si mise a ridere. Mica sono un giudice!
Non solo ribatt Saturnino scrivi anche una bella frase in latino, sub poena forcarum. Rende pi chiaro il disegno e significa che se il corriere non la dovesse consegnare sarebbe impiccato!
Vedendo che non stava scherzando, Jacopo obbed, pur scuotendo la testa. Nel pomeriggio successivo consegn la lettera a uno dei tanti servizi postali che erano sorti a Roma in quel periodo. Quando lo scrivano vide la frase e il disegno gli strizz locchio.
Sono due soldi per il servizio, ma per mezzo quattrino in pi ci aggiungo cito, vuol dire subito, cos alla tua morosa arriver prima.
 mia madre, non la mia morosa rispose Jacopo aggiungendo mezzo quattrino alla tariffa.
Dallalto del suo scranno lo scrivano si sporse per guardarlo meglio.
Se quello che vedo non  sporco, hai gi qualche pelo di barba. Vuol dire che se ancora non lhai, la morosa arriver presto.
Non che gli sarebbe dispiaciuto conoscere una ragazza, ma tutti i lavoranti erano uomini, e quando finiva di lavorare Jacopo o se ne tornava a casa a riposare, oppure restava allinterno della Cappella ad ammirarne le figure che la mano di Michelangelo andava delineando giorno dopo giorno. Si metteva allora a cercare di copiarle su fogli, a matita, senza usare i colori, perch questi e le tele dove posarli costavano troppo. A furia di esercitarsi un giorno o laltro sarebbe diventato bravo come Michelangelo. Insomma, magari non proprio come lui, ma ci avrebbe almeno provato.
Passarono diversi giorni prima che il maestro lo chiamasse di nuovo, e quando lo fece Jacopo ne fu felice. Gli mise in mano una scatoletta di legno.
Devi consegnarla a questo indirizzo gli disse mostrandogli un foglietto dovera scritto il nome di una via vicina. Questa volta non  una prova, stai attento. Tra laltro conosci la persona alla quale lo devi portare,  luomo che hai incontrato quella volta che sei venuto a casa mia.
Pi che una casa, era un vero e proprio tugurio, e Michelangelo sembr avergli letto nel pensiero. Non  come da me, vedrai che riconoscerai subito la sua abitazione,  una costruzione imponente. Sembra una chiesa, ma non lo . Ricordati che niente  come sembra. Per  lo stesso la casa di Dio.
Con la scatola in mano Jacopo si allontan. Questa volta non gli era stato ordinato di non aprirla e di non guardarne il contenuto. Fu tentato di farlo, ma alz le spalle. In fin dei conti non erano affari suoi. Mentre camminava per la curiosit prese lentamente il sopravvento. Dentro non poteva certo esserci un uccellino che sarebbe scappato via, quindi una breve occhiata non avrebbe fatto male a nessuno.
Si accovacci allangolo di una strada, al riparo da sguardi indiscreti e apr la scatola. Rimase meravigliato: allinterno vi erano soltanto dei foglietti, nove, per lesattezza, e su ciascuno erano appuntate delle iniziali. Ma, mentre su otto di loro era disegnata anche una X, sulla nona la lettera appariva sghemba, cos da sembrare una Y. Nientaltro, solo quei pezzettini di carta. Pens a uno scherzo, ma Michelangelo non scherzava mai e poi glielo aveva detto esplicitamente che non si trattava di una prova ma di un vero e proprio incarico. Chiuse la scatola e arriv davanti a quella che sembrava una chiesa, ma non aveva alcuna croce. Il portone era aperto e Jacopo entr, titubante. Due serie di colonne su due piani attraversavano tutto ledificio, sulle cui pareti erano scolpiti strani simboli o lettere di un alfabeto a lui sconosciuto. Una sola cosa riconobbe: il numero 9 dipinto su molte colonne.
Jacopo da Pistoia!
Una voce allegra rimbomb per tutta la chiesa. Jacopo si volt, ma non vide nessuno. Finalmente, alzando la testa, scorse un uomo dalla lunga barba bianca che lo salutava, e lo riconobbe.
Signor Abram Romano
Il rumore dei passi che scendevano le scale copriva quasi il suono delle parole. Ma Jacopo aveva un ottimo udito.
Bene, bene, bene. Il ragazzo conosce il mio nome. Che tu sia il benvenuto nella casa del Signore disse una volta giunto davanti a lui.
Grazie rispose Jacopo guardandosi intorno.
Non aveva mai visto una chiesa del genere. Anche Abram Romano sembr leggergli nel pensiero.
Non sei mai stato in una sinagoga?  la chiesa di noi ebrei. Ne conosci qualcuno?
No, signore e s, signore. Non ne avevo mai vista una, per il capo degli apprendisti, Giovanni del Pesce, mi ha detto di essere ebreo.
 un bravo ragazzo concluse Abram Romano.
Su questo Jacopo avrebbe nutrito dei dubbi, ma era il momento di completare lincarico, e consegn la scatola alluomo, che lapr davanti a lui, sfogliando i pezzettini di carta a uno a uno, con un mezzo sorriso sulle labbra, che scomparve quando prese in mano quello con la Y. Si rabbui e gli fece cenno di andare via, senza nemmeno salutarlo.
Quella notte Jacopo non si decideva ad andare a dormire. Come al solito gli altri apprendisti erano usciti a bere e a divertirsi, mentre lui era rimasto sotto il portone di casa a ripensare a quale significato potesse avere quella Y che aveva sconvolto tanto Abram Romano. Un altro, al posto suo, se ne sarebbe dimenticato subito, ma lui era curioso per natura, ed era stato proprio grazie alla sua curiosit che aveva imparato a leggere e a scrivere. E perfino a disegnare, cercando di capire come facessero i pittori a rappresentare cos bene i volti e i corpi umani. Un giorno o laltro la sua curiosit lo avrebbe messo nei guai, ma non ci poteva fare nulla. Prov a smettere di pensarci, ma quello sarebbe stato solo un appuntamento rimandato: forse avrebbe potuto chiederlo a Michelangelo. Ma forse era meglio di no.
Stava salendo lentamente le scale quando ud una melodia venire proprio dagli alloggi dove abitavano, e riconobbe la voce di Annio che accompagnava la musica. Una voce pi acuta del solito, ma ancora pi armoniosa. Non laveva mai sentito cantare e forse lo faceva proprio perch pensava che in casa non ci fosse nessuno. Jacopo si mise a sedere su un gradino e si lasci cullare dalla musica, fino a quando, senza volere, gli si chiusero gli occhi.
Che fai? Dormi per le scale?
Un calcio nel sedere non  mai un buon risveglio. La faccia paonazza e sorridente di Giovanni del Pesce lo guardava stralunata. Ma quella musica e ancor pi quella voce che avrebbe detto di un angelo gli risuonavano nelle orecchie. Il giorno dopo, cascasse il mondo, avrebbe provato a parlare con Annio. Non riusciva a spiegarsi per quale motivo un ragazzo con quelle qualit, che avrebbe potuto benissimo fare il musico, forse anche davanti al papa, facesse lapprendista. Sia pure alla bottega di Michelangelo. Di sicuro nascondeva qualche segreto, e lui lo avrebbe scoperto.

9.

Una pioggia incessante si abbatt su Roma nei giorni successivi. Per le strade si moltiplicavano gruppi di straccioni che urlavano trattarsi di un castigo di Dio.
 il nuovo diluvio universale! Pentitevi, e gridate i vostri peccati! Moriremo tutti!
Sulle prime li consider dei matti, ma a furia di ascoltare le loro maledizioni, Jacopo cominci a domandarsi se non avessero ragione. I vicoli si erano trasformati in torrenti e dal sottosuolo venivano a galla cadaveri di cani, gatti e topi con i ventri gonfi. Il Tevere era straripato in pi punti e sotto casa lacqua arrivava fino alle ginocchia. Un uomo alto pi di sette piedi, dalla figura scheletrica e con lo sguardo di un folle, li aspettava tutti i giorni davanti allingresso della Cappella.
Dopo lacqua verr il fuoco dal cielo e la terra tremer! gridava al loro passaggio. Tutte le opere delluomo verranno distrutte dal pi grande dei terremoti! La fine del mondo  vicina!
Gli apprendisti erano terrorizzati, ma non Michelangelo e nemmeno Mastro Saturnino.
Ogni volta che piove un po di pi del solito, questi portatori di sventure spuntano come funghi. Vedrai che come riapparir il sole, torneranno a nascondersi sotto terra. Fino alla prossima pioggia, naturalmente.
Lacqua aveva tuttavia invaso una parte del pavimento della Cappella e la struttura che saliva fino al soffitto era stata rinforzata, perch il legno bagnato laveva resa instabile. Il maestro Michelangelo continuava a salire e scendere, ma era infuriato.
Troppa umidit, maledizione al cielo! I colori non si attaccano!
I lavori si erano quasi fermati e Saturnino ne approfitt per spiegare un po di teoria a Jacopo.
Adesso sai come si combinano i colori, giusto?
Certo, con i tre principali, rosso, giallo e blu, si ottengono tutti gli altri. E a seconda delle proporzioni otteniamo le sfumature.
Benissimo, ma quello che non ti ho spiegato ancora  da dove arrivano i colori. Il cielo  azzurro, la foglie verdi, le pietre grigie e il legno pu variare dal bianco al marrone. I colori sono i doni della natura, come ti ho accennato. Ma noi, come facciamo a riprodurli?
In effetti Jacopo li dava per scontati, li aveva a disposizione, li mescolava, ma non aveva mai riflettuto su come si formassero.
Cominciamo dal blu e da tutte le sue tonalit. C una pietra, detta lapislazzulo, che d questa tinta attraverso la macinazione. Quando vedi, lass, sul soffitto, i colori meravigliosi del cielo, sappi che nascono proprio da questa pietra preziosa. Il giallo brillante viene poi dalloro, ancora pi costoso. Ma c un altro giallo, che viene da una terra argillosa che si chiama Terra di Siena.
Le spiegazioni di Mastro Saturnino durarono a lungo, riempiendo lanimo di Jacopo. Quando apprese che il rosso si otteneva da un insetto che si chiamava cocciniglia, si meravigli a tal punto che cred di essere preso in giro.
Hai molte cose da imparare, ma vedo che sei molto attento e anche molto curioso.  una qualit importante se un domani vorrai diventare un vero pittore. La curiosit  il sale della terra, senza di essa saremmo ignoranti come le bestie.
Suo padre lo aveva spesso accusato di essere troppo curioso e ora Mastro Saturnino gli aveva detto che si trattava di un pregio, e lo aveva esortato a esserlo sempre, in ogni ambito della vita. Riflett quindi che il volerne sapere di pi su Annio, non solo non era una cosa sbagliata, ma quasi un dovere. Con questa convinzione, durante una pausa dal lavoro, and a sedersi su una panca vicino a lui, mentre stava sbocconcellando un pezzo di formaggio. Jacopo aveva in mano un grappolo duva.
Ne vuoi un po? chiese con gentilezza. Per me  tanto.
Quello lo guard senza rispondergli e riprese a mangiare il formaggio. Il primo tentativo era andato a vuoto. Ma oltre a essere curioso Jacopo era anche cocciuto.
A proposito, io sono Jacopo e so che ti chiami Annio.  un nome strano.
 un nome come tutti gli altri fu la replica, secca.
Secondo tentativo fallito, ma almeno gli aveva risposto. Se avesse continuato di questo passo non avrebbe concluso nulla.
Ti ho sentito suonare e cantare, qualche notte fa. Sei molto bravo.
Annio si scosse come se lo avesse punto una vespa.
Cos stai ad ascoltare di nascosto? rispose con tono quasi stridulo, come se volesse mascherare la sua vera voce.  da vigliacchi.
Non  da vigliacchi stavolta era lui a essere irritato, stavo rientrando e ti ho sentito. Sono rimasto sulle scale solo per non disturbarti.  la verit.
Daccordo, ma non farlo pi. Odio essere ascoltato.
Perch? Hai una voce da cantore, e in pi sai suonare benissimo. Non ti devi vergognare.
Non mi vergogno. Non voglio e basta. E adesso lasciami in pace!
Annio si alz e lasci Jacopo con un palmo di naso. Non si sarebbe mai aspettato una reazione simile. E questa non fece altro che aumentare la sua curiosit. Non era solo il fatto che laltro avesse un carattere brutto e scontroso. Dai suoi occhi, quasi spaventati, Jacopo era sempre pi convinto che nascondesse davvero un segreto.
Quando chiese informazioni a Saturnino non ottenne niente di interessante, anzi, solo un invito a lasciarlo perdere. Annio era fatto cos. Di informarsi presso Michelangelo, neanche a parlarne, gi aveva delle domande da fargli su Abram Romano e il maestro aveva un carattere troppo irascibile. E poi lo aveva detto chiaramente a tutti che Annio era sotto la sua protezione. Forse lui conosceva la verit.
Con il cessare della pioggia, come gli aveva anticipato Saturnino, anche i profeti di sventure sparirono dalla circolazione. Anzi, le strade divennero pi pulite e con i primi raggi di sole Roma gli parve ancora pi bella. Per la prima volta il profumo degli alberi e delle piante copr la puzza ormai quasi familiare. I lavori ripresero con ancora maggiore lena per recuperare il tempo perduto. In quei giorni alcune persone erano andate a trovare il maestro Michelangelo, il quale parl con loro in una lingua a lui sconosciuta. Sembravano interessati agli affreschi sul soffitto e alcuni di loro erano saliti dal maestro fino in cima.
Un giorno Jacopo era rimasto da solo, per finire di mescolare alcuni colori. Voleva ottenere un azzurro pallido, come gli aveva chiesto il maestro Michelangelo, che come al solito era rimasto in cima allimpalcatura a dipingere.
Vuoi salire anche tu a vedere? gli grid.
Jacopo non aspettava altro, erano settimane che lo avrebbe voluto. Come una scimmia si arrampic fino in cima. Un paio di volte, durante la salita, aveva guardato in basso e gli erano venuti i brividi. Ma una volta giunto accanto al maestro, nellammirare da vicino quelle figure maestose, si dimentic completamente di essere cos in alto.
Sdraiati sulle tavole, cos potrai vedere meglio lo invit il maestro.
Jacopo obbed e una volta in quella posizione le figure sembrarono animarsi ed ebbe limpressione che gli parlassero.
Chi  quelluomo nudo? chiese.
Adamo, il primo uomo, quello che fu creato direttamente da Dio, che  alla sua destra.
Si sfiorano con le dita.
Esatto,  il momento in cui Dio gli d la coscienza di essere uomo. Senza quella noi saremmo come bestie, esseri viventi ma incapaci di comprendere che siamo vivi.
Jacopo annu, anche se non era convinto di aver compreso fino in fondo quelle parole. Dio, in mezzo a una schiera di angeli, con quella barba e i capelli bianchi, gli ricord Abram Romano.
Sembra una persona reale osserv non come in altri dipinti che ho visto nelle chiese.
Bravo Jacopo!  proprio questo il significato. Dio  come noi, dentro di noi. Pi imponente, pi potente ma non ti hanno forse spiegato che ci ha fatto a sua immagine e somiglianza?
 vero, quindi noi gli assomigliamo.
Molto bene, sei pi furbo di tanti uomini ignoranti che fanno finta di comprendere le cose, ma non riconoscerebbero un asino nemmeno se gli montassero sulla groppa. E ora scendiamo, che ho un altro incarico da affidarti.
Una volta a terra, Michelangelo si diresse verso il tavolo da lavoro, dove custodiva le copie di quello che andava dipingendo. In mezzo a queste cera un vaso con alcune rose. Ne prese una e gliela consegn.
Devi portarla
A una signora lo interruppe Jacopo.
Subito dopo si morse la lingua, anche perch Michelangelo lo guard storto.
No, devi consegnarla a un uomo, si chiama Abdul Al Semiz. Chiedi della chiesa di SantAngelo in Pescheria, non  lontano da qui. E poi chiedi di lui, te lo sapranno indicare. Ha una bottega di pelli.
Jacopo non replic, copr i vasi dei colori con alcune pezze e usc dalla Cappella. Appena si fu allontanato, nascose la rosa nella giubba, vergognandosi di tenere in mano quel fiore: non era cosa da uomini. Mentre si dirigeva verso la chiesa, si accorse che una moltitudine di gente sincamminava nella sua stessa direzione, e pareva in preda a una strana eccitazione. Alcuni sorridevano e altri piangevano, a parere suo senza una ragione. Solo quando giunse alla piazza di Campo de Fiori, dove la gente si stava fermando, e volt lo sguardo nella direzione dove tutti guardavano, sbarr gli occhi e si mise una mano davanti alla bocca per non gridare.

10.

Tutti spintonavano per avvicinarsi il pi possibile alla catasta di legna eretta in un angolo della piazza. Su di essa avevano conficcato un palo al quale stava legata una donna, con le mani bloccate dietro la schiena. Nonostante avesse la testa chinata e rasata, non sembrava vecchia e un colorito porporino le incorniciava il volto. Indossava una veste bianca e lacera, sporca di sangue. Intorno a lei un folto gruppo di soldati impediva alle persone di avvicinarsi. Jacopo si fece largo tra la gente e vide un uomo con un cappuccio nero calato sulla testa avvicinarsi alla condannata. E un altro, con in mano un crocifisso, che alz davanti alla folla in tumulto. Questa, dimprovviso, fece silenzio. La voce delluomo tuon per tutta la piazza.
Maria di Montagano grid, sei stata giudicata e condannata per avere esercitato le tue virt malefiche in combutta con i demoni Astarotte, Mammone, Belzeb e Abraxas! Hai ballato con Satana nella notte del Sabba e hai provocato la morte di cinquanta capre, dodici maiali e sette mucche da latte. Hai sempre rifiutato di pentirti e di indicare i nomi delle tue complici, e per tutti questi motivi la giustizia ti ha condannato a morte. La tua anima brucer con il tuo corpo e raggiungerai cos il principe delle tenebre nellinferno per leternit!
Molti intorno a Jacopo annuirono, scambiandosi sguardi dintesa. La madre di Jacopo gli aveva sempre detto di non credere ai malefici che sono uninvenzione della mente del popolo ignorante. Ma quellaccusatore sembrava tuttaltro che ignorante e di sicuro non faceva parte del popolo. Si volse a un suo vicino, dallaria severa.
Chi sono quei due?
Il boia, amico mio, e il giudice rispose allegramente.
E la donna?
Non hai sentito?  una strega. Pare che labbiano perfino vista cavalcare una scopa nelle notti di luna piena, con un gatto nero sulle spalle. Tipici animali delle streghe.
A casa mia ho, anzi avevo, un gatto nero Jacopo scosse la testa e non ha mai avuto a che fare con le streghe.
Non ne sarei cos tanto sicuro replic luomo mutando espressione e guardandolo torvo. Sei mica parente della strega?
No, signore si premur di dire Jacopo non sono neanche di questa citt.
Meglio per te concluse quello, ricordati che su quel rogo c spazio anche per due.
Senza replicare Jacopo fece qualche passo indietro: la folla  una brutta bestia, peggio di una muta di cani selvatici, e se quelluomo si fosse messo a inveire contro di lui, si sarebbe trovato in guai seri. E come lui anche quel bambino che stava approfittando della calca per sfilare dalla tasca delluomo un sacchetto di monete. Forse, se il derubato fosse stato un altro, Jacopo lo avrebbe avvertito, ma i soldi stavano meglio nella bisaccia di quel piccolo straccione, che magari moriva di fame, piuttosto che nelle tasche di quelluomo.
Maria di Montagano!
La voce del giudice lo blocc, quasi avesse fatto il suo nome invece che quello della condannata.
Sei pentita delle tue azioni? Se confessi i nomi delle altre tue compagne di Satana, ti verr risparmiato il rogo e ti sar soltanto tagliata la testa.
A Jacopo non sembr una grande differenza, ma evidentemente per laccusatore si trattava di una generosa concessione.
Non ho fatto nulla di male disse la donna con un filo di voce e se facessi il nome di qualche amica, rischierei di far patire a uninnocente come me le pene che sto soffrendo io, e ingiustamente.
Luomo alz il naso adunco verso di lei.
Lhai voluto tu disse e scese dalla pira, dopo aver fatto un cenno di assenso al boia.
Questultimo accese la torcia che stringeva tra le dita e scese anche lui dalla catasta di legna. Jacopo non riusciva a vedere e forse nemmeno lo voleva. Da una parte se ne sarebbe voluto andare e dallaltra la curiosit lo spingeva a rimanere. Non riusc a capire che cosa avesse fatto il boia, ma lo immagin quando un filo di fumo sal verso la condannata. La folla gridava scomposta.
A morte la strega!
Brucia, maledetta!
Allinferno, allinferno!
I soldati faticavano a tenere lontane le persone che sembravano volersi buttare in mezzo alle fiamme, da tanto si avvicinavano. Quando la donna grid, Jacopo chiuse gli occhi e questa volta fu deciso nellandare via. Le urla lo seguirono anche dopo che, fattosi largo tra la calca, riusc ad allontanarsi da Campo de Fiori. Una guardia lo ferm alluscita della piazza.
Che cosa nascondi nella giubba? gli disse imperioso. Hai rubato?
Estratto uno spadone glielo punt sul petto. Jacopo rimase fermo. Represse listinto di scappare e guard il soldato.
Non ho niente, signore.
Bugiardo! Spunta qualcosa dalla giubba. Fai vedere gli ordin.
La rosa, se nera quasi dimenticato. Ma non si trattava certo di un furto n di una cosa preziosa.
Si tratta solo di un fiore.
Laltro lo guard come se gli stesse raccontando una frottola, ma quando gli vide tirare fuori una rosa, si mise a ridere.
Se la rosa  tua vuol dire che la stai portando alla tua morosa, e anche se lhai rubata non sar certo io a impedire la nascita di un grande amore! Ma stai attento, le donne prima ti fanno gli occhi dolci, poi ti mettono il guinzaglio neanche tu fossi il pi bastardo dei cani.
Ancora con questa faccenda della morosa: si vede che a Roma non avevano altro a cui pensare. Non gli sembr il caso di replicare e per fortuna non fu costretto a spiegargli chi glielaveva data o a chi la doveva portare. Non lavrebbe mai detto, ma se lo avessero minacciato di metterlo al rogo, temeva che avrebbe confessato la verit.
Portare una rosa a un uomo era davvero strano. Mentre si avvicinava alla chiesa di SantAngelo in Pescheria riflett su quale potesse essere il significato. Gli mancavano i libri che padre Taddeo gli faceva leggere, di nascosto dal vescovo. Li prelevava dalla biblioteca della Cattedrale di San Zeno, luogo proibito alle donne e ai ragazzi, e glieli portava nella torre campanaria. Lass, in alto, grazie alla luce che durava fino a tardi, poteva sfogliare e leggere libri meravigliosi. Ce nera uno illustrato, bellissimo, che mostrava i significati nascosti dei fiori, delle piante e perfino degli animali. Come lunicorno, che non aveva mai visto, e che rappresentava forza e purezza. Secondo il libro, lunicorno era dotato anche di qualit magiche e poteva guarire addirittura dai veleni. Possibile che a Roma non ci fosse un posto dove poter leggere dei libri? Dal papa, sicuramente, ma dubitava che gli avrebbe concesso di leggerne qualcuno.
Trov facilmente Abdul Al Semiz, il bottegaio delle pelli.
Quando senti pi forte la puzza, vuol dire che hai la sua bottega davanti agli occhi. E poi si riconosce facilmente,  pi largo che lungo.
Cos gli aveva detto un mendicante senza gambe che arrancava su una piattaforma di legno con delle rotelle, e che gli aveva sorriso mostrandogli una bocca con al massimo tre denti anneriti. Il fetore era terrificante e Jacopo non os nemmeno entrare nella bottega, cos lo chiam a gran voce sperando che ne uscisse.
Sulla soglia comparve un uomo enorme e calvo, con un paio di baffi che gli scendevano fin quasi alla gola. Secondo il criterio di suo padre, che misurava la ricchezza di un uomo in base alla sua pancia, Abdul avrebbe dovuto essere immensamente ricco.
Chi ti manda?
Il mio maestro, Michelangelo.
A sentire quel nome, Abdul lo prese per mano e senza avere la possibilit di opporre un minimo di resistenza, Jacopo fu trascinato dentro un antro oscuro, con una puzza di carogna morta a cui neanche un ratto avrebbe potuto resistere. Si ricord allora della minaccia di suo padre, di mandarlo in una conceria. S, avrebbe avuto ragione, non ci avrebbe resistito nemmeno un giorno.
Hai una cosa per me?
Cercando di non respirare Jacopo tir fuori la rosa. Luomo alz le braccia e sorrise.
Sia ringraziato il Signore di tutti quanti! disse prendendo il fiore.
Jacopo fece per allontanarsi, mentre i polmoni gli scoppiavano nel tentativo di non respirare.
Aspetta! gli ordin Abdul.
Jacopo lo vide prendere un paio di forbici cos grosse da poterci tagliare la testa di un vitello. Invece, con una delicatezza inaspettata, Abdul divise in due la rosa e gliene porse una met.
Ridagliela, ma solo a lui, e stai attento a non farti vedere da nessuno! Ricordati, ne va della tua vita.
E due: prima quei foglietti misteriosi e poi una rosa di cui doveva riconsegnare la met al maestro. Quando gli aveva chiesto di fare delle commissioni per lui aveva creduto che si trattasse sempre di quadri, delle pietre colorate o di qualunque altra cosa riguardasse la pittura. A un tratto laria di mistero che circondava quelle consegne cominci a turbarlo, tenendo anche conto di quellultima minaccia. Se fosse stato scoperto, aveva detto Abdul, avrebbe rischiato la vita: magari sarebbe stato mandato sul rogo, come quella donna.
Basta, lui aveva lasciato la casa e la famiglia ed era giunto a Roma per imparare a fare il pittore, non per altro. I casi erano due, o il maestro Michelangelo gli avrebbe rivelato di che cosa si trattava oppure non avrebbe pi fatto alcuna consegna. Oppure cera una terza ipotesi. Avrebbe scoperto da solo il significato di tutto. Ma per farlo avrebbe avuto bisogno di saperne di pi, di quei simboli. I libri, solo i libri avrebbero potuto rivelarglielo.

11.

Tu pensi ad altro: si tratta forse di questione di femmine?
Nel grattarsi la bianca barba, Saturnino si sistem sul naso quei buffi fondi di bottiglia trasparenti che, asseriva, gli ingigantivano le cose. Una volta Jacopo aveva provato a metterseli sul naso, come una specie di molletta, e non ci aveva visto pi.
No, Saturnino, ma hai ragione. Adesso mi concentrer meglio.
Se la tua mente non  occupata dalle femmine rispose il vecchio allora la questione  ancora pi grave.
Prese unampolla e dal suo interno rovesci della sottilissima polvere doro su unaltra, nera come il carbone.
Vedrai come briller. Rifletter la luce del sole e il nero che si ottiene
Mescolando i colori principali, rosso, giallo e blu ripet quasi meccanicamente Jacopo, mentre il bianco si ricava dal rosso, verde e blu.
Appena finito di versare la polvere doro nella seconda ampolla, Saturnino aggiunse nel composto alcune gocce dolio, per renderlo pi pastoso e pronto per essere posato sulla calce del soffitto. Punt quindi un dito su Jacopo e gli piant la punta dellunghia, di colore verdastro, nello spazio tra gli occhi.
Sono vecchio disse, le mie gambe non riescono pi a farmi salire sulle impalcature, i miei occhi hanno bisogno delle lenti per vederci e i miei denti non riescono pi a mordere la carne di cinghiale. Ma il mio cervello funziona ancora bene e mi dice che tu hai dei pensieri nascosti che ti opprimono il cuore.
Jacopo non rispose subito. Da un lato avrebbe avuto voglia di raccontargli i propri dubbi, dallaltro temeva che Saturnino potesse tradirlo, rivelandoli a Michelangelo. Ne avrebbe perso la fiducia, forse lo avrebbe perfino cacciato e dopo quel fallimento sarebbe stato costretto a tornare a Pistoia con la coda tra le gambe. Tuttavia, mentre rifletteva, la voglia di sapere la verit fu pi forte della paura, e decise di fidarsi.
Promettimi che manterrai il segreto gli disse, dammi la tua parola.
Ce lhai, figliolo ripose laltro, grave, fai conto di essere in confessione. Un tempo lontano chiuse gli occhi ero un uomo di Dio, e dicevo messa. Poi
Poi?
 una lunga storia e molto triste, un giorno te la racconter, se saprai mantenere il segreto. Adesso dimmi il tuo.
Dopo un lungo sospiro Jacopo gli raccont tutto: gli incarichi ricevuti da Michelangelo, gli strani incontri con quei personaggi misteriosi, come Abram Romano e Abdul Al Semiz, e gli oggetti che aveva consegnato. Gli disse anche delle minacce ricevute, che se avesse parlato avrebbe messo a rischio la sua vita.
Ecco concluse se allinizio ero felice di quello che facevo, oggi mi sembra quasi di commettere qualcosa di male, come se
Vai avanti.
Come se fossi un messaggero del diavolo disse tutto dun fiato Jacopo, spaventandosi di ci che aveva appena confessato.
Vieni gli rispose Saturnino, usciamo da questo luogo sacro e andiamo fuori. Laria far bene a entrambi.
Saturnino procedeva a braccia conserte, il volto assorto in meditazione. Jacopo gli stava accanto, guardando a volte i suoi occhi seri sotto le sopracciglia folte come cespugli. Altre volte osservava la terra davanti a s, scalciando via i sassi sul suo cammino. Arrivati al Ponte Elio scesero verso il fiume, sedendosi infine sul prato che degradava fino a lambire lacqua.
Capisco le tue preoccupazioni disse infine Saturnino che ti fanno onore. Altri, al tuo posto, non avrebbero riflettuto sulle loro azioni. E capisco anche il maestro Michelangelo. Ha visto in te un ragazzo intelligente, e anche per questo ti ha dato fiducia. Credimi, se avesse voluto, avrebbe potuto usare al tuo posto uno dei tanti idioti obbedienti che lo circondano. Ma ha scelto te. Ti far qualche domanda. Tu credi nella verit?
Jacopo strizz gli occhi e arricci il naso.
Certo rispose non essendo per sicuro di aver capito. Come tutti.
Non come tutti, c chi ce lha davanti al naso e non riesce n a crederci n a vederla. E ora dimmi: pensi che la verit sia un bene o un male?
Un bene, ovviamente.
Non  detto: se a una madre muore un figlio in battaglia pensi che sia un bene dirglielo o sarebbe meglio nasconderglielo?
Gi Jacopo scosse la testa, non ci avevo pensato.
Rispondi.
Jacopo si morse le labbra pi volte e si gratt il capo: non riusciva a trovare la risposta giusta, gli sembravano tutte giuste e sbagliate insieme.
Usa il cuore e la fantasia, immergiti nella situazione e quindi dammi una risposta. Una sola.
E va bene concluse, direi a quella donna la verit. Che suo figlio  morto. Le farebbe male, lo so, ma non sarebbe nemmeno giusto lasciarla nel dubbio.
Bravo! Hai detto la parola magica. Il dubbio. Dubita sempre, di tutto, e attraverso il dubbio conoscerai la verit. Dolorosa, a volte, come hai appena riconosciuto, ma necessaria. Hai capito, allora?
No.
La risata che segu alla sua risposta non gli piacque per niente. Si sent preso in giro, ma Saturnino gli mise una mano sulla spalla.
Quello che voglio dirti  che il maestro Michelangelo persegue la verit e tutte le sue azioni, e perfino le sue pitture, sono sempre rivolte alla verit. Fidati di lui, cos come lui si fida di te.
Ho capito, ma quelle persone, quei messaggi, quegli oggetti misteriosi che cosa significano?
Un po alla volta Saturnino si alz. Un po alla volta capirai.
Sulla faccenda del dubbio Saturnino aveva ragione: perch dopo quel discorso gliene erano venuti ancora di pi. Con una certezza, per: i messaggi che aveva portato celavano un significato nascosto, ed erano anche pericolosi. Nella sostanza con quel colloquio non aveva risolto nulla e in pi aveva rivelato a unaltra persona le sue preoccupazioni. Saturnino lo invit a rimettersi allopera, mentre lui sarebbe dovuto andare a comprare le pietre preziose per dei nuovi colori. Lasciato solo con i suoi pensieri, Jacopo si incammin verso la Cappella.
Durante il tragitto ebbe una strana sensazione, si sentiva osservato: ne ebbe conferma quando incroci, da lontano, un uomo vestito di nero, un monaco incappucciato, forse, che sembrava guardarlo. Si gir dallaltra parte ed ebbe limpressione di aver gi visto quella figura austera. Nei pressi del Castello del Santo Angelo, si volt di nuovo e lo scorse ancora. E questa volta ebbe la certezza di essere seguito. Riattravers il Ponte Elio, tornando indietro, e si ferm presso la bancarella di un venditore di focacce, fingendosi interessato a comprarne una. In realt con la coda dellocchio spi se fosse ancora seguito: lo era. Non solo: quelluomo ora stava venendo spedito verso di lui. Travolto dalla paura, Jacopo si guard intorno, cercando una via di scampo. Non fece in tempo, perch si sent prendere per il braccio.
Che la pace sia con te, Jacopo.
Luomo si tolse il cappuccio e finalmente Jacopo lo riconobbe. Era labate Biagio da Cesena, quello che era arrivato nella Cappella dopo la caduta dellimpalcatura. Non riusc a rispondere.
Due focacce disse al venditore.
Ne porse una a Jacopo, che non fece obiezioni. Lautorit che emanava labate era pari a quella di Michelangelo e quando gli fece cenno di seguirlo, Jacopo non os contraddirlo. La focaccia calda riusc a calmare, anche se solo in parte, le ansie di Jacopo, fino a quando giunsero davanti a una chiesa. Labate lo precedeva, e dopo aver attraversato la navata, da una porta laterale entrarono in un giardino chiuso da una serie di piccole colonne.
Siediti, Jacopo e non aver timore. Qui siamo in un luogo sacro, nel chiostro della chiesa del Salvatore in Lauro. Tu sai perch si chiama Salvatore?
Finalmente Jacopo ritrov la parola.
S, monsignore. Non sapeva se lo fosse o meno, ma sua madre gli aveva insegnato a rivolgersi sempre cos ai religiosi importanti. Perch Ges ha salvato le anime di tutti.
Chiamami pure padre, monsignori sono solo i vescovi. Comunque bravo, la salvezza dellanima  la cosa pi importante, non credi?
Jacopo annu, mentre lultimo boccone di focaccia gli era rimasto sul gozzo. Non riusciva a mandarlo gi perch lemozione gli aveva prosciugato la saliva.
Un tempo il diavolo era un bellissimo angelo, ma pecc di superbia e cos fu scaraventato allinferno, creato apposta per lui. Da quel momento il Maligno cerca di far fare agli uomini quello che ha fatto lui, perch precipitino nelle bolge infernali cos da non farlo sentire troppo solo. Stai attento, Jacopo, il grande nemico  in agguato,  vicino a te,  perfino allinterno della Cappella, che pure  una casa di Dio. Attento, potrebbe trascinarti con s.
Io non ho fatto niente di male.
Sei sicuro? Guarda nella tua coscienza, fino in fondo. Magari non lo hai ancora fatto, ma sei su una strada in discesa che pu diventare sempre pi ripida e farti rotolare tra le fiamme.
Ma chi sarebbe questo nemico? chiese, temendo gi la risposta.
Chi assomiglia di pi a un diavolo barbuto, forte e muscoloso, dallo sguardo che ti penetra perfino dentro lanima?
Non pronunci il suo nome, ma dalla descrizione era evidente che si riferiva al maestro Michelangelo.
Pensa a quello che ti ho detto concluse labate e quando ci avrai pensato, vieni in questa chiesa e chiedi dellabate Biagio. Qui mi conoscono tutti, e io star sempre ad ascoltarti e a proteggerti. Ora vai.
Jacopo non se lo fece ripetere due volte. Uscito dalla chiesa si tocc la fronte. Era bollente, e si sentiva le gambe molli. Un chiaro sintomo di una febbre in arrivo. Non rientr a lavorare, ma se ne and difilato a casa, mentre brividi di freddo gli percorrevano le ossa. Ma non era solo il freddo. Era anche la paura, quella che non ti fa ragionare, quella che ti incute una tale ansia che per liberartene faresti qualunque cosa. Purtroppo Jacopo non sapeva pi che cosa fare. Se ne and a letto e lultimo pensiero, prima di cadere in un profondo sonno, fu quello di fuggire da Roma e ritornare a Pistoia.

12.

Socchiuse gli occhi e vide una mano gentile che gli stava sistemando una pezza bagnata sulla fronte. Gli parve di sentire il tocco leggero di sua madre. Jacopo prov allora ad alzarsi dal letto, ma sembrava che le forze gli mancassero del tutto. Ricadde in un sonno tormentato: figure di fantasmi e di diavoli apparivano e scomparivano, mentre una voce angelica gli diceva di stare tranquillo e che era tutto e soltanto un sogno. A poco a poco quella voce lo riport alla realt. Gli incubi sparirono e davanti agli occhi gli apparve il volto di Annio. Distinto tir indietro la testa.
Che cosa ci fai qui?
Il maestro Michelangelo mi ha ordinato di occuparmi di te. Sei stato malato.
Malato? Io non mi ricordo
Meglio cos, vuol dire che stai meglio. Hai dormito per due giorni.
Jacopo si guard intorno, spaesato. Da un tavolo vicino, Annio prese una boccetta e vers un liquido verdastro dentro un bicchiere.
Bevi gli ordin senza tanti complimenti.
Lintruglio puzzava come pesce lasciato a marcire al sole per una settimana.
Non ci penso nemmeno. Fa schifo, che cos?
Un rimedio contro la febbre. Foglie di agrifoglio, corteccia di salice e una goccia di veleno di scorpione. Lo hai gi bevuto, ti ha fatto guarire e ti ha dato anche un po di forza. Altrimenti saresti morto.
Turatosi il naso, Jacopo appoggi le labbra al bicchiere, bevendone un piccolo sorso. Sent bruciare la lingua e gli venne quasi da vomitare per il sapore fetido. Gli occhi scuri di Annio lo fissavano, e alla fine lo ingoi tutto. In effetti, poco dopo si sent meglio.
Hai visto? Non ti volevo avvelenare.
Appoggiando i gomiti, Jacopo riusc finalmente a mettersi in posizione eretta.
Be, grazie, allora. Davvero, sei stato molto gentile.
Non ringraziare me, ma Michelangelo.
Era proprio un tipo scorbutico.
Vado ad avvisare il maestro che ti sei risvegliato. Non ti alzare fino a che non sar di ritorno.
Ma se mi scappasse?
Sotto il letto c il pitale, e sarebbe anche lora che tu la facessi l dentro. Sono stufo di dover pulire il materasso.
Se ne and senza salutare; davvero uno strano atteggiamento, il suo. Sua la mano e sua la voce che lo aveva accarezzato, sua la cura con la quale lo aveva vegliato per due giorni, pulendogli perfino il letto che aveva sporcato. E suo anche quel maledetto carattere.
Con le forze ritornarono anche i pensieri: forse erano stati quelli a farlo ammalare. Non appena si fosse rimesso del tutto, avrebbe preso la decisione. Se andarsene e ritornare nella sua casa di Pistoia e rinunciare al sogno di diventare un vero pittore, oppure restare a Roma. In tal caso avrebbe dovuto scoprire il segreto di Michelangelo e il motivo di quei misteri. Altrimenti sarebbe morto dansia, o peggio ancora qualcuno lo avrebbe perfino potuto uccidere. E a quel punto, secondo labate Biagio, sarebbe pure finito allinferno.
Ci volle ancora qualche giorno prima che si rimettesse del tutto. Michelangelo e Saturnino erano andati a visitarlo ed erano stati gentili e perfino apprensivi per il suo stato di salute. Ogni volta che guardava il maestro, cercava di scrutarne negli occhi qualche cenno di malvagit, ma non era riuscito a trovarne alcuno. Ma come gli aveva ricordato lo stesso abate Biagio, il diavolo a volte si nascondeva negli animi apparentemente pi nobili e buoni. Quindi, pi ci pensava e meno ci capiva, si sentiva tirato da due parti opposte, senza sapere quale fosse quella giusta. Se comunque fosse stata vera quella storia, allora di sicuro Annio non era posseduto dal diavolo, perch non aveva mai incontrato uno pi antipatico e irritante di lui.
La decisione se andarsene o restare si present da sola, al di l della sua volont. Fu una lettera di sua madre che trov ad attenderlo nella Cappella.
 Mio caro figlio,
 sono contenta che tu stia bene e che a Roma abbia trovato la tua fortuna. Meglio cos perch qui a Pistoia  scesa la maledizione di nostro Signore. La gente si ammala di un morbo sconosciuto e muore in pochi giorni. Io ne sono stata risparmiata, fino a oggi, ma tuo padre Guido  malato da giorni e non so se riuscir a guarire, anche se la sua fibra  forte. La bottega  chiusa, due operai sono morti e temiamo anche per il nostro futuro. Spero ti giunga questa lettera e prega Dio che riusciamo ancora a ritrovarci, da vivi. Altrimenti ti veglieremo dal paradiso, tuo padre e io. Ma non venire qui, se ti vedessi, avrei una tale paura che ti ammalassi che morirei dal dolore. Nel delirio tuo padre ha pi volte invocato il tuo nome, per cui sappi che anche lui ti vuole bene.
 Tua madre Rita
Ecco: con le lacrime agli occhi seppe, con quella lettera, di non poter pi ritornare a Pistoia. Per un attimo pens quasi di disobbedire e tornare da loro, ma sua madre era stata chiara. Preg sinceramente che rimanesse immune a quellepidemia e, sentendosi in colpa per suo padre, dedic una preghiera anche a lui. Magari anche la sua febbre era stata una forma leggera di quel morbo che uccideva le persone. Aveva un nome, ma sua madre non laveva scritto, forse per la paura di mettere nero su bianco quella parola maledetta: peste. Ne parl a Mastro Saturnino.
Potrebbe anche essere la peste disse gravemente. Un secolo e mezzo fa si diffuse per tutta la terra, e in molti pensarono che si avverasse la profezia apocalittica, ovvero che arrivasse la fine del mondo.
E pensi che sia quella? Pensi che i miei genitori moriranno?
Non lo so. C chi dice che sia colpa delleterno vampiro, un morto vivente, servo del diavolo, che puzza come una carogna. In effetti durante la peste laria diventa immonda e corrotta. Sai se a Pistoia laria  fetida?
Mia madre non me lo ha scritto.
Allora probabilmente non si tratta di peste, ma di paludismo, che prolifera appunto nelle zone paludose, o forse, semplicemente, sono i peccati delluomo che si trasformano in malattie. Quando lanima  malata ne risente anche il corpo.
Jacopo aveva notato una leggera increspatura sulle labbra di Saturnino, e stava per chiederne conto, quando dietro di loro arriv, potente, la voce di Michelangelo.
Hai finito di riempirgli la testa di sciocchezze?
Aveva alcuni fogli tra le mani e li sbatt sul tavolo, accanto ai colori, rischiando di rovesciarli. Sembrava davvero arrabbiato.
Non dargli retta, Jacopo. A volte non so nemmeno io se scherza o fa sul serio. Mi dispiace per i tuoi genitori, ma sappi che le malattie non sono un castigo di Dio, ma semplici alterazioni del corpo umano. Se cani e gatti non possono commettere peccati, in quanto animali privi di coscienza, allora perch ne troviamo di infettati e moribondi a ogni angolo di strada? Basterebbe sezionare il cadavere di un uomo malato e osservarne il fegato, le vene, il cuore, lintestino per vedere e quindi comprendere come siano stati i suoi organi a determinarne la morte, e non lo zolfo del diavolo. A volte nel corpo si nascondono pietre grosse come sassi che hanno distrutto gli organi interni e
Perdonami, maestro os interromperlo Saturnino, non credi che queste parole non siano adatte alle orecchie di un ragazzo?
 bene che sappia rispose Michelangelo.
Sicuro replic Saturnino, ma forse pi avanti
Entrambi rimasero in silenzio, guardandosi occhi negli occhi. Poi fu come se Michelangelo comprendesse quello che Saturnino gli volesse fare intendere. Alzando le spalle, riprese i fogli e si diresse nel suo studio, una porta interna della Cappella che teneva sempre chiusa a chiave, e nella quale nessuno osava nemmeno provare a entrare.
A Jacopo non sfugg quel loro lungo sguardo dintesa. Era chiaro che il maestro avrebbe avuto voglia di parlare ancora del rapporto tra le malattie, che secondo lui non derivavano da castighi divini, e il corpo umano. Mentre Saturnino gli aveva suggerito di non andare oltre con le spiegazioni. E dato che erano solo loro tre, in quel momento, era altrettanto evidente che si trattava di qualcosa che non gli doveva essere rivelato. Un altro segreto, un altro mistero.
La porta dello studio di Michelangelo esercit su Jacopo unattrazione irresistibile. Anche se la malattia dei suoi era in quel momento la sua preoccupazione pi importante, la curiosit gli mont a tale punto da fargli perdere ogni pensiero di prudenza. Doveva sapere, doveva conoscere. E se quello che avrebbe scoperto lo avesse soddisfatto, si sarebbe messo ancora di pi a disposizione del maestro. Se invece avesse trovato dellaltro meglio non pensare a quale sarebbe stato il suo dovere. Gli torn alla mente come un fantasma lombra dellabate Biagio da Cesena, con tutti i richiami alla sua coscienza e soprattutto allinferno che attendeva i colpevoli.
Due giorni dopo, il caso, il diavolo o langelo di Dio, lo misero alla prova: Michelangelo aveva lasciato la porta dello studio aperta, salutando tutti. E quando tocc agli apprendisti andarsene, Jacopo fece finta di uscire con loro, ma allultimo momento torn sui suoi passi e si nascose dietro alcuni grandi cartoni con le bozze dei disegni. Saturnino chiuse la porta della Cappella e Jacopo si ritrov da solo, al buio, deciso come non mai ad andare alla scoperta dei segreti di Michelangelo.

13.

Quella notte, due figure nere sostavano sui due lati di Vico della Vacca, attenti a far passare solo chi avesse mostrato loro un ciondolo di legno, con impresso il numero 9. Ben pagati, sorvegliavano anche che in quel vicolo non si avventurassero ladri o rapinatori: il pugnale in mano e lo stocco nella fodera erano minacciosi a sufficienza. Gi undici persone erano passate ed entrate, a una a una, dentro la cantina del vinaio Perfetti. Il vicolo era buio, ma una mezza luna nel cielo e il cigolio dellinsegna di ferro, sopra la porta, con dipinta una botte, permettevano di non sbagliare lingresso. Allinterno la discussione ferveva accanita, anche se mancava luomo pi importante.
Con lultimo cadavere abbiamo rischiato di farci scoprire, dobbiamo stare molto pi attenti.
 vero, cerusico Bonaventura gli rispose Abram Romano, ma le informazioni che ne abbiamo ricevuto sono risultate assai preziose.
Se venissimo scoperti, non basterebbero le forche di Campo de Fiori per impiccarci tutti.
Lo sappiamo bene intervenne il principe Altieri tuttavia abbiamo un dovere verso lumanit che  pi importante delle nostre stesse vite.
Senza dimenticare ironizz Abdul Al Semiz che trasformare il piombo in oro o creare un minuscolo schiavo perfetto sarebbe anche molto utile per le vostre finanze, principe!
Altieri non gli rispose per non dargli soddisfazione, anche se dovette riconoscere che aveva ragione. Se avessero davvero trovato il modo di trasformare il piombo in oro e di creare lhomunculus, il magico lavoratore senza pretese e instancabile, per lui e la sua famiglia sarebbero finiti i problemi. Secondo alcuni sommi studiosi, tra cui lo stesso Aristotele, esisteva allinterno del corpo umano il seme dellhomunculus. Opportunamente estratto e nutrito per quaranta giorni nel letame caldo di cavallo, si sarebbe sviluppato fino ad assumere le dimensioni di un topolino. Dopodich avrebbe dovuto essere nutrito con sangue umano, allinterno di una stalla, tra i fumi dello sterco di cavallo. Il problema era riuscire a trovare quel seme nel groviglio delle vene, dei muscoli e degli organi del corpo umano.
Fino a quel momento nessuno cera riuscito, nonostante lo studio di alcuni libri proibiti, da lui stesso comprati a caro prezzo, che indicavano dove si trovasse. Come il Liber Fumosus scritto da un misterioso mago orientale o il Liber Anticorum, pare ispirato dallo stesso Mos, che gli era costato ben dodici scudi doro. Daltra parte che lhomunculus fosse gi stato creato da qualcuno che poi era morto portandosi dietro il suo segreto era evidente dalla presenza dei numerosi nani che si potevano incontrare a ogni angolo di strada.
Principe Altieri, siete ancora con noi? Vi vedo pensieroso.
Certamente, rabbino Romano, stavo solo riflettendo sullhomunculus. Anche voi ebrei ne avete creati, a suo tempo, chiamandoli Golem, non  vero?
Cos si dice, ma ritengo che questi racconti siano solo frutto della fantasia e dellimmaginazione di qualche anima ingenua.
Non ci credo rispose adombrato Altieri, forse volete mantenere il segreto tra di voi.
Siete principe, e io un umile servitore del Signore, ma non vi permetto di porre in dubbio che una mia qualunque conoscenza non sia messa a disposizione di tutti gli appartenenti al nostro circolo di Illuminati. Questo  il nostro scopo, perseguire la verit e la conoscenza a qualunque costo e condividerla. Credo realmente che lhomunculus non esista.
Ma i nani, s!
Ancora con questa stupida storia dei nani?
Michelangelo era appena entrato, e si stava levando il mantello. Conosceva quella storia e la riteneva una follia.
Se conosceste il corpo umano come lo conosco io continu la smettereste di dire sciocchezze. I nani sono gente come noi, nati da madri come noi, ma ai quali, per qualche oscura ragione, non sono cresciute le forme usuali di gambe, braccia e tronco. Sono esseri piccoli, uomini e donne adulti con un corpo da bambino, spesso pi sensibili e pi dotti di molti di noi. E con questo la questione  chiusa.
Solo Michelangelo osava parlare in questo modo a uno dei principi pi importanti di Roma. Anzi, fosse stato per lui, non lo avrebbe mai accettato allinterno del loro circolo. Ma faceva comodo, era uno dei nobili che aveva facile accesso alla corte papale, e se ci fosse stato qualche pericolo per loro, di sicuro Altieri ne sarebbe stato al corrente. Anche se, come gli aveva confidato Abram Romano, era un uomo talmente debole che per salvarsi la vita avrebbe potuto anche denunciarli tutti.
Possiamo cominciare disse Abram, ci siamo tutti.
No lo corresse Altieri, manca ancora la nostra unica donna, la giovane Maria di Montagano.
A quelle parole tutti lo guardarono come se avesse pronunciato chiss quale bestemmia. Altieri li fiss, accigliato, senza capire. Nessuno aveva il coraggio di parlare. Fu sempre Michelangelo a trovare la forza di farlo.
Non  pi con noi disse gravemente. Mi meraviglio che non lo abbiate saputo.  morta, sul rogo.
Altieri divenne bianco come un cencio, e bagnato, perch gocce di sudore gli imperlarono la fronte.
Ma come  successo? Voglio dire ha parlato?
Se avesse parlato lo riprese Michelangelo sarebbe ancora viva e noi non saremmo qui.
Qualcuno deve averla denunciata intervenne Abdul e lei ha pagato con la morte pi orribile il suo silenzio.
E chi pu essere stato? replic Altieri. Non uno di noi!
La prima gallina che canta ha fatto luovo gli rispose Abdul, guardandolo torvo.
Che cosa intendete insinuare? Non sono certo stato io, quale interesse avrei avuto?
Basta concluse Abram Romano. Sapete tutti che le milizie papali hanno occhi e orecchie dappertutto e potrebbe anche essersi tradita da sola. Purtroppo una donna era perfetta per trasmettere i messaggi e se pure il nostro maestro Michelangelo ha trovato un sostituto in un ragazzo fidato, sarebbe meglio arruolarne unaltra. Delle donne si sospetta sempre meno.
Tra i miei assistenti ne ho una disse Michelangelo ma non posso servirmi di lei.
Per quale motivo?
Non posso rivelarlo, principe, per adesso dovete accontentarvi della mia parola. Continuer a usare il ragazzo,  onesto e sincero, e ha dimostrato di meritare la nostra fiducia.
Io lho conosciuto aggiunse Abdul e concordo con quanto ha detto il maestro, anche se ha gi qualche filo di barba. Non  pi tanto un ragazzo.
 sveglio annu Mastro Saturnino che fino a quel momento era rimasto in silenzio. Forse anche troppo, e sa leggere e scrivere. Un domani potrebbe anche diventare uno di noi. Ma non perdiamo altro tempo, la notte finir presto e in questo scantinato mi sento come un topo in trappola. Altieri, che aria tira a corte?
Si discute solo del denaro che serve a terminare la Cappella.
Molto bene, e voi maestro, quali nuove?
Michelangelo tir fuori dalla giubba un foglio con alcune figure appena abbozzate e lo distese sopra un tavolo, tenendolo fermo con quattro lampade a olio, che lo illuminarono.
Queste sono le figure che dipinger, le gambe e le braccia di ciascuna di esse rappresentano alcune lettere dellalfabeto ebraico. La loro unione dar vita alle parole nascoste dellAntico Testamento e quando le preghiere di centinaia di fedeli risuoneranno nella Cappella, vedremo se il vero, unico Dio di tutti noi, cristiani, ebrei e musulmani, far udire la sua vera voce. E come sapete tutti, il papa  con noi.
In molti annuirono, a parte il principe Altieri.
Sar come dite, ma a me interessano i cadaveri, e 
E lhomunculus, per non dire delloro lo interruppe Abram Romano. State sereno, principe. Tutto  collegato. La magia  dappertutto, quella sana e quella malvagia, e luomo non  ancora capace n di distinguerla n, per fortuna, di saperla usare. Il nostro intento  seguire la via della conoscenza, dovunque ci conduca, se verso il bene. E nello svelare i segreti che nasconde, quello che potr succedere lo si sa solo nella volta celeste. Ma siate anche prudente, principe, o la vostra sete non verr estinta dallacqua ma dal fuoco.
Non era una minaccia ma forse qualcosa di pi. E ognuno dei presenti riflett sulle parole del rabbino. Quando si oltrepassavano i confini nessuno poteva sapere che cosa avrebbe trovato al di l. Per questo occorreva molta prudenza, non solo con le cose celesti, ma anche con quelle terrene. Il diavolo era dappertutto, in quello e in questo mondo.

14.

La notte, le tenebre e il silenzio provocano strani effetti nella mente. Dove di giorno una statua  solo un pezzo di marmo, di notte pu sembrare che si animi e sia pronta ad afferrarti. Il rumore che di giorno nemmeno si sente, confuso tra gli altri, uno scricchiolio appena udibile, nel silenzio e nel buio amplifica il suo suono e diventa quasi insopportabile. E quando smette, sembra che si prepari a esplodere da un momento allaltro.
Cos, nascosto tra i cartoni, Jacopo tendeva le orecchie mentre gli occhi, ormai abituati alloscurit, intravedevano ombre e spettri. Limpalcatura di legno divenne allimprovviso un gigantesco scheletro, pronto ad artigliarlo con le sue mani adunche.
Stava per alzarsi e scrollarsi di dosso le paure che la ragione gli diceva di ignorare, ma che il cuore temeva diventassero reali, quando due occhi rossi di brace lo fissarono a meno di un braccio di distanza. Grid, e il suo grido riecheggi tra le volte della Cappella, si innalz fino al soffitto e gli ritorn nelle orecchie. Poi, con uno squittio, gli occhi si mossero e sparirono nel buio. Maledizione, era solo un topo.
Forza, Jacopo disse piano a se stesso per farsi coraggio, non c alcun pericolo.
Uno spiffero pi forte degli altri fece ondeggiare un lenzuolo appeso. Jacopo lo intravide e si ferm, con il cuore che gli batteva forte.
Smettila si ripet.  solo un telo, non un fantasma. E i fantasmi, lo sai, non esistono. Almeno soggiunse ancora pi piano lo spero.
Era davvero difficile orientarsi in quelle tenebre, ma dalla zona dove avrebbe dovuto essere lo studio filtrava una luce fioca. Una candela lasciata accesa poteva essere molto pericolosa, ma poteva trattarsi anche di una lanterna allesterno. O di un soldato di guardia che si era acceso un fuoco poco distante. Si rese conto in quel momento che non aveva pensato di procurarsi una candela, ma sper di trovarla proprio allinterno dello studio. Vi entr, in punta di piedi, anche se il grido che aveva emesso poco prima lo avrebbe gi fatto scoprire se ci fosse stato qualcuno. La luce, per fortuna proveniva da fuori, e gli fu sufficiente per trovare un acciarino con cui accese un lumicino a olio. Pi sicuro di una candela, che avrebbe potuto lasciare delle tracce di cera sui preziosi disegni.
Il tavolo principale era ingombro di disegni, lo stesso genere di confusione che aveva trovato in casa del maestro. Di sicuro non era una persona ordinata. Cominci a sfogliare le carte, assicurandosi di lasciarle nellordine in cui le aveva trovate. Alcuni erano bozzetti architettonici, ma altri rappresentavano figure umane. E se lo sguardo gli si pos su alcune nudit, rimase quasi inorridito da altre. Alcune rappresentavano sezioni del corpo umano, volti con una met normale e laltra scarnificata. In altre sembrava che il maestro, per mettere allo scoperto le fasce muscolari, avesse scuoiato braccia e gambe del modello. Jacopo si tocc le sue, pensando a che cosa si nascondesse sotto la pelle.
Non aveva mai visto simili figure se non in qualche pittura dellinferno, con la differenza che se quelle sembravano opere di fantasia, se pur orribili, queste davano lidea di essere vere immagini di cadaveri. Pens per un momento dove e in che modo Michelangelo li avesse trovati e che cosa ne avesse fatto. Ma erano solo disegni, niente che lo aiutasse a comprendere qualcosa delle commissioni compiute per lui, dei simboli o dei numeri o addirittura della rosa tagliata a met.
Guard dentro madie e armadi senza trovare che fogli e fogli, alcuni disegnati, altri bianchi. Cominci ad aprire cassetti, ma la maggior parte contenevano pennelli, boccette di colori e qualche matita, oltre a torsoli di mela secchi e fichi ormai avvizziti dal tempo. Trov tuttavia un cassetto chiuso a chiave. Si sent toccato dalla mano di un angelo, che gli indicava che in quello avrebbe trovato le risposte che cercava. Lo stesso angelo fece riflettere la luce del lume sulla lama di un coltello. Lo prese, senza pensarci, e inizi ad armeggiare tra il legno e la serratura. Fu invece la mano del diavolo ad afferrare la sua, da sotto il tavolo.
Che cosa stai facendo?
Se la mano era di un demone, la voce era quella di Annio. Secca, tagliente come il coltello che aveva ancora in mano. Jacopo fece un balzo allindietro, liberandosi dalla stretta, e il lume gli cadde di mano, spegnendosi.
Sei un ladro gli disse la voce, nel buio. La pagherai per questo.
La terra sembr franargli sotto i piedi: non aveva scampo. I suoi sogni si sarebbero infranti. Non solo avrebbe perso la fiducia del maestro, ma sarebbe stato scacciato e portato in prigione. Glielo aveva detto, Michelangelo, quando aveva pensato che avesse rubato il disegno che lui stesso aveva dipinto. Allora per era innocente, in quel momento invece era colpevole. La paura si trasform in disperazione, che gli sugger lunica via di scampo: la fuga. Indietreggi, ma Annio gli si par davanti e vide la dura maschera in cui si erano trasformati i delicati lineamenti del suo viso. Not poi un bastone tra le sue mani, sopra di lui, pronto a colpirlo. Fece per girarsi e scappare, ma una legnata lo raggiunse alla schiena e cadde. Ferito, anche nellorgoglio, si rialz e non ebbe dubbi.
Si gett addosso ad Annio e rotolarono entrambi per terra. I due corpi, avvinghiati, cercavano di immobilizzarsi a vicenda, ma Jacopo si accorse subito di essere molto pi forte del rivale. Si meravigli anche quando Annio, che stava ormai per essere sopraffatto, lo graffi in viso. Non era un comportamento da lottatori, ma da femmine. Riusc a bloccargli le mani e gliele mise dietro la schiena, e fu in quel momento, a causa di uno strappo nella giubba di Annio, che scorse il suo petto. Che non era quello di un ragazzo. Si alz di scatto, attonito.
Ma tu tu sei una ragazza!
Annio si rialz in piedi e senza rispondere cominci a dargli dei calci, e Jacopo fu costretto ancora una volta a immobilizzarlo a terra.
Annio! Rispondimi! Non voglio picchiare una donna. Ti lascio andare ma tu smettila di colpirmi. Ti prego.
Sent quel corpo respirare profondamente e poi sobbalzare per dei singhiozzi che non riusciva a trattenere.
Per la miseria, Annio, o come ti chiami. Di qualcosa. Giuro che non ti metto pi le mani addosso.
Allora alzati e lasciami respirare.
Jacopo obbed, pur restando in guardia. Lo vide sistemarsi la giubba strappata, legandosela con una corda, e asciugarsi le lacrime con il dorso della mano.
Adesso lo dirai a tutti, non  vero?
No perch dovrei?
Perch sei un ladro, ingrato e traditore.
Ascoltami prov a dire Jacopo, sempre pi confuso anche se  difficile credermi, non volevo rubare nulla.
Di notte, di nascosto. Non sono cos idiota da crederti.
E tu allora? Perch eri qui?
Ti osservavo: erano giorni che guardavi continuamente lo studio. Ti ho tenuto docchio. Quando ho visto che ti nascondevi, lho fatto anchio. E avevo ragione.
Jacopo non poteva biasimarla. Tutte le apparenze erano contro di lui. Raccontarle la verit sarebbe stato pericoloso, ma ancora di pi essere tacciato di furto.
Qual  il tuo vero nome?
Perch dovrei dirtelo?
Tipico di una femmina rispondere a una domanda con unaltra domanda.
Perch siamo tutti e due nei guai. Io conosco il tuo segreto, su questo hai ragione e potrei anche svelarlo, ma non ne ho la minima intenzione. Tu sai chi sono, ma se vogliamo provare ad aiutarci a vicenda, dobbiamo fidarci luno dellaltra.
La ragazza rest muta per un tempo che a Jacopo parve interminabile. La notte era ancora lunga, ma ogni istante era prezioso per chiarirsi e trovare una via duscita.
Lisa disse alla fine. Ma i miei genitori volevano un maschio e in casa mi chiamavano con questo nome. E mi hanno anche educata come un ragazzo, fino a quando non sono morti. Non  facile per una ragazza poter sopravvivere da sola. Cos, per difendermi ho fatto credere a tutti di essere un uomo.
Jacopo si sedette per terra, vicino a lei. Sembrava sincera.
Cos tutti pensano che tu sia un ragazzo, incredibile.
Non tutti. Il maestro Michelangelo sa chi sono. E unaltra persona.
Chi?
A suo tempo, Jacopo. Per ora sappi solo che il maestro mi ha dato unoccasione di vita.  un uomo molto intelligente e anche molto buono, nonostante le apparenze.
E lui era uno stupido a non averlo compreso prima, ma era in buona compagnia, evidentemente. Avrebbe dovuto capirlo da quei lineamenti delicati, dalla sua voce e dallabilit con la quale suonava il liuto. E alla fine per come lo aveva curato, come una donna, gentile e premurosa. Ecco perch il maestro lo aveva affidato a lei durante la malattia.
Ora tocca a te continu lei e bada di essere convincente. Perch a costo di farmi scoprire io non tradir mai luomo che mi ha accolto e salvata.
Se lavrebbe convinta o meno, adesso toccava a lui. Con il tempo che avanzava lunica soluzione possibile era forse raccontarle la verit. Tuttavia, anche se il suo animo sensibile avesse compreso i motivi per cui stava frugando tra le carte di Michelangelo, non era detto che sarebbe stata daccordo. Il rischio era enorme, ma non aveva scelta.

15.

A Jacopo parve di trovarsi a colloquio dal vecchio confessore che lo aveva introdotto alla prima comunione e alla cresima. Quello che lo guardava con aria severa per capire se gli stesse dicendo la verit, e che aveva pronta la cordicella del saio per dargliela sulle gambe ogni volta che sbagliava una risposta sul catechismo. Passarono alcune ore fino a quando entrambi udirono le campane del mattutino, la prima preghiera del giorno. Anche se era ancora notte, Roma stava per svegliarsi, e tra non molto la Cappella sarebbe stata piena di lavoranti.
O sei il pi bravo commediante del mondo gli disse Lisa alla fine o sei un bravo ragazzo.
Jacopo stava per protestare per lennesima volta la sua innocenza, quando si accorse che la ragazza sorrideva. Si sent sollevato, anche se stavano sorgendo altre preoccupazioni.
Dobbiamo cercare di uscire dalla Cappella, se ci sorprendono qui
Conosco una via duscita.  piuttosto pericolosa, ma non vedo altre strade. Io potrei salvarmi, se ti denunciassi come ladro, ma ho deciso di fidarmi. Fino a prova contraria.
Daccordo, mi sembra giusto. Se ti accorgessi che ti ho mentito potrai sempre farlo in un altro momento. E adesso filiamocela.
Uscirono dallo studio: Lisa, che precedeva Jacopo, si ferm davanti a un muro.
Se fossimo dei fantasmi ironizz Jacopo potremmo anche attraversare il muro
Sciocco al buio non si vede ed  anche difficile accorgersene alla luce. Riesci a vedere questa sporgenza? Spingila.
Come Jacopo appoggi la mano e premette, ud uno scatto e un pezzo di muro, ruotando su dei perni, si apr con un cigolio. Un refolo di vento li colp, portando odori di incenso e di altri profumi. Lisa prese per mano Jacopo e si incammin, furtivamente, per un corridoio immerso nelloscurit pi totale.
Dove stiamo andando?
Nella sagrestia segreta del papa.
Che cosa? Jacopo si ferm di colpo. Sei matta? Se ci prendono
Ci appenderanno in una gabbia sopra i bastioni del Castello del Santo Angelo e ci lasceranno morire di fame e di sete. Poi i corvi banchetteranno con le nostre carni fino a che non rimarranno solo le nostre ossa a luccicare al sole.
Sei molto rassicurante.
Stai tranquillo, ho intenzione di vivere a lungo. Basta fare piano, a questora dormono tutti, dal papa ai servitori.
Dopo aver fatto una ventina di passi Jacopo vide filtrare una luce da sotto una porta. Appena laprirono, rimase stupefatto: si trovavano in una grande stanza, che si apriva su tre sale. Se era la sagrestia segreta, chiss che cosa avrebbe contenuto la camera del tesoro. Tutto appariva doro e dargento, dai vasi agli ostensori, dai calici ai paramenti sacri che appartenevano a cardinali e papi. A portare via qualcuno di quei pezzi ci si sarebbe campati per anni.
Non ci pensare disse lei, quasi gli avesse letto nel pensiero. Ti darebbero la caccia allinfinito, e qualunque ricettatore ti denuncerebbe per intascare il premio per la tua cattura. Guadagnerebbe di pi cos che dalla vendita dei preziosi.
Vedo che te ne intendi la incalz Jacopo, quando usciamo di qui, mi piacerebbe saperne di pi su di te.
Fai silenzio, adesso: per uscire dobbiamo passare dalla garitta delle guardie.
Percorsero la sala di destra, dove Jacopo si sarebbe fermato volentieri ad ammirare degli imponenti quadri, i pi grandi che avesse mai visto. E pale daltare dorate con Madonne di una bellezza ineguagliabile.
Non c tempo, magari un giorno Michelangelo chieder il permesso di mostrarteli e di raccontarti di chi sono.
Ma tu le disse, ti fidi di lui?
Fino a stanotte, s, ciecamente. A lui devo tutto. Ma quello che mi hai raccontato mi ha spaventata. A volte il diavolo si nasconde anche sotto le vesti di un santo.
 pi o meno la stessa cosa che mi ha detto labate Biagio da Cesena.
Lo conosci bene?
Be,  una storia un po complessa
Ssh, ecco le guardie. Per fortuna sembra stiano dormendo tutte.
In punta di piedi passarono attraverso la stanza delle guardie, schivando gambe e armi, fino ad arrivare a una porticina che dava su una rampa di scale. Questa volta la scesero in fretta e alla fine si ritrovarono davanti allimmenso cantiere dove si stava costruendo la pi grande cattedrale del mondo.
Ce labbiamo fatta. Sei stata brava.
Grazie, anche tu.
Rimasero per un po senza parlare, guardandosi intorno e tra loro. Era il momento di dividersi, ma nessuno dei due ne aveva voglia. Fu Jacopo a parlare per primo.
Lisa, io credo che a questo punto possiamo davvero fidarci luno dellaltra, anche perch abbiamo entrambi da difendere i nostri segreti. E allora perch non indagare insieme? Se avrai ragione tu e quello che ho visto  solo frutto della mia ignoranza, io ne sar felice. Ma se invece Michelangelo facesse parte di qualche oscuro piano, sarebbe meglio che anche tu ne fossi a conoscenza. Che ne dici?
Tu hai la tua logica, maschile. Tutto deve essere inquadrato nel bianco o nel nero. Io invece ho imparato che ci sono tante sfumature, non solo nei colori, ma anche nella vita. E ho imparato a ragionare con listinto. Che mi dice s, che mi posso fidare di te. E dato che ho preso troppi schiaffi e non ho intenzione di prenderne altri, vuol dire che ti aiuter a indagare. Ma se mi tradisci in qualche modo lo guard dritto negli occhi o se scopro che mi stai ingannando, ricordati che so vendicarmi come solo una ragazza  capace di fare.
Gironzolarono un po per Roma, lontano dalla Cappella. Inutile andare a dormire, e anche sospetto. Se li avessero visti entrare allalba li avrebbero subissati di domande. Se qualcuno avesse notato la loro assenza avrebbero detto di essere andati in una bettola, di essere stati a chiacchierare e di avere bevuto un po. E che poi si erano addormentati: una scusa tutto sommato credibile anche se non era nelle loro abitudini.
Per fortuna nessuno sa che sei una ragazza scherz Jacopo altrimenti potrebbero pensare male.
Lei scroll le spalle e non rispose. Roma iniziava ad animarsi, e le botteghe ad aprire. I fornai furono i primi e i due ragazzi si fermarono a mettere qualcosa nello stomaco. Il sonno aveva acuito la fame e si rifornirono di una farinata di frumento, insaporita con delle spezie e che bagnarono in un brodo di carne per renderla pi saporita e appetitosa. Arrivarono davanti alla Cappella che era ancora chiusa, si sedettero sui gradini e la noia dellattesa fece addormentare entrambi.
Ehi, dormiglioni!
Un calcio nel sedere risvegli Jacopo, che fece in tempo ad aprire gli occhi e a scansare il secondo. La faccia di Giovanni del Pesce lo guardava con aria interrogativa.
Ciao Giovanni, ci siamo addormentati.
Lisa si mise in piedi ancora prima di lui.
Finalmente siete passati dalla nostra parte continu Giovanni. Bere  bello, ma se non si  abituati, al mattino ci si ritrova pi rintronati che alla sera.
Gli altri apprendisti si misero a canzonarlo, solo lui, per: sapevano di non poter toccare Annio, che era sotto la protezione del maestro Michelangelo.
Gi rispose Jacopo, ho imparato la lezione. Non credo che succeder pi.
Poco dopo la porta si apr, dallinterno, ed apparve Mastro Saturnino, scuro in volto.
Avanti, che c da lavorare disse secco. Dobbiamo spostare limpalcatura e creare nuovi colori per il maestro quando torner. Fate presto!
Di solito non si comportava in modo cos brusco e tutti entrarono in silenzio, forse temendo anche qualche punizione. Quando tocc a Jacopo passargli accanto, si sent afferrare per le spalle.
Tu no gli disse, devo parlarti.
Jacopo temette di essere stato scoperto e arross con violenza. Le gambe iniziarono a tremargli, soprattutto quando Saturnino si diresse verso lo studio di Michelangelo. Giunto alla porta, che i ragazzi avevano lasciato aperta cos come lavevano trovata, la guard con sospetto. Entrarono, mentre Jacopo cominci a sudare freddo.
Siediti gli ordin.
Chiuse a chiave la porta dietro di s, e in quel momento Jacopo cap di essere perduto.

16.

Saturnino rovistava fra le tele accatastate sul tavolo, le stesse sulle quali Jacopo aveva messo le mani la sera prima. La ricerca si fece via via sempre pi convulsa e, ormai certo di essere scoperto, fece per alzarsi.
Dove vai? gli chiese brusco Saturnino.
Mi sgranchivo un po le gambe ment Jacopo.
Lo farai dopo.
Lespressione del vecchio mut quando mise le mani su una cartella. Aveva laria soddisfatta, come se avesse trovato le prove della sua colpevolezza.
Ti affido un compito importante gli annunci. Devi portare questi cartoni al papa.
Che cosa?
Sei mica diventato sordo?
No, ma
Unaltra missione. Allora non era stato scoperto. Per lemozione si port le mani al volto, ma Saturnino sembr non badarvi.
Purtroppo il maestro Michelangelo si  dovuto assentare per urgenti motivi, ed  molto importante che il papa riceva questa bozza oggi stesso. Ti  tutto chiaro? Dovrai consegnarla solo a lui, perch  opportuno che nessuno la veda prima del papa stesso che dovr dare lautorizzazione. Ti presenterai allabate Biagio da Cesena, che ti introdurr da papa Clemente. Hai gi conosciuto labate. Ti ricordi di lui?
Se lo ricordava benissimo, molto pi di quanto Saturnino credesse.
Proprio da lui? gli scapp detto.
Non ti piace, vero? Nemmeno a me, ma  molto potente e vendicativo, ed  pericoloso ignorarlo. Sar contento di vedere che ci rivolgiamo a lui per ottenere udienza dal papa. Ora vai, e quando hai finito torna da me. Ti aspetter qui, a qualunque ora.
Saturnino infil il foglio dentro una cartella e gliela consegn. Jacopo fece per allontanarsi.
Aspetta! Non ti ho detto dove portare il disegno. Il papa e labate sono nel Castello del Santo Angelo. Li troverai l.
Con la cartella sotto braccio, Jacopo ripass per la Cappella e scambi un breve sguardo con Lisa. Lei lo guard con aria interrogativa, ma lui scosse appena la testa, come a dire che ora non poteva parlarle. Seguendo le istruzioni di Mastro Saturnino, si avvi verso una porticina, sal una serie di scale e si ritrov in un lungo corridoio. Quello doveva proprio essere il Passetto, il collegamento segreto tra il palazzo del papa e il Castello del Santo Angelo, la fortezza inespugnabile. Un modo per salvarsi da eventuali attacchi di truppe nemiche o anche da gruppi di armati prezzolati da nobili romani avversi al papa stesso.
Stava suonando mezzogiorno quando si trov davanti a una porta sbarrata. Si apr uno spioncino dal quale vide spuntare la punta acuminata di una freccia, puntata contro di lui.
Chi sei? Che cosa vuoi?
Ho una consegna per papa Clemente,  urgente.
Per conto di chi, straccione?
Non fece in tempo a rispondere che la porta si apr e prima ancora di riaversi dalla sorpresa quattro robuste braccia lo sollevarono di peso. Jacopo non oppose resistenza, cercando solo di tenere stretto il foglio. Fu trascinato in una stanza, e scaraventato a terra davanti a un paio di stivali sporchi. Alz lo sguardo e vide un uomo con la barba rossa e una benda nera che gli copriva un occhio. Con la punta di un pugnale si stava pulendo le unghie.
Sei un sicario dei Caetani? O degli Orsini? Degli spagnoli, dei francesi o degli Sforza di Milano? Che cosa nascondi sotto il braccio? Fammi vedere!
Jacopo prov a resistere, ma per evitare che gli venisse strappata di mano, dovette consegnare la cartella.
E questo che cosa sarebbe?
 un dipinto del maestro Michelangelo disse con orgoglio che devo consegnare direttamente al papa.
Ci fu uno sghignazzo generale.
Gi fece quello sono io il papa. E lo user per pulirmi il sedere!
Forse scherzava o forse no, ma non aveva importanza, e Jacopo prov a opporsi.
Il mio nome  Jacopo da Pistoia. Ti avviso che se proverai a sciuparlo, ti impiccheranno, ma solo se sarai fortunato. Puoi credermi o meno, il rischio  tuo.
Il capitano delle guardie rest interdetto, non aspettandosi una reazione simile. Fece per replicare, ma quella minaccia sembrava reale. Si rivolse ai suoi sottoposti, brusco, per mascherare in parte la preoccupazione di avere davanti non un ragazzo qualsiasi, ma uno che aveva a che fare davvero con il papa.
Portate questo Jacopo, o come diavolo si chiama, gi nelle segrete, insieme a questo foglio. E non toccate n luno n laltro fino a quando non avr capito chi sia. Quanto a te aggiunse rivolgendosi a lui e schiumando di rabbia repressa, se hai provato a ingannarmi non basteranno a difenderti la spada dellarcangelo Gabriele e il bastone di San Giovanni il Battista. Ti strapper le orecchie, ti caver gli occhi, ti taglier il naso, le mani e i piedi. E poi ti lascer libero: non so se ci siamo capiti.
Uno schiaffo con la mano aperta concluse la conversazione e poco dopo Jacopo si ritrov chiuso in una delle celle del Castello. La guancia gli doleva, ma soprattutto si sentiva ferito dentro, tra paura, rabbia e disperazione. I muri di pietra e mattoni trasudavano umidit e Jacopo poteva ascoltare lo sciabordio delle acque del Tevere al passaggio delle barche. Gridare aiuto non sarebbe servito a niente e forse avrebbe potuto anche peggiorare la situazione. Comunque, nello stato in cui si trovava, era difficile pensare a qualcosa di peggio.
Cera tuttavia un vecchio proverbio: il peggio non  mai morto. E Jacopo ne ebbe limpressione quando vide dei topi scappare via dalle sbarre della finestra. Brutto segno, come quando la nave affonda.
Dei tuoni spaventosi avevano da poco fatto tremare la terra e subito dopo era iniziato uno scroscio di pioggia. Sembrava un temporale passeggero ma, giunta la sera, lacquazzone aument dintensit. Un po di cibo lo avrebbe riscaldato, ma nessuno si era fatto vivo. Intanto era calata la notte e dalle fessure dei muri iniziarono a filtrare sottili rivoli dacqua, bagnando in breve tempo il pavimento della cella. Per fortuna dal buco che serviva anche per i bisogni lacqua defluiva, formando un piccolo gorgo.
Ma al freddo e alla fame subentr il terrore quando, affacciatosi alla finestra per quanto le sbarre glielo consentissero, Jacopo ud scorrere il fiume a meno di un braccio da dove si trovava. La pioggia continuava inarrestabile, e Jacopo inizi a gridare.
Aiuto! Aiuto!
Grid fino quasi a diventare afono, ma il rumore assordante della pioggia era troppo forte, oppure le guardie avevano labitudine di disinteressarsi dei prigionieri. E se morivano, tanto peggio per loro, e una cosa in meno di cui preoccuparsi.
Il fiume saliva di livello ogni istante che passava, ingrossato dalla pioggia, e tra non molto avrebbe inondato la cella. La sua breve vita gli pass davanti in un attimo: si rivide bambino, con le paure infantili che gli popolavano i sogni, ma quello che stava vivendo era reale, il peggiore degli incubi. Il buio era assoluto, ma se gli occhi non riuscivano a vedere niente, le orecchie percepirono esattamente il momento in cui lacqua del Tevere inizi a entrare con un rumore di cascata.

17.

In piedi su una panca di legno, come fosse una zattera di salvataggio, Jacopo non gridava nemmeno pi. Le forze ormai gli erano venute meno. Era lalba e anche se aveva smesso di piovere, nella cella lacqua continuava a salire. Teneva il disegno nella mano destra, alzata sopra la testa, per riuscire a salvarlo. Persa ogni speranza, il pensiero gli era andato a sua madre, che non avrebbe pi rivisto, ammesso che si fosse salvata dal morbo pestilenziale. E quasi si meravigli quando gli venne in mente Lisa. Temette anche che, non vedendolo pi tornare, avrebbe pensato che laveva tradita, che se ne fosse andato senza salutarla. Gli venne addirittura nostalgia di quando era stato malato e della sua dolce mano fresca sulla sua fronte bollente.
Il cuore cominci a battergli cos forte che i palpiti gli sembravano colpi sulla porta, che si trovava cinque gradini pi in alto. E non cap fino a quando questa si spalanc di botto e riconobbe un volto familiare. In altre occasioni gli sarebbe risultato sgradito ma in quella, anche se avesse visto la faccia del diavolo, ne sarebbe stato felice.
Corri gli ordin Biagio da Cesena, sta arrivando londa di piena, e tra poco qui sar tutto sommerso.
Sguazzando nellacqua Jacopo obbed senza esitare mentre il gorgoglio era sempre pi minaccioso. Seguendo Biagio su per una scalinata di pietra, si ritrov finalmente allasciutto e, apparentemente, in salvo.
Mi hanno avvisato solo questa mattina, allora prima delle preghiere. Come hanno fatto il tuo nome mi sono precipitato io stesso. Sono felice di averti salvato.
Grazie, padre.
Lascia stare, chiamami Biagio, credo che siamo amici e che io mi sia meritato la tua fiducia, non sei daccordo?
Il sorriso di Biagio assomigliava piuttosto a un ghigno. Non era colpa sua, era proprio fatto cos.
Certo Biagio grazie, davvero.
E scommetto anche che hai fame, non  vero? Mi hanno detto che non hai voluto niente da mangiare.
Veramente non me lhanno portato.
Bifolchi ignoranti, me la pagheranno disse alzando minaccioso lindice della destra. Ma pi tardi. Ora ti far rifocillare e sar meglio che ti metta addosso qualcosa di asciutto, altrimenti ti prenderai un malanno.
Nelle cucine del Castello, Jacopo si rivest con un paio di braghe nuove e morbide calze di lana che infil in un paio di borzacchini di cuoio leggero: i suoi piedi non avevano mai conosciuto una morbidezza simile, nemmeno quando viveva a Pistoia. Indoss anche una camicia di lino e una giubba di pelle con borchie di ottone lucido. Non si mise in testa il cappello di feltro, che gli sembrava esagerato, e se lo infil nella camicia. Mentre si vestiva, un servo pose sul tavolo una focaccia ripiena di lardo e miele, una brocca con del latte tiepido e del formaggio fresco che si scioglieva solo a metterlo in bocca.
Jacopo mangi con enorme appetito, senza perdere tuttavia di vista la cartella da consegnare al papa. Biagio lo guardava e si sfregava le mani.
Quando suoneranno i vespri gli disse, il papa ti ricever e tu gli potrai consegnare il dipinto. Lho avvisato io stesso. Le guardie ti lasceranno passare, non temere, anche loro sono state allertate. Ora per ti devo lasciare, lingrato lavoro di cerimoniere mi tiene molto occupato, ma potrai passare il tempo pregando in una delle tante cappelle che potrai trovare. E ricordati il suo sguardo si fece duro che sono sempre a tua disposizione quando vorrai vuotarti lanima.
Jacopo lo ringrazi, borbottando qualcosa con la bocca piena, e fu felice quando finalmente lo vide allontanarsi. Quellabate non gli piaceva per nulla, ma doveva riconoscere che gli aveva salvato la vita, con un tempismo eccezionale. Se avesse tardato, Jacopo sarebbe morto affogato. Forse si meritava davvero la sua fiducia, ma era come se qualcosa gli impedisse di dargliela.
Il palazzo del papa era ancora pi grande di come lo aveva immaginato. Sale immense, quadri enormi e affreschi su quasi tutte le pareti. E inoltre statue di ogni genere, anche di nudi maschili e femminili che non avrebbe mai pensato di poter vedere in quellambiente sacro. Nessuna, tra le poche guardie incontrate, gli chiese n come si chiamasse n come mai si trovasse l, quasi fosse un fantasma. In attesa dei vespri, quando il sole sarebbe stato al tramonto, si sdrai su una panca di marmo bianco, a occhi chiusi. Un istante prima di addormentarsi un pensiero lo folgor e gli lev il sonno: come aveva fatto Biagio da Cesena ad avvisare il papa, se aveva detto di essere corso in suo aiuto appena saputo dove si trovasse? Forse aveva capito male, ma pi pensava alle parole dellabate pi si convinceva di non sbagliarsi.
Che lo avesse ingannato? Ma a che scopo? Perduto il sonno, si avventur per scale e corridoi, perdendo anche lorientamento. Ormai il sole stava per calare e tra un po avrebbe sentito suonare i vespri e dovuto andare dal papa. Temendo di arrivare in ritardo si rivolse a un monaco che incroci su un ballatoio.
Vi prego, buon padre, potete indicarmi gli appartamenti del papa?
Quello si fece un segno della croce sulla bocca, per indicargli che non poteva parlare. Jacopo aveva sentito di certi santi uomini che facevano voto, per tutta la vita, di tacere. Lo ringrazi lo stesso con un sorriso, ma luomo lo afferr per un braccio. A forza di gesti, Jacopo credette di capire. Seguendo le indicazioni del monaco si ritrov in stanze sempre pi ricche, segno che stava andando nella giusta direzione. Suonarono i vespri, chiamando donne e uomini alla preghiera della sera e lui era ancora alla ricerca del papa.
Girato un angolo si scontr contro una persona e capitombol a terra. Da quella posizione e nella penombra riconobbe solo delle braghe nere, ma quando alz lo sguardo per riuscire a capire chi stava scappando di corsa nella direzione opposta, il cuore gli balz in petto. Quella figura possente, alta, e quei capelli irsuti e spettinati non potevano che appartenere al suo maestro, a Michelangelo. Per non poteva essere lui, altrimenti avrebbe portato lui stesso il foglio al papa. Per togliersi ogni dubbio stava per chiamarlo quando ud un rumore di ferraglia e subito dopo alcune voci allarmate.
Il papa! Accorrete! Chiamate il cerusico, presto!
Un istante dopo il corridoio veniva illuminato da schizzi di luce, lampade che oscillavano creando strane ombre sulle pareti. Jacopo si rimise in piedi, senza muoversi, in attesa di capire che cosa fosse successo. Fu unaltra voce, strozzata, che gli fece sbarrare gli occhi.
Papa Clemente! Sta morendo!
Grida, voci che si accavallavano, rumore di armi e di corse concitate. Due gendarmi, con la picca in mano, passarono correndo davanti a lui, ma uno dei due si ferm e gli punt la lancia contro.
Ferm l! Chi sei?
Le decisioni pi importanti si prendono a volte nello spazio di un battito di ciglia. Ogni spiegazione sarebbe stata inutile e, forse, pericolosa. Senza rispondere, Jacopo si dette alla fuga, infilando porte, scale e corridoi senza sapere in quale direzione andare. Correva veloce e ben presto la guardia, appesantita dalle armi, rinunci a inseguirlo, dopo avergli gridato invano di fermarsi. Trov una scala a chiocciola e vi sinfil senza chiedersi dove portasse, ma scendeva e sper quindi che lo conducesse fuori. Ma qualcuno stava salendo e a breve si sarebbero incontrati. Vide una finestra, lapr e guard di sotto. Valut la distanza da terra in cinque o sei braccia: non era poco e se fosse caduto male si sarebbe potuto rompere una gamba. Lavrebbero preso e un uomo in fuga, anche se innocente, risultava sempre colpevole. Le voci, da sotto, si facevano sempre pi vicine, cos come le luci. Si gett dalla finestra, e cerc di attutire il colpo rotolando sul ghiaino.
Una serie di vicoli si aprivano davanti a lui. Si mise ancora a correre a perdifiato, finch lo ressero le gambe. Era libero. I pantaloni erano strappati e la camicia macchiata di rosso: si tocc il viso e sent bruciare, mentre le dita si erano tinte di sangue. Ebbe paura di aver sporcato il foglio, ma a questo avrebbe pensato domani. A una fontanella si sciacqu e si deterse. Il viso che vide appena riflesso nellacqua sembrava quello di un altro, o di uno di quei demoni che dovevano incutere timore nei fedeli. Lunico pensiero fu quello di raggiungere la casa.
Perse un paio di volte lorientamento, ma alla fine trov il vicolo e, nonostante la sporcizia e la puzza, non gli parve mai cos bello. Una volta in casa, si sdrai sul letto e vinto dallemozione e dalla stanchezza, si addorment, con il foglio stretto tra le dita. Non si accorse che un paio di occhi, al buio, lo stavano osservando.

18.

Come api intorno alla regina, nobili, medici, cardinali e servi si affollavano intorno al letto a baldacchino di papa Clemente. Dalle coltri rosse spuntavano le braccia del papa, avvolte in una preziosa camicia di lino bianco. E sulle dita luccicavano anelli tempestati di pietre preziose, tra i quali spiccava quello doro con inciso San Pietro su una barca: il simbolo del potere, lanello detto del Pescatore. Il volto era terreo e il corpo immobile. Mentre il sole faticava a uscire da una bianca nuvolaglia, un vento pesante, carico di odori, spirava dalle finestre della camera. Appoggiato a quella pi lontana dal letto, Biagio da Cesena, lo sguardo a terra, le mani giunte, mormorava delle preghiere. Il principe Caetani si avvicin al capezzale.
 gi morto? chiese.
Scipione Carracci, il cerusico personale del papa, tir fuori uno specchietto dargento e lo mise davanti al viso del sacro infermo.
No, principe. Vedete? Lo specchio si  appannato, segno che respira ancora.
Sta morendo?
Questo non posso saperlo. La vita  nelle mani di nostro Signore, lui la d, lui la toglie.
Caetani lo prese per il colletto del mantello e lo sollev da terra.
Sar io a levarvi la vita se non mi dite qualcosa di pi. Avete inteso o preferite che parli la punta del mio pugnale?
Mi consulter subito con i miei colleghi e riferir subito alla signoria vostra.
Erano in cinque, e con i loro mantelli neri sembravano cornacchie.
Credo sia opportuno fare immediatamente un salasso di sangue.
Se gliene leviamo anche una sola goccia, lo spediamo direttamente in paradiso.
E se provassimo a mettergli sul petto losso del mignolo di Santa Brigida di Svezia? Pare sia dotato di poteri straordinari di guarigione.
Male non farebbe.
Come se non avesse udito le loro proposte, Scipione Carracci spinse gli altri quattro in un angolo della stanza.
Prima di passare alla cura, sarebbe meglio individuare la causa del malore. Voi avete qualche idea?
I quattro medici si guardarono tra loro, ognuno cercando di trovare una risposta negli altri.
Siamo in autunno, potrebbe essere uninfezione da bile gialla.
Quando non sai che pesci pigliare tiri sempre fuori la storia della bile gialla. Con lo stesso criterio potrebbe essere anche colpa delle tue mutande puzzolenti.
Come ti permetti? Io ho studiato a Bologna!
Veramente disse un terzo mi  stato riferito che a Bologna ti hanno buttato fuori e non hai mai conseguito il titolo di magister.
Ah, calunnie, solo calunnie!
E se fosse stato avvelenato?
La voce del quarto medico, il giovane Bonaventura, mise in allarme gli altri, compreso il cerusico Carracci. Era gi successo nel passato che il medico del papa fosse stato messo a morte per non aver ben vegliato sulla sua salute. Questo era uno dei suoi compiti.
Bonaventura ha ragione. Guardiamogli la lingua e le unghie delle mani propose il primo. Se le trovassimo annerite, potrebbe essere stato ucciso dallarsenico.
Potrebbe anche essere stata la cantarella, o laconito, o la belladonna, o lacqua di Perugia, o perfino i funghi di Lucrezia.
Vedo che si  molto informato, Bonaventura disse con sospetto lo stesso che gli aveva dato ragione. Come mai questa grande competenza?
Basta con queste discussioni tagli corto Carracci, intanto per ora non  ancora morto, uccellacci del malaugurio!
Il papa ormai rantolava e quando gli si avvicinarono scossero la testa. Usando un paio di guanti di pelle, Carracci gli tir fuori la lingua, che si present rossa. E il nero delle unghie fu attribuito allo sporco, non al veleno. Il cerusico, tuttavia, not strane macchie nerastre intorno alle narici e in parte sulle guance. Gli venne un dubbio e si guard intorno. Alcune piccole candele colorate avevano appena finito di bruciare. Ne prese una e se la mise in tasca. Il furto non pass inosservato agli occhi di Biagio da Cesena, che lo fiss torvo. Anche se per un solo istante, a Carracci venne la pelle doca per la paura. Ritorn quindi al capezzale del papa e di nuovo fece lesperimento con lo specchio. Stavolta per non si appann.
Bonaventura disse allora a voce alta come membro pi giovane del collegio medico, tocca a voi lonere di procedere alla constatazione della presunta morte del papa.
Una cappa di silenzio scese nella camera e tutti, a eccezione di Bonaventura, si allontanarono dal letto. Il giovane medico afferr con delicatezza la pianella destra e la lev dal piede del papa. Sfil con ancora maggiore delicatezza e attenzione la calza di seta. Si avvicin quindi al piede e, dopo essersi turato il naso con le dita, morse senza esitazione e con forza lalluce. Tutti rivolsero la loro attenzione sul volto del papa, che tuttavia non mosse il pi piccolo dei muscoli.
Quale barbara usanza  questa? chiese sottovoce lambasciatore francese al principe Caetani.
Sar anche barbara, ma  molto efficace. Provate a farvi dare un morso sullalluce. Se vi rimane anche un briciolo di vita addosso, griderete come unaquila e salterete come una rana ubriaca. Il papa non ha mosso un muscolo. Il papa  morto.
Un cupo mormorio si lev nella stanza e un paio di monaci intonarono sommessamente lEterno Riposo per lanima del papa. Fingendo di bisbigliare la stessa preghiera, Ascanio Colonna si avvicin a Biagio da Cesena, che stava in un angolo, il rosario in mano, ma senza snocciolarlo.
Voi non pregate, cerimoniere.
E voi fate finta, principe.
A volte  meglio fingere piuttosto che mostrare indifferenza.
Il Signore conosce la verit.
Finch la conosce solo lui, voi siete al sicuro.
Il principe Colonna si carezz la barba sottile, e Biagio da Cesena si lisci il mento.
Abbiamo molte cose in comune, principe. Dovremmo parlarne. In unaltra occasione, ovviamente.
Cos sia.
La voce della morte del papa si sparse in un battibaleno, non appena furono appesi dei drappi neri fuori dalle finestre del palazzo. Le campane delle chiese di Roma suonarono a morto, incessantemente. Ogni attivit si ferm. I vasai smisero di girare il tornio, i panificatori smorzarono il fuoco dei forni e i mercanti cessarono di gridare il prezzo delle loro merci. Nel grande cantiere dove si costruiva la cattedrale pi grande del mondo scalpellini e operai posarono i loro martelli e i loro picconi.

19.

Come i petali dei soffioni corrono, si alzano in cielo e ricadono sospinti dal vento, cos le voci sulla morte del papa volarono di bocca in bocca. Rapide, taglienti, a volte incredule, e di ora in ora le ipotesi si moltiplicarono. Nei giorni successivi tra il popolo di Roma nessuno pi dubitava del fatto che il papa fosse morto avvelenato, ma divenne prima sospetto e poi certezza, che a ucciderlo fossero stati i fumi di alcune mortali candele.
Era stato il cerusico Carracci a dirlo apertamente, se pure confidandolo soltanto al suo pi fedele collaboratore. Questi ne aveva parlato alla moglie, pregandola di mantenere il riserbo, ma la donna non aveva potuto fare a meno di riferire il segreto alla serva di casa. La quale non vide lora di rivelare una cos ghiotta confidenza alle sue pi care amiche. In tal modo, passando la notizia di bocca in bocca, nel giro di un paio di giorni in tutta Roma si era sparsa la voce, data per certa, che la morte del papa dipendesse da certe candele. Le botteghe di alcuni artigiani che le vendevano vennero addirittura prese dassalto, e qualcuno di loro si busc pure qualche bastonata, come se in qualche modo fosse colpevole.
Carracci si arrabbi moltissimo per quella fuga di notizie, ma ormai era troppo tardi. Daltra parte il fatto era vero, con ogni probabilit. Lui aveva esaminato con molta cura la candela che aveva trafugato, e vi aveva trovato tracce non solo di arsenico, ma anche di mandragora e di lattice di euforbia. Il fumo combinato di queste piante aveva evidentemente formato quella miscela micidiale che aveva ucciso papa Clemente.
La voce arriv anche allinterno della Cappella e Jacopo ne fu turbato oltremodo. Tre coincidenze potevano non avere senso se prese singolarmente, ma dopo averle collegate, lo portarono a un terribile sospetto. Cercava addirittura di evitare Lisa, per non doverle confidarle quelli che temeva non essere sospetti, ma verit. Dopo due giorni di tentativi, la ragazza lo prese da parte.
Abbiamo scelto di condividere tutti i nostri segreti. Ma tu non lo stai facendo. Perch?
Ho paura.
Hai fatto una promessa, ora devi mantenerla.
Dopo, lontano da tutti.
Pi tardi, finito il lavoro, sedettero su una panca, dove il Tevere formava una piccola ansa, prima dellisola Tiberina.
Allora?
Temo che Michelangelo sia poco angelo e molto diavolo.
Non scherzare.
Va bene, almeno mi sfogo, perch ho davvero paura. Ormai si sa che il papa  stato ucciso dal fumo mortale di alcune candele.
E allora?
La sera in cui  stato avvelenato io ero nel palazzo del papa e sono certo di essermi scontrato con il maestro, che scappava o correva, questo non lo so. Aspetta, non mi interrompere. Io ho visto una serie di candele strane e colorate proprio nella casa del maestro. Ma c di pi: Mastro Saturnino mi aveva incaricato di portare la bozza di un progetto di Michelangelo al papa, ma quando  successo tutto quel trambusto, ovviamente non ho portato a termine il mio compito. Prima di riconsegnarlo a Saturnino ho guardato dentro la cartella. Il foglio era pulito, capisci? Non cera disegnato nulla.
Lisa era sbiancata a sentire pronunciare il nome di Saturnino.
Che cosa hai?
Niente, vai avanti. Per quale motivo non cera disegnato niente?
Brava, se lo sapessi avrei gi risolto il mistero. Ma non posso certo chiederlo a Saturnino. Scoprirebbe che lho visto. Insomma era tutta una trappola, forse per incastrarmi.
Non dire sciocchezze, il maestro non lo farebbe mai.
E le candele allora? E la sua fuga nel palazzo papale? Saturnino mi ha detto che il maestro non poteva portarglielo direttamente, mentre era l. Ti  chiaro il quadro, adesso?
Il volto della ragazza pass dalla diffidenza allo stupore fino alla paura. Restarono in silenzio a lungo, Jacopo tirando dei sassi nelle acque serene del Tevere e Lisa mordicchiandosi le labbra e rigirandosi i capelli tra le dita.
Pensi davvero che sia stato il nostro maestro ad avvelenare il papa?
Non lo so, non ci voglio credere, ma le circostanze sono tutte contro di lui.
E allora? Che cosa conti di fare adesso?
Non lo so, pregare forse?
Perch non ne parli in confessione a qualche sacerdote? Sai bene che non possono rivelare il contenuto di quello che hanno appreso. Magari ti potrebbero dare un buon consiglio.
Jacopo aveva avuto intenzione di scrivere una lettera a sua madre per raccontarle tutto, ma ci aveva ripensato. Intanto, se stava gi male, non voleva preoccuparla e poi, se la lettera fosse capitata nelle mani sbagliate, magari intercettata e letta, sarebbe stato pericoloso. Quanto gli aveva suggerito Lisa non lo convinceva molto, ma al momento era lunica strada percorribile per calmare la sua coscienza e trovare un po di pace.
Sei unamica preziosa le disse alla fine.
Anche tu, sto cominciando a fidarmi di te.
Un giorno vorrei che mi raccontassi tutta la tua storia.
Un giorno la ragazza alz le spalle. Un giorno, forse, quando non mi dovr pi nascondere sotto abiti maschili.
Il consiglio di Lisa lo torment tutta la notte, e alla fine decise di seguirlo. Durante il giorno Mastro Saturnino lo prese da parte. Jacopo temette che gli leggesse in viso i suoi sospetti, molto pi fondati di quando si era rivolto a lui. Ora non lo vedeva pi come un buon maestro n come un saggio padre, ma come il possibile complice di oscure trame. E nonostante linnata antipatia che provava per Biagio da Cesena, pens che forse poteva avere ragione lui. Contrariamente a quanto si potesse pensare il brutto e antipatico poteva essere il Bene, e il bello e simpatico il Male. Il mondo era molto pi complicato di quanto avesse immaginato quando viveva a Pistoia.
Grazie per aver riportato la cartella integra.
Dovere mio, Mastro Saturnino.
Era molto importante. E mi dispiace moltissimo per quello che ti  successo. Il maestro mi ha detto di chiederti quello che pi desideri per compensarti della notte passata in cella.
Jacopo lo guard negli occhi, appariva sincero, ma ormai non poteva fidarsi. Il fatto poi che fosse importante la consegna di un foglio bianco era impossibile a credersi. Tuttavia a quella domanda decise di rispondere con onest.
Dipingere.  tutto quello che voglio.
Va bene, sar fatto il possibile. Ma dimmi, come sei riuscito a liberarti?
Biagio da Cesena.  stato lui a scendere e a liberarmi, poco prima che il Tevere inondasse la cella. Mi ha salvato la vita.
Bene rispose, ma con unaria per niente convinta.
Forse avrebbe preferito vederlo morire affogato? Come erano cambiate le cose da quando era giunto a Roma. La gioia di aver trovato un lavoro da apprendista pittore si stava trasformando in un incubo, dove il Bene e il Male si confondevano tra loro e lo confondevano.
Finito il lavoro si diresse verso il palazzo del papa listato a lutto. Era strano perfino che Saturnino non gli avesse parlato n del pontefice n della persona a cui avrebbe dovuto consegnare quel maledetto foglio. E ancora pi strano che da quel giorno il maestro non si fosse fatto pi vivo: lui comunque non aveva chiesto nulla.
In tutto questo caos, lunica nota positiva era e restava lamicizia con Lisa. In quel primo disegno che aveva fatto alla presenza di Michelangelo si ricord di essere rimasto colpito dal suo volto e lo aveva disegnato. Avrebbe dovuto immaginarlo che quei lineamenti delicati e quella capacit di suonare in modo cos dolce non potevano che appartenere a una ragazza. Purtroppo sapeva cos poco di lei, ma il tempo lo avrebbe aiutato. Sempre che ne avesse avuto, sempre che fosse ancora riuscito a scansare quella morte che sembrava avesse una nuova e particolare attenzione per lui.
Nel palazzo del papa latmosfera era ancora pi lugubre di quanto si fosse aspettato. Ogni quadro era stato coperto da un drappo viola e perfino le uniformi delle guardie non erano pi sgargianti come prima, ma nere con fregi dorati. Anche le picche erano a lutto, e sulla punta mostravano un nastro nero.
Con umilt, Jacopo si rivolse a quello che appariva un capitano.
Vorrei confessarmi disse.
Mettiti in fila con gli altri.
La risposta brusca lo fece voltare verso un corridoio, dove una marea di persone attendevano in fila. Per un attimo pens di tornare indietro. Mosse un paio di passi, quando la stessa voce imperiosa lo ferm.
Aspetta. Come ti chiami, ragazzo? Non vieni mica dalla Cappella Capitolina?
S, signore, sono Jacopo da Pistoia, lavoro con il maestro Michelangelo.
Allora seguimi.
Percorsero un breve corridoio e scesero delle scale, fino a quando il capitano si ferm davanti a una porta chiusa.
Aspetta qui. Quando sentirai suonare la campanella potrai entrare e confessarti.
Luomo si allontan, ma riapparve poco dopo e si appoggi al muro. Tir fuori da una saccoccia una pietra liscia, con la quale prese ad affilare la lama della spada. Al suono di una campanella, Jacopo entr e si trov in una stanza dalle finestre oscurate da lunghe tende nere. Alla sinistra un altare con due sole candele accese e alla destra un confessionale. Non ne aveva mai visto di cos grandi, con i battenti chiusi. Ne apr uno e si inginocchi davanti alla grata di ferro. Con un cigolio sent aprire una porticina e attraverso questa ud una voce grave mormorare delle preghiere. Una voce da dentro, invece, gli stava gridando di scappare, ma si fece forza.
Loqui sent dire.
Conosceva il latino e sapeva che gli era stato ordinato di parlare. Un ordine, non una dolce preghiera come usava fare il suo confessore, il suo maestro, quello che gli aveva insegnato il gusto di leggere e larte della scrittura. Fu ancora una volta tentato di fuggire, ma ormai era troppo tardi. E allora parl.

20.

Era il confessore pi silenzioso con cui fosse andato a liberarsi dei suoi peccati. Di solito il sacerdote, dietro la grata, gli faceva delle domande, gli dava dei consigli. Talvolta scherzava perfino. Questo no.
Postea?
Era lunica parola che gli sentiva dire e significava, con lintonazione interrogativa, dopo?. Insomma voleva che continuasse, che non smettesse mai. E Jacopo, dopo un inizio stentato, si mise a sciorinare tutto quello che aveva visto e sentito, i suoi sospetti e i suoi sensi di colpa. Tacendo solo di Lisa, senza coinvolgerla. Non gli sembrava di mentire davanti a Dio, ma tralasciava un particolare che non riteneva avesse importanza. Non aveva pi niente da dire, era giunto il momento di chiedere aiuto. Poi ci sarebbe stata la penitenza.
Che cosa mi consigliate di fare, padre?
La porta del confessionale si apr con violenza e un momento dopo anche lanta dietro la quale Jacopo si trovava in ginocchio venne quasi scardinata. Una mano lo prese per un braccio e lo trascin fuori.
Hai peccato, gravemente, irrimediabilmente!
Riconobbe la voce rabbiosa, prima ancora di scrutarne le fattezze nelloscurit: Biagio da Cesena. Quando gli arriv uno schiaffo in pieno viso, chiuse gli occhi e serr i denti. Il cerimoniere lo trascin quasi di peso obbligandolo a sedere su una panca davanti allaltare, mentre lui si sistem su uno scranno, tre gradini sopra. Jacopo lo guard: Biagio non era pi quella persona gentile e un po untuosa che gli aveva salvato la vita nelle carceri, ma un giudice terribile e spietato.
Potevi venire da me, in pace e serenit, ti avevo avvisato, anzi invitato a farlo. Ma tu lindice puntato contro di lui hai tradito la mia fiducia. Non mi hai detto la verit, sei colpevole di fronte a Dio e agli uomini!
Mi sono solo confessato disse Jacopo a capo chino.
Chiedendo aiuto a uno sconosciuto, invece che a me. Jacopo abbass il tono della voce, ma non per questo era meno minacciosa, mi hai davvero deluso. Ora non so pi davvero come aiutarti.
Non ho fatto niente di male, mi dispiace di avervi infastidito. Ora me ne vado.
Il giorno che lo aveva salvato gli aveva detto di chiamarlo Biagio, ma sembrava davvero che non potesse continuare con quella confidenza. E la risata che segu ebbe su Jacopo leffetto di un morso di serpente.
Jacopo, Jacopo. Tu non sai in che guaio ti sei cacciato. Tu sei complice delle pi oscure manovre di un uomo travestito da diavolo, che potrebbe avere ucciso luomo pi santo di tutta la terra, il papa!
Io non lho mai detto protest Jacopo.
Ma lo hai sospettato, me lo hai appena confessato sotto il vincolo del sacro giuramento. E quindi era tuo dovere di cristiano e di suddito di sua Santit di riferirlo immediatamente alle autorit, o a me, che sarebbe stato lo stesso. A pena di morte aggiunse gelidamente.
Jacopo tent unultima, disperata difesa. Anche la confessione  un sacro vincolo. Non potete usare quello che ho detto contro di me.
Biagio da Cesena si alz dalla sedia e prese l accanto un pastorale dorato, il bastone ricurvo usato dai vescovi. Con un sorriso maligno sul volto, lo fece roteare e mentre Jacopo si abbassava per evitare di essere colpito, Biagio spazz via dallaltare tutti gli arredi, fracassando candelabri, piatti e coppe. Poi, come se niente fosse, tir una cordicella e da lontano Jacopo ud uno scampanio.
Poco dopo, mentre ancora osservava stupito quella scena di devastazione, nella stanza entr un armigero, la spada sguainata. Con quella benda sullocchio e la barba rossa Jacopo lo riconobbe: era il capitano delle guardie che lo aveva messo in carcere nel Castello del Santo Angelo. Con quellunico occhio buono si guard in giro e punt la spada al petto di Jacopo.
Tranquillo, Marcellino disse Biagio da Cesena,  tutto sotto controllo. O temi che io non sia capace di difendermi da un ragazzo? Guarda quello che ha combinato aggiunse indicando Jacopo. Non ti sembra che questo ragazzo meriti una punizione adeguata per avere distrutto gli arredi di questo luogo sacro?
Non v dubbio, abate. Provvedo immediatamente.
Rimessa la spada nel fodero, tra le mani del capitano sbucarono due bracciali uniti da una catena. Prima ancora che Jacopo si rendesse conto di quanto stesse accadendo, si ritrov con le braccia bloccate da quello strano strumento.
Si chiamano grilli disse Biagio da Cesena, ma non cantano n di notte n di giorno.
Andiamo! disse il capitano strattonando Jacopo.
Aspetta gli ordin labate, forse il ragazzo non ha del tutto perso la strada della salvezza. Esci, Marcellino, ma lasciagli i grilli ben stretti.
Biagio si sedette accanto al ragazzo: il fiato che gli alitava in faccia sapeva di animale morto. Un fetore che Jacopo conosceva bene quando le pelli delle bestie scuoiate venivano portate dal conciario perch le trattasse e le colorasse. Il lavoro che suo padre aveva minacciato di fargli fare se non si fosse messo a lavorare con lui. Magari lo avesse fatto. La mano di Biagio gli accarezzava la testa, senza che lui potesse impedirglielo. Avrebbe preferito lo schiaffo di poco prima. La voce dellabate era di nuovo suadente.
Tu sei un bravo ragazzo e vorrei tanto aiutarti. Ma per la situazione in cui ti sei messo, e per tua colpa,  molto difficile. Perfino per me. Adesso sarai anche accusato di aver distrutto delle cose sacre, un altro delitto orribile, paragonabile a quello di eresia. E saremo in due a testimoniarlo, io e il capitano. Capisci che cosa intendo?
S, Jacopo lo capiva perfettamente. Non aveva alcuna via di scampo. Lo avessero accusato anche di avere ucciso il papa o di aver provocato i buchi al Colosseo, non avrebbe potuto difendersi. E pens a quella giovane donna, bruciata sul rogo, tra mille tormenti, accusata di eresia, come lui. Potevano fargli di tutto, anche gettarlo tra le fiamme e mai nessuno sarebbe potuto venirgli in aiuto. A quel punto, invece di disperarsi, si sent pervaso da una strana calma. Quella calma che viene dallaver lottato con tutte le forze possibili e dalla certezza di avere perso. Si lasci andare e os guardare negli occhi Biagio da Cesena.
Sono pronto gli disse semplicemente.
Per che cosa, forse, non lo sapeva nemmeno lui. Biagio da Cesena si alz e si mise a camminare avanti e indietro, carezzandosi il mento, una sua abitudine. Jacopo lo osservava, quasi con indifferenza, probabilmente labate stava gi pensando a quale condanna comminargli.
Forse, tuttavia
Biagio lasci in sospeso la frase, poi sorrise e lo guard.
Tuttavia riprese esiste una soluzione per salvarti la vita. Ma bada,  una strada dalla quale non si pu tornare indietro. Mai.
Dopo tutte le minacce ricevute, Jacopo lo guard stupito. In un attimo, il pensiero di poter vivere ancora gli diede una scossa.
Se tu diventassi chierico
Biagio sembrava stentasse a trovare le parole, quasi gli stessero uscendo a fatica dalla mente.
Insomma se io riuscissi a farti prendere in qualche ordine minore, come quello dei francescani, avresti di diritto certi privilegi. I peccati commessi in precedenza sarebbero tutti cancellati e le accuse contro di te cadrebbero. Una nuova vita, sotto la protezione della Chiesa. Ovvero sotto la mia protezione. Hai capito bene?
Per nulla convinto di avere compreso le parole dellabate, Jacopo scosse la testa.
Tu sei sullorlo di un precipizio, ragazzo mio aggiunse Biagio, basta un refolo di vento e precipiti. Il principe Ascanio Colonna, mio buon amico, ha sradicato una setta di seguaci del diavolo, tempo fa. Sono stati tutti impiccati e bruciati:  come una missione per lui. Basterebbe lo venisse a sapere Vedi, Jacopo, io ti sto offrendo quella mano capace di metterti al sicuro. Se la rifiuti, cadrai.
Dovrei abbandonare tutto?
Prima ancora di pensare alla sua vita, Jacopo pens alla pittura, al lavoro nella Cappella, a sua madre e anche a Lisa.
Assolutamente no! dichiar Biagio. Potrai continuare a fare tutto quello che hai fatto finora. Anzi, dovrai farlo. Ma mi dovrai unobbedienza assoluta, cieca, sopra ogni altra cosa. Questa  la regola di chi entra negli ordini ecclesiastici. Io posso spezzare le catene che hai ai polsi oppure consegnarti al capitano delle guardie che aspetta qui fuori e disinteressarmi di te per sempre. Voglio una risposta gli intim adesso, subito. Non ho tempo da perdere.
La vita gli pass davanti in un momento. Era scappato da casa, aveva trovato un lavoro a Roma come apprendista pittore, e ora gli si prospettava davanti unalternativa. Morire oppure diventare un frate. Tra la morte e la vita, scelse la vita.

21.

Dopo un giorno e una notte passati in una cella del palazzo papale, ma senza pi le catene ai polsi, Jacopo venne prelevato da due individui incappucciati. Spogliato delle braghe e della camicia, gli venne infilato dalla testa un saio di canapa dura, stretto in vita da una corda. Scalzo, fu accompagnato in una cappella sotterranea, illuminata da quattro torce alle pareti. Davanti allaltare ardeva un braciere con sopra una sbarra di ferro. In silenzio fu fatto sdraiare sul pavimento di mattoni rossi, faccia allingi, a braccia aperte e con una benda sugli occhi. Ud uno scalpiccio di passi e un odore di piedi gli penetr nelle narici. La cerimonia stava per cominciare.
Alzati, Jacopo!
Riconobbe la voce di Biagio da Cesena.
Sei presente, Jacopo da Pistoia? Devi rispondere eccomi.
Eccomi.
Fratello disse una voce sconosciuta, sei sicuro che Jacopo da Pistoia sia degno di entrare nel nostro ordine?
Ne sono sicuro, vuole abbandonare la via del peccato e ha mostrato chiari segni di pentimento.
Cos sia.
Jacopo da Pistoia! Biagio gli si rivolse di nuovo. Alzati! Mi giuri rispetto e obbedienza assoluta per tutta la tua vita terrena, prendendo Dio stesso a testimone? Devi dire lo giuro.
Lanimo di Jacopo avrebbe voluto gridare un no cos deciso da far crollare i muri intorno. Durante la notte di meditazione, da solo e al buio, aveva potuto riflettere a lungo. E lentamente nella sua mente si era formato un piano. Quelle parole, tuttavia, lo avevano spaventato, e non era pi sicuro di niente.
Di lo giuro! gli ordin labate.
In quel tono Jacopo ud tutte le minacce che aveva ricevuto il giorno prima.
Lo giuro disse alla fine con un filo di voce.
Si proceda dunque allaffiliazione, nunc et semper.
Ora e per sempre aveva detto Biagio. Sper che la cerimonia fosse quasi finita e di potersi finalmente togliere la benda dagli occhi. Mancava laffiliazione, aveva sentito, e ritenne trattarsi di qualche altra formula. Magari gli avrebbero appoggiato una spada sulla spalla, come aveva visto in certe antiche pitture, quando i nobili prestavano giuramento al re e venivano nominati cavalieri.
Qualcuno si era allontanato di pochi passi, ritornando poco dopo. Un odore strano gli arriv alle narici, non pi quello di piedi, ma di brace o di ferro. Due mani robuste gli tirarono gi il saio dalle spalle e altre due lo immobilizzarono. Un dolore acuto, alla spalla, il pi intenso della sua vita, lo penetr in tutti i suoi sensi insieme allodore di carne bruciata. La sua. Grid e cerc di divincolarsi con tutte le sue forze, ma quelle mani e quelle forti braccia lo tenevano fermo. Grid ancora mentre le lacrime gli bagnavano gli occhi e la benda che ancora portava. Cadde in ginocchio: avrebbe voluto strapparsi di dosso la carne che gli bruciava, ma aveva ancora le mani immobilizzate.
Ecco Biagio da Cesena, sempre lui. Adesso ci appartieni anche davanti al mondo intero. Portatelo via e mettetegli sulla ferita lerba di San Giovanni per farla guarire in fretta, e fasciatela bene.
Mentre Jacopo, semisvenuto, veniva portato di nuovo nella cella per essere medicato, il capitano Marcellino si rivolse a Biagio da Cesena.
Il ragazzo  segnato per sempre.
Con la S di Satana marchiata a fuoco sulla spalla non avr altra scelta che obbedirmi. Baster una mia parola per denunciarlo come adoratore del diavolo. Non si potr pi lavare n spogliare davanti ad altri. E non avr altri amici allinfuori di me.  condannato.
Creder al fatto di essere stato ordinato frate? La cerimonia mi  sembrata piuttosto rapida
Lo creder, era terrorizzato. E poi una volta che mi avr fatto scoprire che cosa hanno in mente Michelangelo Buonarroti e i suoi amici, e soprattutto chi sono, il suo sacrificio sar latto finale. E non dimenticare che il pittore ammicc  lassassino del papa, magari con tutta la sua cricca come complici.
E voi, monsignore
E io sbatter fuori quel pittore arrogante e prender in mano i lavori della Cappella, e forse anche quelli della Fabbrica di San Pietro. Tu avrai la tua ricompensa, non temere. E forse sogghign grazie ai soldi e a qualche buona amicizia che sto coltivando, potrei diventare anche papa. Mi ci vedi?
Si mise a ridere in modo tale che perfino un uomo darmi come Marcellino ne ebbe paura. Cerc di cambiare discorso.
Che cosa pensate che nascondano il maestro Michelangelo e gli altri?
Non lo so, maledizione. Ma qualcosa di potente, forse addirittura il segreto alchemico, la trasformazione del piombo in oro. Pensa che cosa vorrebbe dire: prendere una libbra di piombo e farla diventare doro. Pensa che tutte le condotte dacqua di Roma risalgono ancora ai tempi dellimpero romano e sono fatte di piombo! Immaginati una citt tutta doro, splendente come El Dorado.
Che cos? chiese meravigliato e interessato il capitano.
 una citt, nel nuovo continente che si chiama America, interamente coperta doro, le case, le strade e perfino gli abitanti. E pare che vicino a questa citt, in un luogo chiamato Florida, vi sia la fonte dellEterna Giovinezza. Un bagno l dentro e rimani giovane per sempre.
Diabolico!
Che sia opera del diavolo o delluomo non mi interessa. Magari, con le ricchezze che otterr e se davvero diventassi papa, organizzer una spedizione di cento navi, conquister quella citt e trover quella fonte. E tu verrai con me.
Sempre, monsignore. Potete contare sulla mia fedelt. Come nel caso della morte del
Silenzio! gli ordin. Certe cose si possono fare ma non si devono dire. Ricordati loro, e come il silenzio sia doro.
Biagio scorse lavidit negli occhi del capitano e ne fu felice. Luomo avido di ricchezze e di onori obbedir sempre a chi glieli promette. Se Jacopo avesse avuto la stessa luce negli occhi, avrebbe anche fatto a meno di marchiarlo a fuoco. Peggio per lui. I due uomini si divisero. Biagio doveva presiedere allimbalsamazione del corpo del papa, un lavoro delicato e difficile, e anche ingrato. Gli effluvi che fuoriuscivano dai cadaveri facevano piangere e vomitare chiunque vi si avvicinasse. Daltra parte i medici chiamati a tale compito sarebbero stati pagati profumatamente. Se fosse stato per lui, avrebbe piuttosto gettato il corpo del papa in una fossa comune.
Il dolore alla spalla si era attenuato, ma bruciava ancora. Jacopo bruciava anche di rabbia. Non gli importava sapere con quale simbolo lo avessero marchiato: si sentiva come una bestia che il pastore poteva comandare a suo piacimento. E provava anche vergogna per quello che aveva fatto. Aveva ceduto, perch aveva avuto paura di morire.
Dopo averlo medicato, i due uomini che pareva non avessero la lingua, gli avevano consegnato un biglietto.
 Caro fratello,
 domani riceverai i miei ordini, quindi potrai tornare al tuo lavoro di sempre. Ricorda che con il dono della tua obbedienza hai guadagnato il paradiso.
 Biagio da Cesena
Non sapeva se avesse guadagnato il paradiso, ma di una cosa era sicuro: ora si trovava allinferno. E non aveva la pi pallida idea di come ne sarebbe uscito. Pass unaltra notte e la mattina successiva Biagio da Cesena lo and a trovare. In mano portava i suoi vestiti, lavati e puliti.
Sai quello che devi fare.
Cos gli disse a conclusione di un lungo discorso e di alcune raccomandazioni. Ogni tre giorni si sarebbero incontrati, al tramonto, alla porta posteriore del Castello del Santo Angelo. Ma se avesse avuto qualcosa di urgente da riferirgli, si sarebbe dovuto rivolgere al capitano Marcellino. Inoltre, per evitare troppe domande sulla sua assenza, quando fosse tornato alla Cappella avrebbe dovuto dire che era mancato perch la madre era venuta a trovarlo improvvisamente e non aveva fatto in tempo ad avvisare.
Avrebbe chiesto perdono per quella mancanza non voluta e tutto sarebbe andato a posto. Cos, intorno a mezzogiorno, Jacopo si present di nuovo al lavoro. La prima a venirgli incontro fu Lisa.
Bentornato Jacopo disse simulando una certa indifferenza.
Grazie Annio. Ho ricevuto una visita inaspettata di mia madre rispose guardandosi intorno.
Lo disse cos ad alta voce che qualcuno si gir a guardarlo, nonostante la confusione che regnava sempre allinterno della Cappella Capitolina. Lisa comprese subito che si trattava di una scusa e non insistette oltre. Giovanni del Pesce, con i capelli ancora pi scompigliati del solito, gli corse incontro.
Mi hai fatto prendere una paura dannata. Quando non ti ho visto arrivare la seconda sera, ho temuto il peggio, pensavo di mordermi le orecchie.
Nonostante tutto Jacopo riusc a ridere per quella frase strampalata. Ma ora era giunto il momento di affrontare Mastro Saturnino e Michelangelo, e con loro non sarebbe stato per niente facile mentire. Si mise subito al lavoro, triturando pietre e aggiungendo acqua e cera alla polvere cos ottenuta. La soddisfazione di vedere nascere la pasta del colore era enorme, e per qualche momento dimentic Biagio, la vergogna e il bruciore della ferita. Gli mancava solo di riuscire a mettere limpasto su una tela o su una parete, per poter dire di essere finalmente pittore e non pi apprendista. Saturnino arriv con un sorriso sulle labbra.
Mi ha detto Annio che hai ricevuto una visita di tua madre, e che  una donna molto dolce ma anche piena di gioia e di vita, e che ti vuole un gran bene. Peccato che sia gi partita, lavrei conosciuta volentieri.
Lisa lo aveva aiutato, e non solo. Avendo detto a Saturnino di avere addirittura conosciuto sua madre, gli aveva procurato il pi perfetto alibi che avesse mai potuto inventare. E tutto questo senza averle prima spiegato nulla. Ringrazi Dio di avere unamica come lei.
S, Mastro Saturnino, mamma  una donna davvero speciale.  tornata indietro subito perch mio padre non sta bene.
Fra le tante menzogne questo poteva essere vero, a meno che la peste non lo avesse gi ucciso. Doveva scrivere a sua madre, al pi presto, non poteva pi restare senza notizie.
Mi dispiace, immagino che tu stia in pensiero per lui. Tra qualche settimana dovremo fare una pausa perch la calce assorba bene i primi colori per poi ripassarvi sopra con altri e correggerli. Se vorrai potrai andarli a trovare. E se ti servissero dei soldi, non avrai che da chiederli.
Il dubbio gli stava rosicchiando lanima, come un topo famelico. Possibile che un uomo cos gentile, cos buono, fosse implicato in attivit malvagie o demoniache? E possibile invece che un essere cos abbietto come Biagio da Cesena fosse nel giusto? E ancora: adesso che aveva preso i voti, che erano pi vincolanti di una promessa solenne, che erano un giuramento a vita, avrebbe potuto disobbedirgli? Sua madre gli aveva sempre ricordato di non promettere ci che non poteva essere mantenuto, ma una volta fatta la promessa, cascasse il mondo, si doveva rispettare limpegno.
La cosa peggiore non  essere malati, perch provi ad affrontare la malattia.  molto pi difficile invece sopportare il dubbio di esserlo. Ed era proprio il dubbio che tormentava Jacopo. Scrisse di getto una lettera a sua madre.
 Cara madre,
 spero tu legga questa mia perch vuol dire che sei ancora viva. E mio padre? Qui va tutto bene, e la salute non mi manca, ma avrei davvero bisogno dei tuoi consigli e di una buona parola che mi permetta di superare le difficolt della vita, che pure sto affrontando da uomo. Un cenno da parte tua mi baster. Il tuo figlio che ti ama con tutto il cuore.
 Jacopo
Sapeva di averle mentito: le cose non andavano affatto bene. Anche in questo caso era stato in dubbio se dirle almeno una parte della verit, ma vi aveva rinunciato, per non aggiungere ansia ad ansia. Sempre che fosse ancora viva.
Gli apparve dubbioso anche il volto di Lisa, quando gli fece cenno di seguirlo.

22.

Credo che tu mi debba spiegare molte cose.
S, credo proprio.
Erano seduti sul prato che degradava verso il Tevere, ormai diventato il loro luogo preferito. Lerba luccicava ancora di gocce di rugiada mentre qualche rado albero di nocciolo spandeva i suoi rami fin quasi nelle acque, che scorrevano lente. Alcuni pesci aspettavano che le zanzare si posassero sulla superficie per ingoiarle con un balzo repentino appena fuori dallacqua.
Intanto ti devo ringraziare, mi hai coperto con Saturnino.
Mi  costato molta fatica. Ma ho capito che avevi bisogno di aiuto quando mi hai accennato della visita di tua madre. Era chiaro lontano un miglio che stavi mentendo.
Infatti speravo che lo capissi.
Sei strano, Jacopo. Eppure ho ancora fiducia in te. Adesso parla.
Pi di me parler questo.
Si apr la giubba, e fece scivolare la camicia dalle spalle.
Ti sei ferito?
Non proprio, leva la benda e poi ti racconter tutto.
Ma
Fallo, ti prego!  iniziato tutto quando ho seguito il tuo consiglio di andare a cercare il conforto di un padre confessore. Ma non voglio dare la colpa a te.
Con delicatezza Lisa cominci a levare la lunga benda e a raccoglierla in modo da potergliela riapplicare. Quando le apparve la ferita, lasci cadere il bandolo e si mise una mano davanti alla bocca per non gridare.
Che cos questo? Come te lo sei fatto? E chi ti ha curato?
 un simbolo di appartenenza a un ordine religioso, ma perch mi guardi con quella faccia?  cos orribile?
Hai ancora la carne viva intorno al marchio. Ma non capisco che cosa significhi quella S.
Jacopo prov a guardarsi dietro la spalla, ma riusciva solo a vedere una macchia rossa.
Non lo so nemmeno io. Forse sta per Santo qualcosa. Insomma, adesso appartengo alla Chiesa, o per meglio dire a Biagio da Cesena. Gli devo obbedienza totale,  una promessa formale.
La ragazza si alz in piedi, indietreggiando di qualche passo. Con le mani sul viso, inizi a singhiozzare. Jacopo cerc di avvicinarsi, ma lei lo respinse.
Ti prego, cerca di capire!
Lei continuava a tenerlo lontano e Jacopo allora labbracci forte e la strinse a s, impedendole di muoversi.
Ti prego continu parlandole allorecchio, lascia che ti spieghi. Mi avrebbero gettato in prigione e ucciso, se non lo avessi fatto.
Lisa prov a divincolarsi. Jacopo la teneva stretta, ma senza forza, e lei sembr abbandonarsi a quella dolce violenza.
Guarda gli innamorati! grid una voce da una barca. Subito si staccarono, restando in silenzio. Fu Lisa a parlare per prima.
Daccordo, spiegati, ma  lultima volta che riuscir a fidarmi di te, mi sembra di essere una stupida.
Il racconto di Jacopo dur a lungo e si interruppe solo perch entrambi dovevano rimettersi al lavoro. Lei aveva scosso la testa pi volte durante le spiegazioni, allinizio per la fatica di credergli e poi per lorrore di quanto aveva subito Jacopo. Prima di ritornare in Cappella lo bend di nuovo.
E adesso?
O trover le prove che il nostro maestro  colpevole di qualche terribile azione oppure gli racconter tutto. Almeno alla fine sapr.
Sapremo lo corresse Lisa. Quello che invece non sai ancora  che Michelangelo  scomparso.
Jacopo si volt verso di lei come se avesse ricevuto uno schiaffo in faccia.
Lo stanno cercando continu Lisa per lomicidio del papa. Me lo ha detto Mastro Saturnino. Lo so solo io, e adesso anche tu. Non lo dire a nessuno.
Gli prese la mano e gliela strinse piano, come in una carezza. Una volta aveva visto unape ferita che non riusciva pi a volare circondata da un nugolo di formiche. Era rimasto affascinato a guardare quella scena, dove quel gigante, che non aveva pi possibilit di scappare, cercava disperatamente di difendere la sua vita. Alla fine, dopo aver ucciso molte formiche, era stata sopraffatta dal loro numero. Cos sembrava essere la condizione di Michelangelo, che era un gigante in mezzo agli uomini. Listinto gli diceva che era innocente, ma la ragione, con tutto quello che aveva visto, gli suggeriva il contrario.
Braccato come un cervo circondato da lupi che fiutavano il suo odore, Michelangelo si era rifugiato tra i vicoli che conosceva bene. Tra ladri, prostitute, ruffiani, eretici, ebrei e musulmani si sentiva al sicuro. Per non farsi riconoscere si era pure tagliato la barba, con suo grande dolore, ma meglio perdere dei peli piuttosto che la testa. Quelli almeno potevano ricrescere. Forse gli rodeva di pi essere stato obbligato a interrompere il lavoro alla Cappella. Meno male che era rimasto Mastro Saturnino a dirigere le attivit, ma senza il suo genio e senza la sua abilit tra poco tutto si sarebbe fermato. E non avrebbe potuto completare i segni nascosti, quelli che solo i secoli futuri avrebbero compreso.

23.

Gli apprendisti avevano cominciato a fare domande, preoccupati per lassenza del maestro. Mastro Saturnino li aveva rassicurati che presto sarebbe ritornato, ma i denari iniziavano a mancare e i brontolii aumentavano. Jacopo, che sapeva, taceva e questo non sfugg a Saturnino.
E tu non sei impensierito per lassenza del nostro maestro?
Certo, come tutti, ma mi fido di quello che dici, che presto sar di ritorno.
Vieni con me.
Uscirono e si diressero verso il Vico della Vacca, dove entrarono nellosteria del Maiale. Nella confusione era pi facile parlare senza essere ascoltati e senza dare nellocchio.
Tu sai, non  vero?
Il vecchio lo guardava bonariamente, come potrebbe fare un padre davanti a una piccola bugia di un figlio, pronto a perdonarlo. Jacopo resse il confronto di quello sguardo, per non tradire il segreto che gli aveva confidato Lisa, e scosse pi volte la testa.
Va bene, ti voglio credere continu e al punto in cui siamo sar bene che tu conosca la verit, anche perch tra poco ho paura che tutta Roma ne sar al corrente. Il maestro  ricercato dalle guardie vaticane, con la gravissima accusa di avere avvelenato papa Clemente.
Jacopo cerc di mostrarsi il pi meravigliato e addolorato possibile, anche se in cuor suo temeva che fosse vero.
Naturalmente  unaccusa falsa. Michelangelo si trovava davvero nel palazzo del papa quando si dice si sia sentito male. Doveva consegnargli alcuni disegni. Insieme a quello che gli avresti dovuto dare tu, il papa avrebbe avuto un quadro completo dellopera del maestro.
Un boccone and di traverso a Jacopo che cominci a tossire. Una ridda di pensieri gli attraversarono la mente. Era vero, allora. Quellombra con cui si era scontrato era il maestro. E ci che stava raccontando Mastro Saturnino corrispondeva solo a una mezza verit. Perch dentro la sua cartella il foglio che avrebbe dovuto consegnare al papa era bianco. Chin la testa sul piatto, lappetito era scomparso, nonostante il profumo che emanava dai pezzi di cacio e di maiale che galleggiavano nella zuppa di fagioli.
Comprendo il tuo silenzio. E immagino quello che stai pensando.
No. Se lo avesse immaginato non sarebbe stato cos tranquillo.
Abbiamo ancora bisogno di te, ora pi che mai. Io so dove si trova il maestro, ed  importante che tu vada da lui. Ti consegner del denaro, molto denaro, che serve per poter proseguire il lavoro nella Cappella, almeno fino a quando non potr ritornare, una volta che sar dimostrata la sua innocenza.
No, proprio non aveva idea di quel che stava pensando. E stentava a comprendere come Mastro Saturnino potesse credere allinnocenza di Michelangelo. A meno che non fosse suo complice. A meno che tutta quella congrega di persone, come larabo Abdul Al Semiz, lebreo Abram Romano e chiss quanti altri non fossero stati tutti daccordo nelluccidere il papa. Abbiamo aveva detto Saturnino, quindi si trattava allora di una banda di assassini, una vera e propria congiura? Forse aveva ragione labate Biagio, e perfino Lisa, che sostenevano come il diavolo si possa nascondere dietro gli animi apparentemente pi nobili.
Mi ascolti, Jacopo?
S, Mastro Saturnino. Far questa commissione.
C di pi. Ed  un incarico ancora pi delicato e segreto.
Usciti dallosteria si divisero. Jacopo aveva in mano un foglio con gli indirizzi di tutte le persone alle quali doveva portare un messaggio verbale.
Domenica, alla quinta ora, dal vinaio Perfetti, saranno due.
Saturnino gli aveva fatto ripetere quella frase almeno tre volte per essere sicuro che lavesse bene impressa nella memoria. Non se la sarebbe scordata mai pi. Tanta segretezza presupponeva che la banda si sarebbe dovuta riunire la domenica successiva. In un solo colpo li avrebbero presi tutti. Ora si trattava solo di avvertire Biagio da Cesena. Ma prima Jacopo doveva andare a prendere il denaro dal maestro e consegnarlo a Mastro Saturnino. E lo avrebbe fatto, altrimenti avrebbero potuto sospettare di lui.
Si meravigli quando seppe che il maestro era nascosto cos vicino, tra i vicoli della Pescheria Vecchia. Un quartiere pericoloso, dove di giorno portavano il pescato, e che la sera brulicava di ladri e giocatori di dadi. Partite che il pi delle volte finivano a coltellate. Quando avesse trovato una porta accanto a una lapide con uniscrizione in latino, che ammoniva che i pesci pi lunghi dovevano essere consegnati ai capitani del quartiere, si sarebbe dovuto fermare. E gridare il nome di Michele. Qualcuno gli si sarebbe avvicinato e gli avrebbe detto che Michele non era l. Allora avrebbe dovuto rispondere che si trovava nel posto giusto. Pi che un pittore era diventato una spia. Unapprendista spia.
Il cielo era ricoperto di nuvole e spirava un vento freddo. Di l a poco avrebbe piovuto. Jacopo vide linsegna con liscrizione in latino e si ferm. Dopo aver gridato il nome di Michele pi volte, fino a sgolarsi, un venditore di pesci, con un coltellaccio insanguinato in mano, gli si avvicin.
Non c nessun Michele qui, smettila di urlare.
Allora questo  il luogo giusto.
Luomo lo guard di traverso, poi gli fece cenno di entrare per una porticina, mezza sottoterra. Per raggiungerla Jacopo dovette scendere tre alti gradini. Gli venne cos in mente la prigione del Castello del Santo Angelo, e che era gi due volte che finiva in una cella. E lacqua, che di l a poco sarebbe caduta, gli ricord il Tevere che tracimava nella prigione. Attravers una stanza illuminata solo dalla luce che proveniva dalla strada e giunse in un cortile, dove si aprivano diverse porte. Di l a poco se ne apr una, cigolando, e Jacopo vi si avvicin. Lo colp un odore di vernice e da dentro gli arriv una voce.
Vieni, Jacopo, sono felice di vederti.
Michelangelo lo abbracci. Non lo aveva mai fatto e Jacopo si sent in colpa come mai in vita sua. Lo avrebbe tradito, come Giuda. Ma lui non era Giuda e per fortuna il maestro non era Ges.
Come stai? gli disse. Ho saputo che hai vissuto una brutta avventura.
Per colpa tua, gli avrebbe voluto dire.
 tutto passato, maestro. Voi come state? So che vi accusano di un tremendo delitto.
Maledetti. Non so chi sia stato a incastrarmi. Ma lo scoprir, e allora la mia vendetta sar terribile. Io non perdono i miei nemici.
Cera una spada, sul tavolo, che teneva ferme alcune tele, appena abbozzate. Se Michelangelo avesse saputo, non avrebbe esitato un momento a infilargliela nella pancia.
Sei un ragazzo in gamba e spero quanto prima di poterti mettere alla prova.
In che senso? chiese Jacopo sospettoso.
Vuoi diventare pittore, no? Quando tutto questo sar finito, comincerai ad abbozzare alcuni disegni sul soffitto e sulla parete della Cappella. Ti insegner i segreti dellencausto.
Che cosa?
 quella tecnica pittorica che permette di fare aderire la pittura sui muri. Serve colla di bue, cera vergine fatta bollire in acqua di mare, olio e tanto esercizio. Con le tue capacit vedrai che con il tempo e la mia guida diventerai un grande pittore.
A Jacopo vennero quasi le lacrime agli occhi. Il suo sogno poteva realizzarsi, avrebbe potuto imparare dal pi grande maestro del mondo, e invece il destino si accaniva contro di lui. Lanno precedente aveva letto il mito greco di un certo Tantalo, condannato a un eterno supplizio. Ogni volta che si avvicinava allacqua, questa si allontanava e ogni volta che cercava di sfamarsi prendendo dei frutti dallalbero, i rami salivano sempre pi in alto. Condannato in eterno a non poter cos n bere n mangiare.
Nel momento in cui le parole di Michelangelo gli prospettavano la possibilit di diventare un vero pittore, la vita lo costringeva ad allontanarsi da lui. Se davvero era il diavolo, sarebbe stato cos brutto restargli vicino? Daltra parte erano proprio queste le tentazioni del Male da cui occorreva stare lontani.
Grazie, maestro rispose senza riuscire a levarsi dalla faccia quellaria triste e un senso di oppressione al cuore.
Nel frattempo Michelangelo aveva alzato una tavola di legno del pavimento e ne aveva tirato fuori un sacchetto di cuoio. Lo aveva aperto sul tavolo, facendo tintinnare delle monete doro.
Nascondile bene e portale subito a Saturnino. Stai attento, perch, per una sola di esse, potresti trovare cento ladri disposti a tagliarti la gola. Ma sei sveglio e so che ce la farai. Comunque meglio che tu sia armato, per prudenza. Prendi questo.
Dalla cintura Michelangelo tir fuori un pugnale dal manico istoriato con una scena di battaglia.
 tuo.
Jacopo non aveva mai posseduto unarma in vita sua, se non una spada di legno quando era un bambino. Quella era unarma vera e con gioia e orgoglio se la infil nelle braghe.
 proprio mia? Nel senso che posso tenerla per sempre?
Cos ti ho detto e cos sar sorrise Michelangelo. Ma ora dimmi, ti ha raccontato altro, Saturnino?
S, devo portare un messaggio ad alcune persone.
Domenica, alla quinta ora, dal vinaio Perfetti, saranno due?
S, maestro, proprio queste parole. Ma posso chiedere che cosa significano?
Presto lo saprai.  una riunione di persone che hanno a cuore certi principi. Per ora ti basti sapere questo. Ma presto saprai tutto, perch mi piacerebbe che tu partecipassi. Anche perch te lo sei meritato. Adesso vai.
Aveva cominciato a piovere e i vicoli intorno si erano gi trasformati in una fanghiglia appiccicosa. Mentre avanzava con difficolt nella melma, diretto verso la Cappella, a Jacopo venne unidea. Se avesse ritardato a riferire a Biagio da Cesena di quella riunione, avrebbe finalmente saputo la verit. Non quella che ti viene raccontata, ma quella che vedi tu stesso. In questo modo non avrebbe disatteso alla promessa di riferirgli tutto. Avrebbe solo tardato un po. Non vedeva lora di raccontare tutto a Lisa. Mentre era immerso in quei pensieri, qualcosa lo colp alle gambe e lui cadde a faccia in gi nel fango.

24.

Una faccia, sporca di fango, lo guardava sorridendo. Era segnata da una cicatrice che gli partiva dalla fronte e gli arrivava alla guancia. La luce dellocchio destro si era spenta e a Jacopo parve quello di un pesce marcio. Qualcuno lo aiut a tirarsi su e Jacopo lo ringrazi distinto. Si trattava di una donna, con un grembiule lungo fino ai piedi incrostato di melma. Aveva lunghi orecchini doro e i capelli erano fermati con uno spillone lungo almeno due palmi.
Dove correvi, ragazzo?
Con la mano faceva finta di pulirgli la giubba, ma Jacopo ebbe la netta impressione di essere palpato. Indietreggi, e vide che la donna stringeva in mano un bastone. Era quello in cui era inciampato, e non per un caso: lei gli aveva fatto lo sgambetto.
Dai fece ancora il guercio, andiamo a bere, offriamo noi.
Grazie rispose guardingo Jacopo ma vado di fretta.
Brutta cosa la fretta disse la donna.
La voce querula e fastidiosa come quella di una cornacchia affamata.
Brutta cosa ripet la fretta.
Ma il nostro amico non vuole perdere n luno n laltra, non  vero, ragazzo?
Grazie insistette ancora Jacopo ma devo andare via. Lasciatemi passare.
No, no, no disse luomo agitandogli la mano davanti, io ti ho offerto da bere e mi offenderesti se rifiutassi la mia offerta. E loffesa  una brutta cosa.
Brutta cosa gli fece eco la donna come se recitasse una cantilena. Brutta cosa  loffesa. Rende luomo simile a un caprone, che poi finisce allo spiedo.
Non cera bisogno di comprendere altro. Tra quella pioggia e il fango e la confusione per strada, quei due avevano trovato il momento giusto per provare a rapinarlo. Magari di qualche spicciolo. Se avessero saputo il tesoro che portava addosso, a questora lo avrebbero gi scannato. Senza nemmeno accorgersene si ritrov in mano il pugnale che gli aveva regalato il maestro.
Che meraviglia disse luomo. Pensavamo fossi uno straccione come noi, ma quella  la lama di un gentiluomo. Sai anche usarla o ti serve per tagliare il pane?
Da piccolo suo padre gli aveva sempre detto che quando ti trovi di fronte a un pericolo, le cose da fare sono solo due. O scappare di corsa, che era quello che sua madre sosteneva essere la strada buona, o non rimanere a cincischiare e colpire per primo lavversario, di sorpresa. Cosa che sua madre considerava la strada cattiva e sbagliata.
Scusa, mamma mormor.
Un istante dopo il suo pugnale aveva ferito al braccio il guercio, facendogli cadere un coltello che nel frattempo aveva impugnato. La donna grid e gli si avvent da dietro con il bastone alzato. Jacopo fu molto pi svelto di lei, impacciata dal lungo grembiule, e le restitu la cortesia. Si spost di lato, allung una gamba e le dette una spinta, facendola rotolare addosso al guercio. Entrambi finirono nel fango, tra le risate dei curiosi che si erano fermati a osservare la scena. Adesso era il momento di andarsene e alla svelta: non proprio una fuga ma una veloce ritirata.
In gamba il ragazzo!
Li ha sistemati per le feste!
Non era un ragazzo, ma un giovane nobile!
Jacopo si sarebbe volentieri fermato a raccogliere quelle frasi che lo fecero inorgoglire. Si era comportato da uomo, ma gli era anche andata bene. Senza il pugnale di Michelangelo, avrebbe potuto solo darsela a gambe. Invece si era difeso, e con successo. Una volta tanto seguendo un consiglio di suo padre, forse lunico buono che gli aveva dato in tutta la sua vita. A parte insegnargli a fare i rutti dopo mangiato.
Servono per digerire aveva detto.
Solo alle bestie aveva concluso sua madre.
Ancora una volta avrebbe dovuto ringraziare il maestro, sia per la fiducia che per il pugnale, e soprattutto per la promessa di farlo diventare un bravo pittore alla sua scuola. Lallegria gli pass di colpo. Lui, invece, lo stava per tradire. Il sorriso gli torn soltanto quando vide Lisa sulla porta della Cappella, socchiusa, al riparo dalla pioggia che continuava a scrosciare.
Corri gli disse con quel sorriso che gli piaceva tanto, quello appena accennato. Mastro Saturnino ti sta aspettando, ed  anche molto nervoso.
Mi aspetta?
Sono qui apposta, ma almeno datti una pulita alla faccia.
Anche Mastro Saturnino lo abbracci, nonostante i vestiti fradici e sporchi. I denari furono riposti in un cassetto segreto, allinterno dello studio di Michelangelo. Mastro Saturnino esegu loperazione davanti a Jacopo, unaltra manifestazione di fiducia. Jacopo si sent sporco, dentro e fuori.
Sai, allinizio non ero del tutto sicuro di te.  stato il maestro a convincermi del contrario. E ora so che sbagliavo.
Jacopo farfugli qualche parola di ringraziamento, ma non vedeva lora di allontanarsi e di raccontare tutto a Lisa.
Annio ti aspetta fuori gli disse ancora, mi fa piacere questa vostra amicizia. ȅ un ragazzo particolare, molto sensibile e diverso dagli altri.
Altro che se era diverso.
Mi raccomando concluse, tengo molto a lui. Penso che abbia bisogno di, come dire, protezione. Gli altri, anche se sono dei bravi ragazzi, non lo capiscono. Ma ha molte qualit, che forse, in questo mondo, non sono apprezzate a sufficienza. Come il saper suonare. La musica  unarte, come la pittura, ed  forse quanto di pi vicino a quel Dio misterioso che  nei cieli. Ora vai, e grazie ancora. Se un domani questa meraviglia alz un braccio indicando il soffitto della Cappella e la grande parete sar compiuta sar anche merito tuo.
Con lacqua di una catinella Jacopo si pul la faccia dal fango e prese una mantella imbevuta di cera per ripararsi dalla pioggia. Attraversato il Ponte del Santo Angelo, Lisa e Jacopo presero la via Recta, una delle pi trafficate di Roma. Nel mezzo passavano carrozze e birrocci che schizzavano acqua e fango mentre ai lati si aprivano numerose botteghe di conciapelli.
I romani ormai la chiamano via Scorticaria disse Lisa per via delle bestie che vengono scuoiate. Questo odore mi fa vomitare.
So di che cosa si tratta, mio padre mi minacci di mandarmi proprio da un conciatore, se non mi fossi messo a lavorare per lui.  uno dei motivi per cui sono scappato di casa.
Quando passarono sotto la Torre dei Sanguigni, Lisa si strinse al braccio di Jacopo.
Facciamo presto.  la torre dei supplizi, di notte si aggirano ancora i fantasmi di tutta la gente alla quale hanno tagliato la testa.
Io non credo ai fantasmi.
Finch non ne vedrai uno.
Finalmente raggiunsero il porticato del Pantheon, strapieno di gente che vi si era rifugiata per sfuggire alla pioggia. Si accucciarono in un angolo e Lisa tir fuori dalla giubba due finocchi e una fetta di formaggio. Mangiarono con gusto, per un momento dimentichi di tutto. E al vederla sorridere e mangiare, Jacopo cominci a nutrire unemozione diversa da tutte quelle provate fino a quel momento della sua vita. Gli venne voglia di abbracciarla, di sentire le sue braccia intorno a lui, di stare in silenzio e da solo con lei. Quando Lisa alz gli occhi e lo guard, senza dire nulla, il cuore gli batt cos forte che sembrava dovergli uscire dal petto.
Che coshai? Sei strano.
Niente ment lui, va tutto bene.
Era vero, anzi di pi. Stava cos bene che in quel momento, della congiura, di Biagio da Cesena, della morte del papa, e della vergogna di essere diventato una spia non gli importava pi nulla. Ma la realt era sempre l, come un incubo ricorrente, che lo inseguiva e lo divideva dalle cose pi care. E dai sogni.
Ho visto Michelangelo.
Lo disse dimprovviso, quasi per scacciare quei sogni. Lei rimase a bocca aperta.
Sono stato nel suo rifugio, dove si nasconde per sfuggire alle guardie. Mi ha dato delle monete doro per pagare gli apprendisti e continuare il lavoro nella Cappella.
E c dellaltro che vuoi dirmi.
S셻
Avanti, non farmi stare sulle spine.
Parla piano, se qualcuno ci sentisse potremmo essere denunciati anche noi.
Lei si volt, guardandosi intorno, ma nessuno sembrava li stesse osservando o ascoltando.
Ho gli indirizzi e i nomi delle persone con cui si riuniscono. Devo portare loro un messaggio. Si vedranno domenica, da quello che ho compreso. Ma non  tutto. Forse ci sar anchio, il maestro ha detto che potrei parteciparvi.
Lisa rimase in silenzio, e mentre lacquazzone perdeva il suo impeto, si alz. Prese Jacopo per mano. Vieni con me.
La pioggia era cessata e in cielo era apparso un doppio arcobaleno. Larco di destra sembrava finire a ridosso dellisola Tiberina.
Mi vuoi portare a vedere se nellisola troviamo un tesoro? chiese Jacopo. Secondo la leggenda
La conosco lo interruppe lei, seria, ma non mi interessano le pentole doro.
Passando davanti allantico teatro romano di Marcello, proseguirono fino a raggiungere unantica chiesa in mattoni, sovrastata da un alto campanile, intorno al quale stormi di uccelli neri lanciavano le loro grida acute nel rincorrere gli insetti.
La conosci?
No, non lavevo mai vista.
Allora non conosci nemmeno questo.
Lisa aveva costretto Jacopo a fermarsi davanti a un gigantesco mascherone di marmo, fissato sulla parete allesterno del portico. Allinterno era scolpito il volto di un uomo barbuto. Due buchi al posto degli occhi li fissavano, come se stessero in attesa. La bocca sembrava un forno.
Adesso mi devi giurare che tutto quanto mi hai detto  la verit, che non mi stai nascondendo nulla, che sarai onesto nel tuo giudizio e che mi racconterai sempre tutto. E anche che se scoprirai complotti, delitti o quantaltro, prima di denunciare i fatti a Biagio da Cesena, verrai da me.
Te lo giuro rispose prontamente Jacopo.
Non avrebbe contravvenuto alla sacra promessa alla quale si sentiva legato raccontando prima tutto a Lisa.
Non mi basta. Dovrai mettere la mano qui dentro. Questa  la Bocca della Verit. Se avrai mentito, ti verr mozzata la mano.

25.

Jacopo esit a lungo prima di infilare la mano nella bocca di quel mostro. Avrebbe potuto trovarvi ragni, serpenti o topi. Magari se qualcuno, dallaltra parte del muro avesse visto una mano, avrebbe potuto pensare a qualche maledizione o a qualche ladro. Una spada affilata glielavrebbe potuta tagliare. Quando incontr lo sguardo di Lisa si fece coraggio, e mise la mano dentro la Bocca della Verit.
Per quanto tempo devo tenerla?
Le labbra tirate e gli occhi socchiusi, aspettava da Lisa il permesso di ritirare la mano.
Basta cos sorrise la ragazza, hai superato la prova. Il dio Oceano ritiene che tu abbia detto la verit.
Non che avesse creduto alla leggenda che gli aveva raccontato Lisa, tuttavia Jacopo fu felice di rivedere la sua mano intatta.
Nel tornare indietro Lisa gli volle raccontare unaltra storia.
Adesso le mogli impongono ai mariti di mettere la mano dentro, facendo giurare loro di non averle mai tradite.  divertente, la domenica, alluscita della messa, vedere questi uomini grandi e grossi inventare scuse di ogni genere per non farlo. Forse, sentendosi colpevoli, hanno davvero paura che la mano gli venga mozzata.
In tutta onest, non  per niente piacevole, posso capirli.
Una volta pare che il diavolo in persona avesse trattenuto la mano di un certo Giuliano, un usuraio che aveva truffato una donna. Questi dovette giurare di fronte a testimoni che avrebbe ripagato la donna e finalmente il diavolo lo liber.
 pi facile che dietro il muro gli trattenesse la mano un amico della donna.
Lisa scosse un po la testa.
Puoi avere ragione, ma  meglio non sfidare la sorte.
Mai nominare troppo spesso il diavolo, perch pu sentirsi chiamato. Infatti apparve, poco dopo, sotto le sembianze del capitano Marcellino, a comando di un drappello di soldati. Lisa si nascose dietro le spalle di Jacopo.
Lo conosci? le chiese quando le guardie si furono allontanate.
S, ma  una brutta storia. Un giorno te la racconter.
Jacopo si ferm, e mise un braccio sulle spalle della ragazza.
Lisa, sono troppe le storie che mi dici che un giorno mi racconterai. Non mi hai voluto parlare dei tuoi genitori, ora non mi vuoi parlare del capitano. Da parte mia ti ho detto tutto, non  giusto. Mi sembra quasi che non ti fidi di me.
Non  per questo protest lei, ti prego.  che mi vergogno troppo e poi e poi  meglio che certe cose tu le sappia dopo che avremo capito se Michelangelo  colpevole o no e che cosa faccia il suo gruppo.
Jacopo non replic, anche se avrebbe voluto insistere. Solo pochi mesi prima si sarebbe incaponito a voler sapere, ma adesso si sentiva pi forte, e non solo di Lisa. E chi  forte, non ha bisogno di mostrare la propria forza, sa di averla e basta. Se fosse diventato anche pi saggio, tuttavia, era tutto da dimostrare.
Si lasciarono, senza pi parlare, non appena furono in vista della casa di Borgo Vecchio, dove Lisa si rimise in testa il berretto da ragazzo e si riappropri dellidentit maschile di Annio.
Il giorno successivo Jacopo non si rec al lavoro. Porta dopo porta lasci il messaggio verbale che gli era stato ordinato di ripetere. Fin nella bottega di un macellaio, ma anche in un palazzo nobiliare: molto strano. I membri di quella congrega sembravano non avere niente in comune. A parte un segno, che aveva notato ora sulla porta dingresso di una farmacia, ora sul muro di una falegnameria, ora su un busto di marmo allinterno di una magnifica casa. Il numero nove. Tutti quelli che aveva visitato e avvisato lo avevano impresso da qualche parte. Sulle prime non ci fece caso, ma quella notte cominci a pensare che forse il numero nove aveva un significato, era un simbolo. Non ne parl neanche con Lisa, perch forse si trattava di una sciocchezza. E non accenn del fatto nemmeno quando Biagio da Cesena si present improvvisamente nella Cappella, seguito da un gruppo di armati. Mastro Saturnino gli and incontro.
A che cosa dobbiamo questa gradita visita?
Lo sapete bene, stiamo cercando messer Michelangelo Buonarroti. E lo troveremo.
Sarebbe cosa gradita anche a noi, egli manca da diverso tempo. Noi stessi siamo preoccupati per la sua assenza.
Non sfidate la mia pazienza, Mastro Saturnino. Sapete bene il motivo per cui lo stiamo cercando.
Gli apprendisti smisero di lavorare e si accalcarono intorno ai due. La notizia dellaccusa ormai girava di bocca in bocca, anche se nessuno osava parlarne apertamente.
Un motivo ignobile, se permettete. Il maestro  innocente, e voi lo sapete meglio di me.
Biagio da Cesena dette ordine ai suoi uomini di sparpagliarsi e di cercare dappertutto. Mentre le guardie eseguivano le sue disposizioni, Biagio ordin ai lavoranti di mettersi in fila.
A ciascuno di voi chieder notizie su dove si nasconda il maestro Michelangelo. Chi fornir indicazioni sul suo rifugio, avr in premio cinque ducati. Chi mentir sar considerato complice e gli verr mozzata la lingua, come si usa per i mentitori.
Jacopo si mise in fila con gli altri, vicino a Lisa. Tutti negarono di saperlo, anche Giovanni del Pesce, che tuttavia si impappin, suo malgrado.
Non so dove sia il maestro Michelangelo, ma se lo sapessi, berrei del vino dal gomito.
Che cosa intendi dire, villano?
Non saprei dove sia, glielo giuro, senza dover masticare una tarantola.
Prima che Biagio si spazientisse, intervenne Mastro Saturnino.
Non ci badate, eminenza. Il nostro capo apprendista, quando si emoziona, straparla. Per il resto  un giovane in gamba e un lavoratore onesto.
Biagio brontol qualche parola incomprensibile e si rivolse a Lisa.
Non so nulla, signore.
Eminenza, figliolo, ci si rivolge a me come abate, monsignore o eminenza. Non come signore.
La ignor con un gesto della mano e pass accanto, facendo una carezza sul volto di Jacopo.
E tu, ragazzo, non hai proprio niente da dirmi?
La carezza non si arrest e in breve divenne una presa. Gli strinse le guance fino a fargli male con lanello.
Quando saprai, mi dirai gli sussurr avvicinando la bocca allorecchio. Ricorda che lo hai giurato davanti a Dio. O preferisci che ti strappi la camicia e mostri a tutto il marchio della tua obbedienza?
Jacopo chin la testa e Biagio lo lasci andare, dandogli un buffetto sulla guancia.
Inutile chiederlo a voi disse rivolto a Mastro Saturnino perch so gi che cosa mi rispondereste. Ma ricordate che quando il pesce grande finir nella rete, allora stringer le maglie, e anche altri pesci resteranno intrappolati.
Biagio se ne and rapidamente perch quella notte si sarebbe compiuto un altro atto, un altro pezzo della tela che stava tessendo.

26.

I giardini vaticani odoravano ancora di fiori e di resina, mentre le prime noci cadevano dagli alberi. Un gruppo di persone vi pass sopra, calpestandone anche le foglie secche, che emettevano uno scricchiolio leggero, come una sottile protesta. Il gruppo scese per alcuni gradini, fino a ritrovarsi in una grande stanza. Al centro, sopra un catafalco di marmo, giaceva un cadavere, coperto solo da un lenzuolo di lino bianco.
Il cerusico del papa Scipione Carracci, insieme al giovane collega Bonaventura, si avvicin al corpo e dopo aver recitato insieme agli altri una breve preghiera, si accinse a imbalsamare il cadavere. Entrambi i medici si coprivano il volto con un fazzoletto di lino imbevuto di profumo di lavanda, per sopportare meglio gli effluvi pestiferi del corpo, che giaceva su una lastra di marmo nel mezzo della stanza, illuminata da numerose torce.
In un angolo, vicino allunica finestrella aperta che dava sui giardini, assistevano alloperazione Biagio da Cesena, il principe Ascanio Colonna e altri nobili romani.
Abbiamo lavato il corpo con aceto e vino annunci Carracci in quanto prevengono le macchie. Ora procederemo invece allasportazione degli organi. Occorre infatti levare intestino, stomaco, milza, fegato e polmoni che vanno rapidamente in putrefazione. Bonaventura, procedete.
Con un coltello affilato fu inciso laddome, e il tronco e il cranio svuotati degli organi principali. Qualcuno dei presenti non resse alla vista e usc di corsa dalla stanza, andando a svuotarsi lo stomaco nella latrina adiacente.
Adesso riempiremo il corpo di sua santit con nitro rosso, il disinfettante conosciuto fin dai tempi dellantica Roma.
Aspettate sussurr Bonaventura. Non notate qualcosa di strano?
Carracci tir fuori da una tasca della giubba le preziose lenti che gli consentivano di vedere meglio da vicino e se le appoggi sul naso.
Che cosa?
Guardate la cavit polmonare e avvicinate il naso.  piena di fumo rappreso: il papa  stato avvelenato, proprio come voi avevate sospettato.
Non vedo la novit.  per questo che stanno cercando il pittore Michelangelo Buonarroti.
Perdonatemi, cerusico, ma per avvelenare il papa con il fumo delle candele, occorre che sia respirato a lungo, per almeno mezza giornata o forse ancora di pi. Il pittore  stato solo pochi momenti con il papa, quindi non pu essere stato lui.
Carracci stava per replicare, ma le parole gli morirono in bocca. Sapeva benissimo che Bonaventura aveva ragione, ma aveva sperato che non si sarebbe accorto dei sintomi. Biagio da Cesena si avvicin.
Che cosa succede? Perch vi siete fermati?
Non  niente rispose Carracci. Stiamo solo valutando le migliori opportunit, se lo status, la salus o il corpus
Che cosa centrano lo stato, la salute o il corpo? Non provate a raggirarmi con il latino, che conosco meglio di voi! Questo  solo un cadavere, sbrigatevi a finire.
Cera una minaccia, e neppure troppo vaga, nella sua voce, e Carracci fece segno a Bonaventura di proseguire, mentre Biagio da Cesena si ritir di nuovo nellangolo, scambiando uno sguardo dintesa con il principe Colonna.
Mettiamo adesso sale, aloe dArabia, miele dacacia, canfora e altri unguenti disse Carracci ad alta voce, che andremo a impastare con paglia benedetta, crine di cavallo e cotone di Spagna.
Avvicin quindi la testa a quella di Bonaventura.
Siete impazzito? sibil piano. Volete farci impiccare? Anchio ho fatto lo stesso ragionamento. Ma sapete chi  che sta vicino al papa, si occupa delle sue necessit, e lo accudisce come un vecchio padre?
Bonaventura fece per voltarsi.
Non vi girate, scellerato. S,  proprio Biagio da Cesena, che ho visto portare via le candele quando il papa  morto. Ma io ne ho presa una e lho esaminata, e vi do ragione, cento volte ragione. Ma se si accorgesse che abbiamo capito, non usciremo vivi da qui. Quindi, per lamor di Dio, procedete e facciamola finita.
Non c giustizia, allora?
Guardate quanta confidenza con il principe Colonna. Noi non siamo che formiche che camminano in mezzo alle scarpe dei potenti cercando di non farsi schiacciare.
Ma voi avete una prova in mano: la candela.
Silenzio, ne riparleremo, adesso andiamo avanti.
Una volta riempiti gli organi interni, iniziarono a spargere il corpo di sale, perch si asciugasse, e poi di unguenti e balsami odorosi.
Il balsamo proclam Carracci  indispensabile. Infatti la parola imbalsamazione significa proprio aggiungere il balsamo.
E imbottire sussurr Ascanio Colonna a Biagio da Cesena significa mettere un uomo dentro una botte.
Biagio sorrise, coprendosi la bocca con una mano. Lalleanza con il principe gli sarebbe tornata utile. Intanto era sicuro che avesse compreso che nella morte del papa cera stato il suo zampino e non aveva detto nulla. In pi, con il suo potente aiuto, nel prossimo conclave, avrebbe potuto anche essere eletto papa.
Prima della vestizione con i paramenti doro, procederemo alla fasciatura del santo corpo con uno sparadrappo, una garza medicamentosa che conserver il corpo di papa Clemente intatto per tutti i secoli, fino alla resurrezione dei corpi, nel Giudizio Universale.
Proprio quello che sta dipingendo Michelangelo mormor Colonna allorecchio di Biagio da Cesena. Un perfetto colpevole, non credete?
Si fa quel che si pu, principe ammicc Biagio.
Ormai si erano intesi, ognuno dei due sapeva, quindi non vi era alcun bisogno di chiarire le cose in modo esplicito. Tra potenti si usava cos.
A proposito, ci sono notizie su di lui?
Ancora no. Ma ho una spia, tra quelli che lo frequentano. Un giovane apprendista, che ho legato mani e piedi alla mia volont. Non potr mai tradirmi, anche perch lho marchiato con il simbolo di Satana, la S maledetta. Se mai lo facesse, lo farei spogliare e mostrerei a tutti la sua infamia. Se gli andasse bene, sarebbe impiccato, squartato e bruciato come adoratore del Maligno.
Allora  proprio il caso di dire che siete, come dirediabolico.
Ascanio Colonna gli fece un breve inchino, che Biagio corrispose allo stesso modo. In fin dei conti erano di pari nobilt, luno principe per antico lignaggio, laltro principe della Chiesa. Ormai la cerimonia di imbalsamazione era quasi terminata, e nei giorni seguenti il corpo sarebbe stato esposto al popolo, prima di essere seppellito in tre sarcofagi. Uno di marmo, allinterno del quale sarebbe stato posto un altro di ferro, che a sua volta ne avrebbe contenuto uno di legno. Solo in questo sarebbe stato conservato il corpo del papa. Cos si faceva da secoli. Come da almeno un secolo era difficile che un papa morisse di morte naturale. Il principe Colonna entr nella carrozza scortata dai suoi armigeri e si sdrai sui morbidi cuscini di seta cinese. Dammi da bere ordin al paggio seduto davanti a lui.
Il servo gli vers un boccale di vino e Colonna stava per poggiarvi le labbra quando gli venne un sospetto.
Bevi prima tu, un lungo sorso.
Il paggio obbed e dopo essersi tranquillizzato che il vino non contenesse alcun veleno, Colonna ripens a Biagio da Cesena, mentre il liquido profumato gli scendeva nello stomaco. Un uomo intelligente, labate: ambizioso, furbo e pericoloso. Troppo dotato di tutte e tre quelle qualit. Era sicuro che prima o poi gli avrebbe chiesto di appoggiarlo per diventare papa, e lui gli avrebbe detto di no. Ma questo, Biagio, ancora non lo sapeva, e non lo avrebbe mai saputo. Mentre lui conosceva ormai la sua colpevolezza, e ci gli avrebbe fatto comodo, molto comodo. Sapere  potere e poi lui era un Colonna e una colonna era dipinta sullo stemma di famiglia. Biagio, al massimo, poteva avere come stemma una vipera velenosa, forse pericolosa, ma pur sempre una serpe da schiacciare.
Siete allegro, principe gli disse il paggio.
Quando un uomo  soddisfatto, non pu che sorridere.
Il quadro gli si complet al terzo bicchiere di vino: ora sapeva perfettamente che cosa avrebbe dovuto fare. Cappelle da dipingere, principi della Chiesa, cattedrali da costruire, potere da esercitare. E uomini da condannare, altri da sacrificare e altri ancora da perdonare, anche se non avevano commesso alcun peccato.

27.

Nei giorni successivi, Jacopo era continuamente alla ricerca di un segno da parte di Mastro Saturnino. Lo inseguiva di continuo con lo sguardo, nella speranza che non si fosse dimenticato di quanto gli era stato promesso. Non da lui, ma dal maestro: partecipare alla riunione. Ma niente: Saturnino appariva troppo indaffarato a controllare che i lavori allinterno della Cappella proseguissero al meglio. Oltretutto Jacopo si stava annoiando, perch non gli aveva pi insegnato niente. Ormai era diventato pratico nelluso di pestare i minerali e di mescolare le polveri con acqua, olio o cera, a seconda di quanto si volessero fare diventare pastosi i colori.
Era come possedere un cavallo, strigliarlo, carezzarlo ma senza salirci in groppa. Oppure fargli fare sempre il solito giro in tondo, un po come copiare e copiare senza disegnare niente di nuovo. E senza la possibilit di mettere in pratica il suo talento, a che cosa serviva creare colori? Anche gli apprendisti pi esperti ormai non sapevano pi che cosa fare e si limitavano a ritoccare alcuni affreschi sul soffitto o a ripulire la calce sulla quale il maestro avrebbe dovuto abbozzare i disegni. Alla fine Jacopo era sbottato. Sussurrando, ma era sbottato.
Potr venire anchio alla riunione, domenica?
Tu devi dimenticare quello che ti ho detto e che hai riferito. Quando sar il momento, lo saprai.
Ma il maestro
Qui non c nessun maestro, e tu ora devi pensare solo a fare il tuo lavoro. Sei bravo e fidato, non rovinare tutto con questa richiesta.
Del tutto insoddisfatto Jacopo se ne and, sotto lo sguardo severo di Saturnino. Ma non sarebbe finita l. Con Biagio da Cesena che gli stava con il fiato sul collo e la sua ansia personale di sapere con chi aveva realmente a che fare, non poteva aspettare oltre.
Domenica, alla quinta ora, dal vinaio Perfetti.
Sapeva il giorno, lora e il luogo. Non aveva compreso che cosa volesse dire lultima parte della frase: saranno due. Forse due ospiti particolari, magari uno sarebbe stato un apprendista, forse lo stesso Giovanni del Pesce. Ma nessuno se lo meritava pi di lui. Era stato lui a portare il messaggio, di lui avevano avuto fiducia, e Michelangelo in persona gli aveva prospettato la possibilit di essere invitato. Anche se, per la verit, non aveva detto quando o in quale occasione.
Conosceva il giorno, lora e il luogo: che cosa gli avrebbe impedito di partecipare? Era perfino possibile che si presentasse e basta, a quel punto avrebbe detto che aveva capito male. Per se fosse stato presente anche Mastro Saturnino, lo avrebbe sbugiardato. E sarebbero stati guai seri. Non rimaneva che andarci di nascosto. Se non ci fosse riuscito, almeno ci avrebbe provato. In fin dei conti le spie si comportavano in questo modo e anche se non avrebbe mai voluto farlo, si trovava costretto per via del sacro giuramento. Cerc di convincersi di quanto si andava dicendo. Una voce sulla spalla destra lo ammon.
 una decisione sbagliata. Non  una cosa corretta, e potrebbe anche essere pericolosa.
Sulla spalla destra, gli aveva detto sua madre da piccolo, operava la coscienza, sulla sinistra le tentazioni del diavolo.
Non dare retta a quella stupida disse la sinistra dice cos solo perch  una grande fifona.
Non  paura rispose la destra. Jacopo sa bene che cosa  giusto fare. Non tradisce il patto se non ci va, ma tradisce chi ha avuto fiducia in lui.
Non  tradimento ignorare la parola data a un delinquente.
Jacopo sospetta,  vero, ma non ha alcuna prova. Il cuore gli dice che Michelangelo non  colpevole di niente.
Jacopo non  un cretino e sa quale sia la sua convenienza. Obbedire a un potente uomo di Chiesa potrebbe tornargli utile.
Biagio da Cesena  un uomo temibile e potente, ma non lo definirei propriamente un uomo di Chiesa come poteva essere il Santo Francesco.
Vattene, coscienza, noi abbiamo gi preso la nostra decisione. Nasconditi, fai quello che ti pare, ma non intralciare Jacopo.
Sua madre gli direbbe di non farlo, e anche Lisa, forse.
Basta! grid Jacopo mettendosi le mani sulle orecchie. Smettetela tutti e due. Io far quello che devo fare.
Non parl con Lisa di quanto aveva in mente. Temeva che lo sconsigliasse e anche che, se lo avesse fatto, le avrebbe dato retta. Le disse soltanto che quella domenica, a Dio piacendo, avrebbe saputo qualcosa di pi, e le giur che sarebbe stata la prima a esserne informata.
Prima di parlarne a Biagio.
Te lo prometto, anche se poi dovr rispettare il giuramento.
Sii prudente, ti prego.
Lo guard con una dolcezza tale che Jacopo si sent sciogliere. Una sensazione simile a quella che si ricordava provare da bambino quando sua madre lo prendeva in braccio e lo stringeva riempiendolo di baci. E un bacio arriv, sulle labbra, leggero come una piuma, prima che si allontanasse. Jacopo allung un braccio, avrebbe voluto dirle qualcosa, ma si accorse di essere rimasto senza voce.
Cos, arriv domenica. Secondo il messaggio, la quinta ora doveva corrispondere a poco prima di mezzogiorno, che secondo la Chiesa corrispondeva alla sesta ora. Nei suoi spostamenti aveva gi individuato il vinaio Perfetti, e dopo aver salutato gli altri apprendisti che ciondolavano per casa, si diresse verso il Vico della Vacca, dove si trovava la cantina.
Vi trov davanti un sacco di gente, alcuni seduti a dei tavoli, fuori per la strada. Due serve entravano e uscivano dalla cantina mescendo il vino e ridendo forte se qualcuno degli avventori tirava loro una pacca sul sedere. Non sembrava proprio che di l a poco vi sarebbe stata una riunione segreta, a meno di non pensare che Michelangelo e i suoi non fossero altro che un gruppo di avvinazzati. Cera perfino un suonatore di liuto, che cantava delle arie da taverna, niente a che fare con la musica e la voce melodiosa di Lisa.
Ferite, vipere mordaci / la nostra bocca avida di baci / ma lasciateci Bacco pi vicino / perch alla femmina io preferisco il vino.
Su questa canzonaccia la gente si mise a ridere e il suonatore pass con il cappello a riscuotere. Sembrava fosse di casa e Jacopo, dopo avergli dato una moneta, ne approfitt per fargli qualche domanda.
 sempre aperto di giorno il vinaio?
Certo, signore, e ha il vino pi buono di Roma.
Potenza dellelemosina, forse del mantello di lana che si era comprato o di qualche pelo di barba in pi che gli era cresciuto sulle guance: quel suonatore gli aveva dato del signore.
E di sera, intendo dopo il tramonto?
Chiude, purtroppo. Disposizioni di sua Santit, che Dio lo abbia in gloria. Non si vuole che il popolo si ubriachi e dimentichi nostro Signore. Ma se volete ammicc conosco un posto aperto anche di notte, dove potrete bere a volont.
Gli consegn unaltra moneta e quello si lev il cappello pi volte, ringraziandolo. Jacopo si allontan dalla marmaglia, avviandosi in fondo al vicolo e sedendosi sul bordo di una fontana.
Si era portato dietro qualche foglio e abbozz un disegno, per far passare il tempo. Qualche volto di gente che passava o si fermava per chiedergli la carit. Una vecchia senza denti, che biascicava frasi senza senso, un ragazzo sorridente con un filo di paglia in bocca e un uomo dai capelli scarmigliati e senza le gambe, che si spingeva con le mani su una tavola di legno con le ruote.
Ogni tanto si voltava in direzione del vinaio per vedere se apparisse uno degli uomini ai quali aveva portato il messaggio. Arriv il pomeriggio, e le ombre iniziarono ad allungarsi. Si compr una focaccia al formaggio da un venditore ambulante e un boccale di latte da una donna che portava un secchio in testa. Losteria cominci a svuotarsi e di quegli uomini che attendeva, nemmeno lombra. Suonarono i vespri, come ogni sera, al tramonto e, andata via ogni luce, vide quello che era probabilmente il padrone riporre tavoli e sedie allinterno della cantina, serrare luscio e andare via. Eppure il vinaio Perfetti era quello, ed era domenica, e la quinta ora era ormai passata da molto. Non si era sbagliato, ma forse era stato ingannato. Oppure la quinta ora non era quella che lui pensava.
Mentre si arrovellava il cervello cercando una spiegazione, un uomo gli si par davanti, a gambe larghe. Portava una torcia in una mano, mentre laltra poggiava sul fodero di una spada. Non lo aveva mai visto, eppure fissava proprio lui.
Dovete allontanarvi gli disse con voce gentile ma ferma, questa strada non  sicura.
Jacopo si alz e, ormai certo di avere perso la giornata inutilmente, raccatt i suoi disegni. Vide che quelluomo li guardava con curiosit.
Siete pittore?
S rispose Jacopo con orgoglio.
E che cosa facevate qui?
Sono stato dal vinaio Perfetti.
Avete il simbolo?
Sulle prime Jacopo non cap, ma una torma di pensieri cominci a corrergli in testa come unintera mandria di cavalli. Quelluomo prima si era interessato ai disegni e poi gli aveva fatto quella strana domanda. Doveva fare presto a rispondergli, qualunque cosa, perch forse era l per la riunione, anche se non era tra quelli che era andato a trovare.
Domenica, alla quinta ora, dal vinaio Perfetti.
Luomo, che aveva gi la mano sullelsa della spada, pronto a sfoderarla, la spost sulla cintura.
Capisco disse ma siete molto in anticipo. Al mattutino ne mancano almeno sette, non cinque. Potete mostrarmi il simbolo, adesso?
 la prima volta disse in un sussurro non me lo hanno ancora consegnato.
Luomo esit un attimo, poi annu.
Sta bene, ma non restate qui. Due uomini possono dare nellocchio, e le ronde potrebbero fare domande. Attendete vicino al vinaio, quando arriveranno gli altri, entrerete con loro.
A Jacopo, per lemozione le parole morirono in bocca. Un breve cenno di ringraziamento e si avvolse nel mantello. Si avvi verso la cantina, con le gambe che gli tremavano. Ma quando fu abbastanza lontano per non essere visto, sinfil in un portone e lo socchiuse. Da l avrebbe potuto vedere senza essere osservato. No, non si era sbagliato. E tra poco, in qualche modo, avrebbe saputo la verit.

28.

Nascosto, e in silenzio, Jacopo si ritrov a pensare al bacio che gli aveva dato Lisa. Si pass pi volte le dita sulle labbra, leggere, quasi a voler riprovare quellemozione. E si chiese che cosa sarebbe accaduto quando lavrebbe rivista, se sarebbe successo ancora, come avrebbe voluto. Si mise a sedere allinterno del portone e si ritrov a sorridere, felice, quasi dimentico di dove fosse e di quello che stava per fare.
Un rumore di passi lo risvegli da quei pensieri. Vide passare unombra, poi unaltra e unaltra ancora. Le cont: otto. A otto persone aveva portato quel messaggio, oltre a Michelangelo, quindi dovevano essere tutti entrati. Respir a fondo e usc dal suo nascondiglio. Si avvicin cautamente allingresso della cantina, la porta era chiusa. Si guard intorno e aguzz occhi e orecchie: nessuno in vista e nessun rumore di passi. Da una finestrella accanto alla porta, posta quasi allaltezza della pavimentazione, filtrava una debole luce. Mentre vi si avvicinava sent qualcosa toccargli una gamba. Fece un balzo allindietro, ma si tranquillizz quando vide che era soltanto un gatto bianco e nero in cerca di compagnia.
Buono, micetto, buono.
Lo carezz sulla testa e quello si mise a fargli le fusa. Lo lasci fare, anche perch pens che gli avrebbe portato, se non fortuna, almeno un po di conforto. I gatti sentono le emozioni umane. La finestrella era aperta e avvicinandosi inizi a udire delle voci. Sporgendosi ancora un po, riconobbe alcune delle persone alle quali aveva consegnato il messaggio. Ora si trattava solo di stare in silenzio, ascoltare e guardare. Il gatto miagol appena, e nel voltarsi per carezzarlo, Jacopo sfior il lembo di una tunica da cui spuntavano due stivali. Fece per alzarsi di scatto, ma una mano sulla spalla lo costrinse a rimanere accovacciato.
Che cosa ci fai qui?
Riconobbe la voce e desider di morire fulminato, per non dover sopportare la vergogna e lumiliazione.
Che cosa ci fai qui? ripet Mastro Saturnino.
Jacopo strizz gli occhi. Un gesto che faceva da bambino quando giocava a nascondino con sua madre: non vedere equivaleva a scomparire. Se lui non la vedeva, allora lei non poteva vedere lui. Ma non era pi un bambino e Mastro Saturnino non assomigliava certamente a sua madre. Aveva contato male, e avrebbe pagato caro il suo errore. Fu tirato per un braccio e trascinato allinterno. Alla vista di quellestraneo, un ragazzo oltretutto, strattonato per un braccio da Saturnino, il brusio cess. Tutti gli occhi furono puntati su Jacopo. Ma i pi minacciosi e pi irati erano quelli scuri di Michelangelo. Il quale fendette il gruppo, che si apr al suo passaggio, e gli si mise davanti. Jacopo si aspett di essere picchiato, ma il maestro pronunci una sola parola, con il dolore nella voce, pi che con rabbia.
Perch?
Avrebbe preferito che lo avesse schiaffeggiato, sbattuto per terra o gli avesse tirato un calcio. Quel perch invece fu come una coltellata nella pancia.
Lho sorpreso qui fuori disse Mastro Saturnino a spiare.
 lo stesso che mi ha portato il messaggio disse uno lo riconosco, mi sembrava avesse la sincerit negli occhi.
A me invece ha insospettito subito intervenne il principe Altieri. In casa mia osservava tutto, con una curiosit pelosa, quasi volesse rubare.
La responsabilit  solo mia. Michelangelo interruppe tutti. Io gli ho dato fiducia e me ne scuso con voi. Adesso andiamo avanti con quello che abbiamo da fare.
E il ragazzo? chiese Abdul Al Semiz, grattandosi la testa.
 venuto per vedere sentenzi Michelangelo. E vedr. Poi decideremo.
Non credo
A Michelangelo bast unocchiata per zittire il principe Altieri. Nel frattempo Mastro Saturnino apr una porta interna, da cui provenne una folata di freddo. Vi entr e aiutato da Abdul spinse un birroccio nella stanza, in mezzo a tutti.
Cerusico Bonaventura, volete procedere?
Luomo pos il mantello su una sedia e da una tasca estrasse alcuni arnesi da chirurgo. Poi Abdul sollev la tela cerata che copriva il birroccio. Jacopo si tapp la bocca con una mano. Sul tavolaccio di legno vi erano due corpi, di un uomo e di una donna, distesi e immobili. Bonaventura si avvicin alluomo e alla donna con una lama sottile in mano. Le parole del messaggio rimbombarono nella testa di Jacopo: saranno due. Due, ecco che coserano: cadaveri. Che cosa ne avrebbero fatto, Dio solo lo sapeva, ma tra poco lo avrebbe saputo anche lui. Di sicuro capiva bene che si trattava di una terribile profanazione, un peccato che gridava vendetta contro Dio e contro gli uomini, punito con la morte.
Inizi la dissezione dei corpi, a opera del cerusico Bonaventura. Per prima cosa fu levata loro la pelle, e Michelangelo, sotto gli occhi inorriditi di Jacopo, appariva come il pi interessato. Vennero alla luce i muscoli con le loro fibre e i tendini che li tenevano attaccati alle ossa. A Jacopo si accappon la pelle e si sent soffocare. Chiuse gli occhi, ma le immagini di quei cadaveri sezionati, accompagnate dalle parole del cerusico, gli rimanevano piantate nella mente come chiodi.
La pelle disse Bonaventura  un tessuto elastico, come potete osservare, e si accorcia e si tende proprio grazie ai muscoli. Pi sono forti pi questo  possibile. Vedete la differenza rispetto alla pelle della donna, pi molle, ma soltanto perch compie solitamente lavori pi sedentari, e quindi ha una muscolatura pi debole.
Mostr quindi le vene e le arterie, e spieg come portassero il sangue dal cuore a tutto il resto del corpo, fino a ritornare al cuore stesso. Tutti si accalcarono per vedere.
Il sangue  la linfa vitale delluomo e della donna, e scorre veloce.
Per questo osserv Abdul Al Semiz quando si taglia la gola a un animale, il sangue sprizza fuori come una fontana. Ora comprendo.
Giusta osservazione sottoline Bonaventura, luomo  infatti un animale come gli altri.
Ma con unanima, come  risaputo rilev Altieri.  qui che vorrei vedere la differenza, rispetto a un bue o a un cavallo.
Non c alcuna differenza la voce di Michelangelo sal su quella degli altri, lanima  nella fede. Non si nasconde tra le vertebre, le ossa, i muscoli o il cuore.
Lanima deve esistere da qualche parte ribatt Altieri. Quando si muore esce dal corpo, quindi deve trovarsi da qualche parte. E se riuscissimo a individuarla potremmo creare lhomunculus, il servo perfetto. Lanima comanda tutto.
Se esistesse come materia Michelangelo scosse la testa, si troverebbe nel cervello.  da quello che nascono le idee, le emozioni, la conoscenza, tutto. Dio  come il grande cervello che ha costruito luniverso.
Voi bestemmiate!
E voi siete un cretino, principe.
Jacopo aveva la testa confusa, quelle gli sembravano discussioni di pazzi. Intanto Bonaventura, con la lama insanguinata in mano, attendeva la fine della disputa tra Michelangelo e Altieri. Il quale, inviperito dalloffesa, aveva minacciato di andarsene.
Lalba si avvicina intervenne Mastro Saturnino e non abbiamo ancora finito. Che cosa potete dirci daltro, Bonaventura?
Il cerusico continu a tagliare, aprire e mostrare gli organi dei due corpi.
Ci dimostra concluse che luomo e la donna sono perfettamente uguali, cos nel corpo, come dunque nellanima. La loro sola differenza consiste, da vivi, nella forza fisica.
Non mi convincerete mai Altieri si ritir in un angolo. E tu continu rivolto a Jacopo che cosa ne pensi? Ah, gi, tu sei la spia. Brutta fine fanno le spie. Lo sai che cosa  capitato a un mio servo quando ho scoperto che andava a riferire delle mie faccende private alla famiglia Colonna? Lho fatto gettare in un pozzo e ho ordinato di chiudere la botola.  successo un mese fa e non so che fine abbia fatto, ma tra i topi e la fame non credo proprio sia sopravvissuto. Di sicuro, almeno, non  morto di sete. Che ne dici? In che modo preferiresti morire?
Naturalmente Jacopo non rispose. In effetti ci aveva gi pensato. Dopo aver visto e udito cose che non avrebbe dovuto vedere n ascoltare e dopo avere perso la fiducia di Michelangelo e di Saturnino, difficilmente sarebbe potuto rimanere vivo. Listinto di sopravvivenza, che lo aveva gi aiutato, gli sugger di fuggire, ma questa volta sarebbe stato impossibile. Forse avrebbe potuto chiedere piet, giurare che non avrebbe mai confessato ad alcuno di quella riunione e dei crimini che erano stati commessi in quella stanza.
La porta da cui era entrato era stata sbarrata e l dentro era da solo, senza pi alcun amico, tra persone che lo avrebbero acciuffato se solo si fosse mosso. Aveva sbagliato tutto, e per la prima volta in vita sua pens che in fondo suo padre aveva ragione, che sarebbe dovuto rimanere a Pistoia, a fare il lanaiolo. E abbandonare i suoi sogni, che lo avevano illuso e portato pi volte sullorlo della rovina. Ora non era pi sullorlo, era proprio precipitato in un burrone e tra poco si sarebbe schiantato al suolo.
Ed ecco il cervello sent dire da Bonaventura.
Si gir e glielo vide in mano: sembrava un gigantesco mezzo gheriglio di noce, con la differenza che era grigio, anzich marrone.
Come giustamente ha detto il maestro Michelangelo prosegu Bonaventura  in esso che si racchiude la vita. Dal cervello partono i pensieri e le emozioni e tutta la conoscenza. Per questo il buon Dio lo ha voluto proteggere allinterno dellosso pi robusto di tutto il corpo: la scatola cranica.
Come osavano parlare proprio del buon Dio quando stavano commettendo il pi turpe dei peccati? Allora aveva ragione Biagio da Cesena: un peccato che per non avrebbe mai potuto andargli a raccontare, a meno di un miracolo. Sent quegli uomini discutere, ma ormai non li stava pi ad ascoltare, e mentalmente chiese perdono a sua madre, si commosse al pensiero di Lisa e di quel bacio frettoloso che gli aveva dato, e si mise a mormorare una preghiera.
La notte stava per terminare e iniziarono i saluti.
Pace e conoscenza.
Anche a te fratello, pace e conoscenza.
La formula di rito si ripet pi volte e, nello scambiarsi i saluti, Jacopo vide che si baciavano tre volte sulla guancia e ripetevano per tre volte il gesto. Nove baci, come il simbolo del nove che aveva visto nelle loro case. A uno a uno se ne andarono tutti, tranne Michelangelo e Mastro Saturnino. Poi entrarono due uomini, uno di loro era quello che stava di guardia e lo aveva fatto passare. Sarebbe stato meglio se gli avesse dato una coltellata. Caricarono i cadaveri in due sacchi e li portarono via, come fossero quarti di bue. Jacopo si erse in tutta la sua statura, la paura era passata, ora aspettava solo la sentenza.

29.

Sono pronto disse, con fierezza.
Le braccia incrociate, Mastro Saturnino lo osservava con severit. Non si mosse, mentre Michelangelo gli si avvicin, lo sguardo torvo e interrogativo.
Perch? gli chiese ancora una volta. Perch non hai saputo aspettare?
Scosse la testa pi volte e mise la mano sullelsa della spada.
Sar ucciso? chiese Jacopo.
Michelangelo si volt a guardare Mastro Saturnino e un momento dopo entrambi scoppiarono in una risata fragorosa.
Ma che cosa ti salta in mente? Ancora rideva. Se hai fatto una sciocchezza non  detto che tu debba dirne unaltra. Mi hai un po deluso, questo  vero, ma ucciderti? Se lo avessimo voluto lo avrebbe gi fatto la guardia allingresso, quando ha visto che ti nascondevi dentro un portone. Ma  una persona intelligente e ha avvisato Saturnino. Che ha aspettato che entrassero tutti prima di portarti dentro.
Jacopo si sent uno stupido e prov a sorridere, ma non ci riusc.
Ma il principe Altieri mi ha dato della spia e mi ha chiesto in che modo volessi morire.
Quello parla perch Dio gli ha dato la lingua in bocca disse Mastro Saturnino, ma nel suo caso si  dimenticato di collegarla al cervello. Che, come hai avuto modo di imparare stanotte, comanda tutte le funzioni del nostro corpo.
 un po matto aggiunse Michelangelo. Fissato con la trasmutazione del piombo in oro e convinto che se trovassimo lanima nel corpo umano e la imprigionassimo in qualche modo avremmo trovato la maniera per riprodurla. Lhomunculus, leterna giovinezza. Tutte sciocchezze. Ma non ci tradirebbe mai. In fin dei conti  un buon diavolo.
Un diavolo buono? Che un diavolo fosse buono, poi, lo potevano dire soltanto i suoi adoratori.
No, un buon diavolo, cio una brava persona, che con i demoni non ha niente a che fare. Non hai mai sentito questa espressione? Ascolta bene. Per molto tempo la Chiesa romana ha protetto i nobili e i ricchi, mentre ai poveri diceva solo di piegare la testa e obbedire. Una visione di Dio completamente sbagliata che ha convinto la gente semplice a pensare che Dio voleva la loro sofferenza. Allora pensarono che sarebbe stato meglio rivolgersi al diavolo. E il buon diavolo  diventato un modo di dire, come a significare che  un poveraccio come la maggior parte degli uomini che penano.
Jacopo si mise a pensare. Era vero, perch il nemico del mio nemico non pu che essermi amico. Difficile ma chiaro, il ragionamento. Ma cerano cose pi importanti da definire.
Quindi non sar ucciso?
No rispose grave Michelangelo. Ma a questo punto dobbiamo parlarne seriamente. Non ora. Tra poco far giorno e non  il caso che mi faccia vedere in giro. Andiamo.
In quel luogo? chiese Saturnino.
S, ormai Jacopo potr conoscere anche quello.
I primi chiarori dellalba tentavano di farsi strada nelloscurit che ancora avvolgeva i vicoli di Roma. Tre figure, avvolte nei loro mantelli, camminavano veloci, perch veloce avanzava anche la luce. Passarono davanti al Colosseo, da dove sentirono provenire degli ululati.
Lupi sussurr Mastro Saturnino. Hanno fatto la loro tana nel pi grande monumento di Roma. E di notte vanno a caccia, in branco, di qualunque cosa si muove. Sbrighiamoci.
Lasciatolo alle spalle, sfuggendo ai primi raggi di sole, che si facevano spazio tra le nuvole, arrivarono davanti a una chiesa. Scesero alcuni gradini e passando davanti alla facciata, svoltarono lungo il muro perimetrale. Si fermarono davanti a un portoncino, chiuso con un lucchetto di ferro. Michelangelo tir fuori una chiave e dopo che furono entrati sprang la porta dietro si s. Il pavimento era ingombro di macerie, e laria era densa di polvere che seccava la gola.
Non entra mai anima viva, qui. Il maestro si guard intorno. Dicono che la chiesa sia stata maledetta, da quando i normanni invasero Roma, quasi cinque secoli fa, e ne fecero un tempio pagano. Tutte sciocchezze, ma ci fa comodo, perch nessuno ci disturber.
Davanti a una rampa di scale che scendevano, Mastro Saturnino spost un mattone fissato debolmente nel muro e tir fuori due pietre focaie e alcuni bastoncini; dallodore dovevano essere intrisi di zolfo. Sfreg le pietre e accese i bastoncini, con i quali dette fuoco ad alcune torce. A mano a mano che scendevano Saturnino provvedeva ad accendere dei lumini a olio appoggiati alle pareti. Da quando erano usciti dalla cantina del vinaio, Jacopo era rimasto in silenzio. Ma in quel momento le parole gli bruciavano in bocca e spingevano per uscire. Dovevano essere scesi di parecchie braccia sottoterra, perch adesso il freddo era pi acuto e laria sapeva di chiuso e di terra. Davanti agli occhi di Jacopo si apr una stanza circolare e Michelangelo si sedette su quello che sembrava un sarcofago.
Siamo nei sotterranei della chiesa dedicata al Santo Clemente disse stendendo le gambe in avanti. Ai tempi delle persecuzioni i cristiani si rifugiavano in queste catacombe. Come loro, anche noi qui siamo al sicuro. E siamo protetti da Mitra.
Indic a Jacopo un affresco, che Saturnino illumin, in cui si vedeva un giovane uomo, con uno strano cappello in testa, uccidere un toro tagliandogli la gola con un coltello.
 un antico dio aggiunse che sgozza il toro, il quale rappresenta tutte le costellazioni. Come a dire che uccidendo quel bestione si proclamava il padrone del cielo. Ma non siamo qui per questo. Dobbiamo parlare di te e con te.  giunto il momento che tu sappia, anche perch, con tutto ci che hai visto, immagino le mille domande che avrai in testa. Ma ci che saprai dovr essere mantenuto segreto, con tutti.
Anche con chi condivide i tuoi pensieri precis Mastro Saturnino e di cui ti fidi. Giuralo.
Sul momento Jacopo pens che si riferisse a Biagio da Cesena, ma dallespressione di Saturnino, che ammiccava, comprese che si riferiva a Lisa, cio ad Annio. Intanto per doveva giurare, e in un modo o nellaltro sarebbe stato spergiuro. O con loro o con Biagio, non poteva mantenere due giuramenti opposti. Incroci le dita di una mano dietro la schiena, sapendo benissimo che comunque, quel gesto, non valeva nulla, e giur. Avrebbe preferito sbattere la testa contro il muro o sprofondare nel letame dei cavalli, piuttosto che giurare. Si sentiva un verme, un ragazzo senza onore, un traditore.
E adesso fai pure tutte le domande che vuoi: ti risponderemo lo incoraggi Michelangelo.
Dovette fare un po dordine nel cervello, perch erano talmente tante che non sapeva da che parte cominciare. Cos inizi da quella che gli aveva fatto pi impressione, dal peccato che gridava vendetta contro gli uomini e contro Dio: la dissezione dei cadaveri.
Fermati replic Michelangelo, chi ti ha messo in testa che sia un peccato?
Ma lo sanno tutti
Lo sanno tutti gli ignoranti! Non siamo pi nellanno mille. Sono almeno due secoli che i morti che nessuno reclama possono essere studiati ai fini di conoscere i segreti del corpo umano. E non lo dico io, ma la stessa Chiesa. Molti papi lo hanno proclamato e tra questi anche il povero Clemente, che la sua anima riposi in pace.
La forza con la quale si era espresso parve dimostrare a Jacopo la buona fede delle sue affermazioni. Stava per fargli una domanda quando Michelangelo prosegu.
Ti capisco, per, Jacopo. C chi vorrebbe tenere luomo alloscuro di tutto, non fargli conoscere le cose del mondo, proibirgli tutto, non fargli studiare n le arti n i mestieri. Ma lasciarlo ignorante, come un maiale in un porcile o una pecora al pascolo. E sai perch?
Jacopo non ebbe il tempo di rispondergli.
Perch pi si  ignoranti, pi si  schiavi. Tu sei quello che sei, un ragazzo sveglio, intelligente e capace, oltre che bravo a disegnare, perch i tuoi genitori ti hanno permesso di studiare. E in questo modo avrai una vita migliore. Dubita sempre, Jacopo, di chi ti vuole comandare, di chi vuole spaventarti dallalto del suo potere.  un diavolo che vuole rubarti il cervello, e quindi lanima.
In quel momento davanti agli occhi di Jacopo si materializz lombra di Biagio da Cesena, le sue lusinghe e le sue minacce. Al tempo stesso Michelangelo gli apparve come un gigante buono. Fu percorso da un brivido e la ferita che aveva sulla spalla cominci a bruciargli e a prudere. Senza pensarci si mise a grattarla furiosamente.
Che coshai? gli chiese Mastro Saturnino.
Niente ment Jacopo, arrossendo con violenza.
Hai mica preso dei pidocchi o delle pulci?
No, no.
Fammi vedere insistette Mastro Saturnino. Se fosse cos, dovremo bollire tutti gli abiti che hai indosso.
Gli si avvicin per controllare e Jacopo indietreggi fino a trovarsi con le spalle al muro.
Lasciami stare! grid.
Non avrebbe dovuto farlo, ma il terrore di essere scoperto gli aveva fatto commettere quella sciocchezza. Se Mastro Saturnino, si ferm, perplesso, Michelangelo si alz in piedi, strizzando gli occhi e puntandogli lindice contro.
Jacopo, tu ci nascondi qualcosa. Sei malato, forse?
Ecco, s, sono malato ment ancora, sperando di essere creduto.
Ora ho la certezza che non  vero. Facci vedere che coshai sulla spalla. Ti prego, non costringermi a farlo io stesso.
Non poteva pi tirarsi indietro ormai. Adesso sarebbe stato costretto a raccontare la verit, e forse era meglio cos. Era stanco di mentire, di nascondere segreti, di avere paura. Cos, si tolse il mantello, e si slacci lentamente la camicia, mentre il bruciore della pelle continuava ad aumentare. Poi, di scatto, abbass la stoffa sulla spalla, girandola verso di loro e mostrando il marchio.
Mastro Saturnino e Michelangelo si guardarono tra loro, mentre Jacopo continuava a tenere abbassata la camicia.
Che cosa ti  successo, Jacopo?
La voce di Mastro Saturnino esprimeva preoccupazione, raccapriccio e piet al tempo stesso.
 stato Biagio da Cesena.
Vomit le parole, rapidamente, liberandosi lanima da quel peso che lo opprimeva come un macigno. Michelangelo strinse allora i pugni, estrasse la spada e colp con violenza la parete, schizzando scintille di fuoco. La sua ira era appena allinizio.

30.

Il palazzo dei principi Colonna era una vera e propria fortezza di colossali dimensioni. Pochi anni prima, durante il sacco di Roma, in cui i lanzichenecchi avevano messo a ferro e fuoco la citt, vi avevano trovato rifugio pi di tremila persone. E vi avevano abitato per quasi un anno, fino a quando gli invasori non se nerano andati. Nonostante questo enorme sforzo finanziario, i Colonna erano pi ricchi che mai, e dalle loro fortune derivava un immenso potere. Lunico che poteva competere o contrastare la loro indiscussa autorit era il papa, che a suo piacimento aveva la facolt di confiscare beni e palazzi. Era quindi di fondamentale importanza che il successore di Clemente VII fosse un amico della famiglia.
Biagio da Cesena vuole diventare papa.
Ascanio Colonna stava mangiando la coscia di un capretto, e con la bocca piena, sua sorella Vittoria non fu sicura di avere ben capito.
Stai dicendo che quelluomo piccolo e meschino vorrebbe avere il tuo appoggio?
Proprio cos.
Gett lavanzo di cosciotto ai due alani spagnoli, dono personale dellimperatore Carlo V. I cani si gettarono sul pezzo di carne e lo sbranarono. Erano loro la vera guardia del corpo del principe, gli unici di cui si fidasse veramente. Se qualcuno avesse soltanto alzato una mano, non solo una spada, contro di lui, lo avrebbero ridotto come quel pezzo dosso che ora giaceva sul pavimento, senza pi nemmeno unoncia di carne addosso. Perfino Vittoria, quando parlava con il fratello, stava attenta a tenere le braccia abbassate.
Ma tu non ne hai la minima intenzione, non  vero? Vittoria si infil in bocca un pezzo di panpepato di cui era ghiotta. Lo preparava espressamente per lei un cuoco indiano.
Infatti. Ascanio trangugi dun fiato un intero boccale di vino. Per quel farabutto  al corrente di molti segreti e ha un certo ascendente sui nobili e sui cardinali. Dovrei trovare il modo di non farmelo nemico, ma di impedirgli di succedere al papa.
Scommetto che lo hai gi trovato.
Ascanio fece cenno ai servi di uscire. Dopo i cani, si fidava di sua sorella, ma non delle orecchie lunghe dei suoi paggi. Per ultimo usc un giovane famiglio, Diego dei Corbetta: era il loro capo in quanto proveniva da una nobile famiglia, rimasta senza un quattrino. Nobile s, ma senza soldi, era stato costretto a servire il principe Ascanio Colonna. Meglio servire che morire di fame.
Devi sapere che il nostro caro Biagio Ascanio si interruppe, guardando serio sua sorella. Giurami il silenzio.
Lo giuro, fratello.
Bene, dicevo che ho quasi la certezza che sia stato il buon Biagio a uccidere il papa.
Un pezzo di panpepato si ferm nella gola di Vittoria Colonna, che cominci a tossire, fino a che con un ultimo colpo il tocco di dolce non fu sputato sulla tavola, e da qui cadde per terra. I cani lo annusarono, ma se ne ritrassero: le spezie contenute nel panpepato fecero starnutire entrambi. Appena Vittoria si riprese, il principe, soddisfatto della sua sorpresa, continu a parlare.
Non  stato Michelangelo Buonarroti, che anzi  caduto in una trappola ordita dallo stesso Biagio.
Ne sono felice. Vittoria si mise una mano sul petto. Ammiro le sue opere,  il pi grande pittore che sia mai esistito.
Dimentichi Leonardo da Vinci, mia cara.
S, ma non puoi paragonare la forza di Michelangelo alla perfezione di Leonardo.
Sta bene, ma non voglio parlare di arti. Mi servi, sorella, per avere la certezza che sia stato proprio Biagio. Ho bisogno di un testimone e non posso certo chiedere ai miei cani.
Grazie per il paragone scherz lei. So quanto li ami.
Convocher Biagio e tu sarai presente, ma nascosta. Quando lo far confessare di aver avvelenato il papa, allora ti mostrerai. A questo punto lo avr in pugno. Non lo denuncer, e gli lascer buona parte dei suoi poteri, ma potr ricattarlo in eterno. Per questo piccolo favore ti dar in uso il castello di Marino e ti permetter di invitarvi pure il Buonarroti, che mi sembra e ammicc ti stia molto a cuore.
Vittoria si alz e and a baciare la mano del fratello. Con quel gesto il patto era sancito.
Come farai a liberare il pittore da quellassurda accusa?
 semplice. Biagio giurer che in confessione un uomo gli avrebbe rivelato essere lomicida del papa stesso, e che non si tratta di Michelangelo. Asserir inoltre, per quanto ovvio, che per il vincolo sacramentale non potrebbe mai fare il nome del colpevole. Il tuo protetto sar quindi scagionato, e torner a dipingere la Cappella.
Sei astuto, fratello, mi inchino alla tua intelligenza.
Nellavviarsi verso la porta, i tacchi di legno di Vittoria Colonna risuonarono sul pavimento. Questo consent al capo dei famigli di allontanarsi in tempo prima di essere sorpreso a origliare.
Quello stesso pomeriggio una carrozza si rec da piazza dellOlmo, dove si trovava palazzo Colonna, al Vaticano. Un valletto richiese dellabate Biagio da Cesena al picchetto di guardia e rest in attesa.
Il religioso non si fece attendere a lungo e sinfil rapido nella carrozza, scortata da due armigeri a cavallo. Il viaggio fu breve, ma Biagio ebbe il tempo di pensare ai motivi di quellinvito. Di sicuro il principe gli avrebbe chiesto un favore in cambio del suo appoggio al prossimo conclave nel quale sarebbe stato eletto il nuovo papa. Di ricchezze non aveva certo bisogno, ma magari avrebbe proposto un parente come nuovo cardinale. Anche due, e perch no, tre cardinali. Tutto, pur di diventare papa. Con il guanto si pul lanello che il principe gli avrebbe di certo baciato: il rubino brill alla luce fioca del finestrino della carrozza e i suoi raggi infusero a Biagio ancora pi ottimismo.
Sulla tavola principesca trionfava un cesto di frutta, ricolmo di fichi freschi e secchi farciti di noci, uva greca e di Falerno, dai chicchi grossi e neri come uova di quaglia, e uva passa bagnata in un vino dolce, dal profumo inebriante. Il principe Ascanio Colonna, seduto su unalta poltrona dai braccioli istoriati con teste di leone, fece accomodare Biagio su una sedia, molto pi bassa. Biagio si sent subito a disagio in quella posizione di inferiorit, ma era a casa del principe. Quando fosse stato eletto papa lo avrebbe costretto a stare in ginocchio davanti a lui.
Servitevi disse il principe. Che questa frutta dia a sua volta i frutti della nostra amicizia.
Biagio non se lo fece ripetere due volte, e inizi a piluccare i chicchi duva e a riempirsi la pancia con i gustosi fichi.
Vengono dalle mie terre emiliane, hanno preso il sole dellestate e la nebbia dellautunno.
Veramente squisiti, principe, ma non credo mi abbia invitato soltanto per mangiare.
No di certo, e vengo al punto: voglio stringere unalleanza con voi, che porti frutti, come accennavo prima, a entrambi.
Biagio si inchin leggermente e lo invit a proseguire. Prima di andare avanti il principe gett tuttavia uno sguardo verso la pesante tenda di velluto verde, dietro la quale si nascondeva sua sorella Vittoria.
Nessuno ci ascolta, pertanto vi parler come in confessione. Abate, devo dirvi che apprezzo il modo con cui avete fatto in modo di aiutare lanima di papa Clemente a raggiungere anzitempo il paradiso e permetterle cos di godere delle gioie che sulla terra nessuno si pu permettere di avere, ma che il cielo dona con grande abbondanza.
Biagio si mise a ridere.
Voi avete un gran senso dellumorismo, e una grande furbizia nel trattare questioni delicate. Ma con me non c alcun bisogno di fingere. Lo avete immaginato o ne avete le prove?
La schermaglia era iniziata, e Ascanio doveva stare molto attento a non scoprire le sue carte e costringere Biagio a confessare quella verit che lui intuiva, ma di cui non aveva ancora le prove.
Prove? Spero non ve ne siano, Biagio, per il vostro bene. Tuttavia, se per caso io ne avessi, le terrei ben nascoste.
Allora immaginiamo disse Biagio che esistano certe candele, intrise di alcuni veleni, tra cui aconito, cantarella e arsenico. Se uno le respirasse a lungo, gli causerebbero asfissia e altre poco piacevoli infezioni.
Occorre una certa esperienza per fabbricare tali candele. Che un pittore non pu avere.
Destino dei papi sospir Biagio. Con larsenico mor Innocenzo, con la cantarella Alessandro, e con una mistura di questi e altri veleni il povero Clemente.
Come avete fatto? tagli corto Colonna. Potrei averne bisogno anchio.
In Vico Torto abita uno speziale Biagio si sentiva ormai al sicuro in grado di fabbricarle, se pure a caro prezzo. Ma con cinquanta ducati ho comprato le candele e anche il suo silenzio.  persona fidata, ma se dovesse pretendere altro denaro, avrei i miei mezzi per farlo tacere.
Mentre Biagio mostrava un ghigno quasi feroce, nel ricordare la sua impresa, Ascanio Colonna, si alz e si avvicin alla tenda. Lapr, e dietro di essa comparve Vittoria.
Mia sorella annunci il principe ha ascoltato tutto. Voi siete astuto, Biagio, ma non potete competere con un principe che ha nel suo sangue millecinquecento anni di storia. La principessa Colonna  una donna di provata onest e sincerit. La sua testimonianza pu valere quanto e pi della mia.
Il volto bianco dalla rabbia e dalla paura, Biagio gli punt il dito contro.
Voi voi mi avete tradito!
E voi avete tradito tutta la cristianit, avvelenando papa Clemente per i vostri turpi scopi.
Biagio si mordeva le mani, cercando una soluzione che non riusciva a trovare.
State tranquillo riprese il principe, non ho alcuna intenzione di denunciarvi, ma in cambio
Se avesse potuto Biagio avrebbe strangolato il principe con le sue stesse mani, ma era in trappola. Cera caduto come uno stupido, a causa della sua ambizione.
In cambio?
Dovrete fare alcune cose per me, e tra queste, nel prossimo conclave, appoggiare lelezione a papa del vecchio e nobile Farnese, un tempo nemico e oggi amico. Cos va il mondo.
Biagio prov ad alzarsi dalla sedia, ma la mano di Ascanio Colonna lo costrinse a rimanere seduto.
Ancora un momento. Se non obbedirete, tutto il mondo sapr, e nemmeno Dio potr salvarvi dalla forca e dal rogo. Adesso potete andare, a mio comodo vi comunicher i miei ordini, abate.
Biagio da Cesena dovette pure tornarsene a piedi, e mentre si apprestava a rientrare in Vaticano, invoc tutti i santi del paradiso e i diavoli dellinferno che distruggessero i Colonna con tutti i loro palazzi. Ma la sua preghiera rimase inascoltata.

31.

Nei sotterranei della chiesa del Santo Clemente, Jacopo aveva fatto la sua scelta, raccontando tutto. Della prigionia, del ricatto di Biagio da Cesena, della sua promessa sacra di riferirgli tutto, in particolare di Michelangelo, di scoprire dove fosse e di che cosa si occupasse il gruppo dei suoi amici. Alla fine era stato un fiume in piena, senza arrestarsi, liberandosi lanima da quel senso di oppressione che lo schiacciava al suolo. Dapprima era stato faticoso confessare tutto, proprio a causa del giuramento fatto davanti a Biagio da Cesena, ma soprattutto davanti a Dio. Perch era un chierico o un frate apprendista: non gli era ancora molto chiaro, ma sapeva di essere ormai destinato a servire il Signore per il resto della sua vita. Gli doleva aver cominciato proprio con il tradirlo. Il marchio era il segno della sua appartenenza.
Mai sentita una simile sciocchezza disse Mastro Saturnino, nessun ordine religioso segna a fuoco i propri seguaci.
C di peggio, guarda bene in che modo  stato marchiato. Non  un segno qualunque.
Lo sfogo dira di Michelangelo era durato a lungo e nessuno aveva osato interromperlo. In quel momento invece sembrava pi calmo, ma aveva gli occhi lucidi per la rabbia. La cicatrice di Jacopo, ancora fresca e con una spessa crosta dove la carne era stata incisa, era confusa, ma non abbastanza per impedire a Mastro Saturnino di vedere i contorni di una S.
Mi ricorda il marchio di una setta segreta, quella degli adoratori del diavolo. Credevo fosse estinta, tutti i suoi membri furono catturati e decapitati. Si marchiavano a vicenda, come fossero bestie, e quella S rappresentava la loro appartenenza a Satana.
Jacopo era confuso, non riusciva a capire, o meglio la sua mente si rifiutava di comprendere ci che gli era stato fatto.
Volete dire che non sono stato ordinato frate?
Jacopo
Il tono di voce di Michelangelo gli ricord quello del suo padre confessore di Pistoia che lo aveva aiutato, insieme a sua madre, a imparare a leggere e a scrivere, ed era stato il primo a spingerlo a dipingere. Un uomo meraviglioso, dolce e severo come avrebbe voluto che fosse suo padre.
Jacopo. No, non sei stato ordinato prosegu Michelangelo. Sei libero da ogni vincolo e non hai commesso spergiuro raccontandoci ci che hai dovuto sopportare. La tua coscienza pu tornare serena, ma quello che ti  stato fatto va oltre ogni vergogna. Se avessi tra le mani Biagio da Cesena gli spezzerei le ossa, a una a una.
Quella S, gli spieg Michelangelo, aiutato dai ricordi di Mastro Saturnino, era un simbolo diabolico. In questo modo Biagio si sarebbe assicurato in ogni caso la sua fedelt. Infatti, se lo avesse tradito, lo avrebbe denunciato come satanista ed eretico, e nessuno avrebbe potuto salvarlo dallimpiccagione o dal rogo.
Ti ha ingannato doppiamente concluse. Sia facendoti credere in questo modo assurdo di averti fatto entrare in un ordine religioso, sia marchiandoti con il simbolo di Satana.
Mastro Saturnino si lisci la barba bianca.
 evidente che sa qualcosa del nostro gruppo.
Sono stato io. A capo chino Jacopo confess di avere parlato con Biagio dei suoi sospetti in confessione.
Trovato larcano sospir Mastro Saturnino alla fine del racconto. Quantomeno adesso sappiamo che non ci sono traditori tra di noi. Ma perch non ti sei rivolto subito a noi?
Lo avrei voluto fare, ma avevo paura di essere cacciato, e poi non puoi chiedere a chi pensi che sia colpevole se  colpevole davvero. Ovviamente ti direbbe di no, e cos셻
E cos sei cascato nella rete di Biagio, di quel porco che fa finta di amare Dio e invece lo insulta tutti i giorni con la sua sporca condotta.
Jacopo volle a quel punto togliersi lultimo sassolino dalla scarpa. Cera ancora un punto che lo turbava, e senza chiarirlo non si sarebbe messo lanimo in pace.
Mi rivolgo a voi, allora, adesso, per sapere unultima cosa. Quella che mi ha convinto, alla fine, che il maestro fosse davvero colpevole di avere ucciso il papa, e che voi, Mastro Saturnino foste suo complice.
I due lo guardarono seri, e per un momento Jacopo li sospett ancora.
Il disegno che avrei dovuto consegnare al papa. Lho guardato, ed era bianco. Non cera alcun disegno.
Lo sguardo di Michelangelo pass dal serio allallegro e scambi unocchiata con Mastro Saturnino. Confermo la mia opinione su di te. Sei ancora pi sveglio di quanto pensassi. Ora ti mostrer una cosa.
Si allontan per un momento, e quando torn aveva con s un foglio. Che cosa ci vedi?
Jacopo prese il foglio: era completamente bianco. Scosse la testa.
Non c dipinto nulla,  chiaro.
Non ti fidare mai delle apparenze osserv Mastro Saturnino. Osserva bene, adesso.
Michelangelo prese una torcia e cominci a passarla sotto il foglio, a debita distanza, senza bruciarlo. E lentamente cominciarono ad apparire dei segni, sempre pi chiari, fino a quando il disegno non si mostr in tutta la sua bellezza. Una figura di donna che reggeva un libro: un particolare che aveva gi visto dipinto sul soffitto della Cappella.
Ma ma questa  magia disse Jacopo, turbato.
No rispose Michelangelo,  scienza. Una piccola e semplice invenzione. Vedi, invece di usare il pennello o la matita, per disegnare ho usato un bastoncino appuntito intriso di succo di limone. A occhio nudo non si vede assolutamente nulla, ma se vi si passa sotto la fiamma di una torcia o di una candela, le linee imbevute di limone diventano visibili. Chi non conosce questo trucco non vedr nulla, e cos  stato per te. Daccordo con il papa usavo questo metodo, che lui conosceva, per evitare che altri potessero guardare le bozze dei miei disegni prima di lui e che si opponessero o le distruggessero.
Jacopo sorrise e riguard il disegno. Un trucco, altro che magia. E lui che aveva pensato
Dovete perdonarmi. Dovevo avere pi fiducia in voi.
No, hai fatto bene a dubitare gli ripose Michelangelo. Dubitare serve a riflettere e quindi a conoscere le cose come stanno veramente. Senza che nessuno ti imponga una verit. La devi scoprire da solo. Questa  la vera libert.
Lentamente, ma inesorabilmente Jacopo riacquist forza, la stessa che lo aveva convinto ad allontanarsi da Pistoia e dalla sua famiglia per seguire il sogno di diventare pittore. Ma al tempo stesso gli mont una rabbia immensa nei confronti di chi lo aveva ingannato e lo aveva costretto a ingannare le uniche persone di cui poteva fidarsi.
Mi devo vendicare disse stringendo i pugni. Devo riuscire a farla pagare a Biagio da Cesena. La pagher per quello che ha fatto a me e per quello che mi ha costretto a fare a voi.
A suo tempo intervenne Mastro Saturnino. Biagio  un uomo potente e ha amicizie altrettanto potenti. Non sar facile, ma troveremo il modo.
Lo so rispose Jacopo,  anche amico del principe Colonna.
A Roma gli amici diventano facilmente nemici, e viceversa. Magari ora lui e il principe sono nemici Aspettate, mi viene in mente unidea disse Saturnino. So che Annio conosce uno dei famigli. Un ragazzo nobile caduto in disgrazia. Magari da lui potremmo sapere qualcosa.
No rispose distinto Jacopo, potrebbe essere pericoloso. E poi non sta bene che una
Si morse le labbra perch stava per rivelare il segreto di Lisa.
Una? fece Mastro Saturnino. Una cosa?
Niente, volevo dire cio, che una faccenda pericolosa  sempre pericolosa.
Mastro Saturnino incroci le braccia, mentre Michelangelo pareva sorridere sotto la sua folta barba nera.
Tu continui a nascondermi qualcosa prosegu Saturnino, a braccia incrociate. Dimmi: che cosa sai di Annio? Bada di non mentire. Non pi, Jacopo.
Lo sguardo indagatore di Saturnino lo penetr fin dentro lanima. Difficile resistergli, ma non avrebbe tradito Lisa, per niente al mondo.

32.

Due giorni dopo dei messaggeri affissero proclami sui muri di Roma. A quelli che non sapevano leggere, che erano la maggioranza, fu loro letto: Cittadini, udite, udite! A seguito di approfondite indagini effettuate dalle guardie di sua Santit il papa che, seppure morto, continua a guardare con benevolenza la sua citt, viene stabilito quanto segue. Leccellente e valente pittore maestro Michelangelo Buonarroti non  pi da considerarsi ricercato, in quanto la sua innocenza  stata provata sopra ogni dubbio. Da questo momento egli  da considerarsi un uomo libero.
La notizia corse di bocca in bocca e giunse fino alla Cappella Capitolina, dove i lavori procedevano a rilento. La novit fu accolta con incredulit ed entusiasmo, ma tutti esplosero in grida di gioia quando, in tarda mattinata, si present lo stesso maestro. I lavoranti riuniti, con il cappello in mano, lo colmarono di rallegramenti. Michelangelo era tornato, e sarebbero tornati anche i quattrini. Chi gli dette in confidenza una pacca sulla spalla, chi addirittura si inchin baciandogli le mani. Giovanni del Pesce fu uno di questi.
Grazie per essere tornato, maestro. Ero sicuro della vostra innocenza cos come i gatti si addormentano quando mi tiro su le lenzuola.
Ci fu una risata generale alle sue solite parole strampalate, ma Michelangelo zitt tutti alzando un braccio.
Basta cos tuon con il suo solito cipiglio, vi siete divertiti e riposati abbastanza, e abbiamo perso anche troppo tempo. Torniamo al lavoro!
Jacopo era al colmo della felicit, pur non essendo per niente tranquillo. Non si era pi fatto vivo con Biagio da Cesena. Se pure la caccia a Michelangelo era scongiurata, rimaneva il pericolo rappresentato dalle riunioni degli amici del maestro, di cui Biagio era molto curioso: magari gli avrebbe chiesto di continuare a indagare. Ma dopo linganno subito, Jacopo non gli avrebbe rivelato pi nulla, nemmeno se avesse scoperto che erano adoratori del diavolo. Per una rivelazione del genere non gli avrebbe fatto piacere, e se aveva compreso che sezionare cadaveri non era n un peccato n un delitto, avrebbe voluto saperne molto di pi di quei convegni. Come il motivo per cui portavano con loro quel simbolo, il numero nove. Che davvero poteva rappresentare il diavolo, se era vero che il tondo ne rappresentava locchio e il gambo la coda, come aveva letto una volta. Limportante per era che il maestro fosse tornato e che lui e Saturnino lo avessero perdonato.
Basta mescolare soltanto i colori gli aveva detto questultimo,  il momento che tu cominci a usarli.
Pittore, finalmente, e che Biagio andasse allinferno!
Restava un mistero: il motivo per cui Michelangelo era stato dichiarato innocente. A parte Jacopo, agli altri apprendisti interessava invece e soprattutto che con il ritorno del maestro sarebbero stati finalmente pagati con regolarit e che il lavoro sarebbe andato avanti a lungo. Ma prima di indagare ancora era necessario parlare con Lisa e accennarle in segreto quello che avevano intenzione di farle fare.
S disse lei, Mastro Saturnino me ne ha parlato.
Ma non puoi andare. Una ragazza, da sola, a spiare nel palazzo dei Colonna.
Me la so cavare, Jacopo, lo sai.
No, non devi andare. Mastro Saturnino deve sapere la verit su di te e allora cambier idea.
Lei lo guard dolcemente e gli fece una carezza sulla guancia, e Jacopo, senza pensarci, le baci la mano. Erano da soli, nel loro luogo preferito, sulle sponde del Tevere. Trem quando lei ricambi il suo bacio, ma volle dare la colpa al venticello leggero e frizzante che soffiava da ponente. Lisa si volt quindi verso il fiume, lo sguardo assorto.
Mi hai detto che volevi saperne di pi, della mia vita. Forse  arrivato il momento. Intanto devi sapere che Saturnino sa tutto.
Tutto in che senso?
Sa che sono una ragazza.
Jacopo stava per replicare, ma lei gli mise lindice davanti alla bocca.
No, aspetta. Fammi raccontare adesso. Potrei non averne pi la forza o la voglia, perch mi fa male ricordare. Due anni fa venni da Napoli a Roma, con i miei genitori, per fuggire da un morbo che infestava la citt. Ma loro erano entrambi gi malati e morirono dopo pochi giorni. Io rimasi da sola, in una citt per me sconosciuta.  vero quando ti dissi che volevano un figlio anzich una figlia, e cos, per evitarmi guai, mi tagliai i capelli e mi travestii da maschio. Per sopravvivere di giorno rubavo e di notte dormivo con altri ragazzi sbandati come me. Sono stata anche in prigione. Un giorno vidi un vecchio signore che pareva dormire, al tavolo di unosteria. Aveva una borsa piena di monete, attaccata alla cintura. Ma come gliela presi, mi afferr il polso. Era Mastro Saturnino. Non mi denunci, anzi, mi port a casa sua e mi aiut. Non gli ci volle molto per capire che ero una ragazza. Mi present allora a Michelangelo, il quale, dopo aver saputo della mia storia, mi offr un lavoro. E io sono grata a entrambi, senza di loro oggi sarei di nuovo in prigione, o forse morta.
Jacopo era rimasto senza parole e senza fiato. Ecco perch il maestro la difendeva davanti agli altri e minacciava chiunque osasse mancarle di rispetto. Gli prese un groppo alla gola, ma ricacci indietro le lacrime.
Ma allora, quando mi hai sorpreso nello studio
Volevo difendere i miei benefattori. Per quando ho compreso le tue ragioni, mi sono spaventata. Credevo in loro due, ma la vita mi ha insegnato che da un momento allaltro tutte le tue certezze possono scomparire. Come quando morirono i miei genitori. Non te lo potevo dire, allora. Non avresti capito. Ma se i tuoi sospetti fossero stati confermati allora me ne sarei andata, non avrei potuto sopportare unaltra delusione. Capisci ora che se Mastro Saturnino mi chiede una cosa, non posso dirgli di no. Ne abbiamo parlato, e mi ha detto anche come comportarmi per evitare pericoli. Tu sei buono e io ringrazio Dio per averti conosciuto, e ti ringrazio per la tua preoccupazione. Ti voglio bene, Jacopo.
Gli si avvicin e questa volta il bacio che si scambiarono fu pi lungo, pi dolce e pi tenero del primo. Quando le labbra si staccarono, Jacopo si sent la persona pi felice del mondo. Gli sembrava che fosse di nuovo estate, che gli uccelli cantassero e che la sua vita fosse meravigliosa. Si perse ancora per un momento negli occhi di Lisa, poi i pensieri ritornarono.
Anchio ti voglio bene, Lisa. E hai ragione: non avrei potuto indagare serenamente se avessi conosciuto questa storia, magari non mi sarei nemmeno fidato di te. Per
Che cosa? Adesso sai che Michelangelo  innocente.
S, ma tu sai che cosa fanno in quelle riunioni?
Lei scosse la testa, spiegandogli che Saturnino aveva sempre preferito tenerla alloscuro. Cos lui inizi a raccontarle quanto aveva visto. Di fronte al suo terrore le spieg pure che sezionare i cadaveri non era una cosa cattiva, ma serviva per la scienza. E che, in questo modo, conoscendo il funzionamento del corpo e come fossero fatti i muscoli, le vene e le ossa, si sarebbe potuto dipingere meglio le figure umane.
Per aggiunse alla fine mi piacerebbe saperne ancora di pi. Ora che il maestro  tornato spero di capire meglio.
Lisa si alz e si rimise il cappello di feltro in testa, quello che le dava unaria un po da ragazzo.
Va bene. Intanto per fidati e lasciami andare dai Colonna. Ti ripeto che per Mastro Saturnino sono come una figlia e non mi metterebbe mai in una situazione di vero pericolo.

33.

Fu un giorno molto particolare, perch Jacopo per la prima volta sal sullimpalcatura con colori e pennelli e, sotto la guida di Michelangelo, inizi a dipingere. Unemozione mai provata in vita sua, quando il maestro gli disse di stendere un velo arancione sulla tunica di una vecchia dal volto arcigno, nellatto di aprire un libro. Michelangelo aveva gi dipinto la volta molti anni prima, ma alcuni affreschi si erano sbiaditi a causa dellumidit e occorreva restituire loro la luce originaria. Jacopo aveva mescolato con cura il giallo e il rosso, ottenendo un arancione perfetto. Sdraiato supino, cominci, e subito gli caddero alcune gocce di colore sul viso.
 troppo liquido disse Michelangelo, che osservava il lavoro, aggiungi albume duovo e cera fusa, cos il colore aderir meglio allintonaco.
Jacopo obbed prontamente e con sua grande soddisfazione il colore si adatt benissimo. Quando lo ebbe ben steso si mise a osservare il volto della vecchia.
Credevo dipingessimo solo figure sacre, dato che siamo allinterno di una chiesa.
 quello che crederanno tutti. Vedi, Jacopo, da sotto, con questa altezza e la scarsit di luce, sembrer un personaggio della Bibbia, ma vedi anche tu che si tratta di una specie di strega.
Se non fosse stato sdraiato sarebbe caduto per terra: una strega allinterno di una sacra cappella? Di nuovo i dubbi lo assalirono: se pure Michelangelo non aveva ucciso il papa, magari la storia degli adoratori del diavolo poteva essere vera. E si sapeva che erano le streghe a invocarlo, a ballare con lui durante i sabba infernali e a portargli a volte bambini innocenti che venivano uccisi in sua presenza. Una strega
Non fare quella faccia, Jacopo. Ho detto una specie di strega, ma in realt si tratta della famosa Sibilla di Cuma, vicino a Napoli. Unindovina o se vuoi una profetessa. Non credi che ci stia bene in mezzo a tanti profeti uomini?
Se lo dite voi rispose Jacopo, poco convinto.
Queste cose le sapeva solo il papa Clemente. Per questo andavo da lui in segreto e per questo nessuno doveva vedere i disegni. Lui li guardava e li approvava, anche quelli che sembravano assurdi come la Sibilla. Una profetessa del dio Apollo. Solo lui, oltre a me, avrebbe saputo che cosa dipingevo realmente. Era un grande uomo che credeva nella parit di uomini e donne e riteneva che una persona giusta e onesta si poteva guadagnare il paradiso anche se non era cristiano.
Anche musulmani ed ebrei, quindi?
Certo. Nel nostro gruppo tu hai conosciuto Abdul Al Semiz, musulmano, che di grande non ha solo la pancia ma anche lintelletto. E Abram Romano, che  ebreo. Il papa ci conosceva tutti, e sapeva che, a prescindere dalla nostra nascita o dalla nostra religione, siamo tutti figli di Dio. Ma non poteva farlo sapere in giro, perch lo avrebbero attaccato e ucciso.
E cos  stato infatti concluse Jacopo.
Riprese a dipingere, riflettendo sulle parole di Michelangelo. Gli sembravano giuste, anche se pericolose. Nonostante la concentrazione che metteva nello stendere i colori, non riusciva a togliersi dalla testa che Lisa quella mattina si era recata a palazzo Colonna. Ogni tanto gli veniva la voglia di mollare tutto e di correre in suo aiuto. Anche perch, trovando il punto debole di Biagio da Cesena, se mai ne avesse avuto uno, forse si sarebbe potuto trovare anche lassassino del papa.
Lisa e Diego dei Corbetta, il capo dei servi della famiglia Colonna si erano incontrati in prigione, due anni prima. Ambedue stavano mendicando, e questa attivit veniva tollerata, salvo quando arrivava a Roma qualche principe straniero. In tali occasioni le guardie ripulivano le strade per consentire il passaggio delle carrozze principesche senza che si vedessero straccioni in giro. Si trovarono subito bene insieme, perch entrambi erano gli unici educati tra la marmaglia che si trovava in prigione. Si erano poi visti qualche volta, Diego diventato servo dei Colonna, una posizione perfino privilegiata, e Annio, come si faceva chiamare, apprendista nella bottega di Michelangelo. Alle guardie allingresso del palazzo, Lisa chiese di essergli annunciata. Poco dopo Diego arriv, sorridendo nel vedere il suo amico. Le amicizie nate durante la cattiva sorte sono pi resistenti e sincere di quella nate nella buona fortuna. Si abbracciarono, felici entrambi.
Dove possiamo parlare senza essere uditi?
Vieni con me rispose Diego, conosco una locanda qui vicino, dove si pu stare tranquilli.
Fatti pochi passi, imboccarono la via del Vaccaro, ed entrarono in una locanda che aveva per insegna, appunto, una vacca grassa. Appena si sedettero, loste serv loro due bicchieri di sidro di mele, nel quale Lisa vers una buona dose dacqua, per evitare di ubriacarsi. Doveva rimanere lucida e molto presente a se stessa, per ottenere delle informazioni ma senza destare sospetti. Si raccontarono le ultime novit, e Lisa stava per entrare nel discorso che le interessava, quando Diego, al terzo bicchiere di sidro, le confess di avere paura.
A volte sarebbe meglio non avere occhi n orecchie, oppure vivere su unisola deserta, come un eremita.
Ti capisco disse lei, pensa a quanto  successo con il maestro Michelangelo. Quando  stato accusato ed  scomparso, a noi apprendisti non hanno pi dato la paga.
Proprio il tuo maestro, ah, se potessi parlare.
Anchio ne avrei da raccontare, ma se non ci si confida con un amico
Mentre lei continuava a sorseggiare appena il sidro annacquato, fece portare un altro bicchiere per Diego. Lalcol scioglieva la lingua, e sembrava che lui non cercasse altro se non loccasione per sfogarsi. Lo bevve con una sola sorsata, mentre il liquido gli scendeva lungo la giubba di cuoio con le insegne dei Colonna.
Il mio padrone
Le parole cominciavano a uscirgli con difficolt e a Lisa dispiacque di comportarsi in quel modo, ma a volte il fine giustifica i mezzi.
Il mio padrone continu Diego farfugliando si circonda di brutta gente. Lui non  cattivo, ma ci sono certi preti che sono dei diavoli. Il mio padrone ripet per la terza volta ha scoperto che uno di questi ha addirittura ucciso il papa.
Lisa si guard intorno: per fortuna sembrava che nessuno avesse udito. Cerano degli ubriachi con la testa appoggiata sul tavolo e un gruppo di giovani con spade e bastoni che discutevano allegramente, ma erano seduti lontani.
E sai come si chiama lassassino?
Perch lo vuoi sapere? fece Diego aggrottando le sopracciglia.
Per evitarlo,  ovvio rispose lei pronta se dovesse venire nella Cappella, me la filerei subito.
Bravo, Annio, cos si fa. Ma non mi ricordo forse andava adagio.
I fumi del liquore ormai gli stavano quasi per far perdere conoscenza: era difficile anche solo capire quello che stava dicendo.
Andava adagio? Che cosa vuoi dire?
Sssssss, cos si chiama, andava adagio da qui a Bolsena
Ti prego, Diego, cerca di ricordare il suo nome.
Adagio te lho detto a Bolsena.
Lisa ripet pi volte mentalmente le parole di Diego, e dimprovviso, utilizzando la rima, le venne in mente un nome.
Vuoi mica dire Biagio da Cesena?
Brava! grid Diego. Proprio quello. E il mio padrone, il nobilissimo ed eccellentissimo principe Colonna
Un rumore di sedie spostate con violenza fece girare Lisa di scatto. Quel gruppo di giovani aveva smesso di ridere e scherzare e, mano alle spade e ai pugnali, con una truce espressione sul viso, si stavano dirigendo verso loro due.
Quale nome hai gridato, tu? disse uno di loro.
Sulla giubba avevano cucita una coccarda gialla attraversata da due fiumi azzurri, lo stemma dei Caetani, e sulla testa un cappello con delle piume.
E tu chi sei? disse Diego alzandosi sulle gambe malferme e indicando il cappello. Un fagiano parlante?
Ci detto si rimise a sedere, ridendo a crepapelle. Lisa se ne stava ferma, le mani bene in vista, e guardava preoccupata lamico, ormai ubriaco fradicio. Il giovane dal cappello piumato sollev la testa a Diego, prendendolo per i capelli.
Ah, allora sei proprio un servo di quel maledetto traditore del principe Colonna! esclam. Alzati e combatti, e vedremo se sono pi forti i Caetani o i Colonna.
I suoi compagni si misero a ridere, ma Diego, in un attimo di lucidit, aveva gi sguainato la sua spada, e tranciato la mano di netto a quello che lo aveva preso per i capelli. Che cadde a terra senza un lamento, mentre il sangue gli usciva a fiotti.
A morte! gridarono i suoi compagni. A morte!
Con un balzo inaspettato, Diego sal sul tavolo, menando fendenti con la spada. Lisa vedeva brillare le lame davanti al suo viso. In quel momento avrebbe davvero voluto essere un maschio per aiutare il suo amico. E vide lo sguardo di lui, forse implorante, quasi incredulo che Annio non tirasse fuori la spada e non lo aiutasse. O forse se lo immaginava.
Scappa, Annio! gli grid Diego, mentre difendeva la sua vita.
I colpi di scherma e di bastone continuavano senza un attimo di tregua, e Lisa, confusa e impaurita, prov a obbedirgli. Si spinse indietro con la sedia, si alz e corse via. Per Diego, colpito da pi parti, sembrava non ci fosse pi scampo. Lo vide cadere in ginocchio sul tavolo, piegarsi e rovesciare a terra. Lurlo dei suoi avversari la sorprese mentre, nella confusione generale, tentava di raggiungere luscita. Ud un grido, rivolto a lei.
Vigliacco!
Un momento dopo sent un sibilo, come se fosse stata scoccata una freccia, e quindi un dolore terribile: si tocc con la mano, e si rese conto di avere un pugnale piantato nella schiena.

34.

Lisa si trascin fino alla Cappella, incurante degli sguardi della gente, che la vedeva avanzare a fatica. Nessuno si mosse per soccorrerla, n lei avrebbe voluto: doveva prima raccontare ci che aveva sentito, a costo della vita. Le gambe non la reggevano pi e si mise un ramoscello in bocca per stringerlo forte con i denti e sopportare cos il dolore e la debolezza che la stavano sfiancando. Arriv finalmente davanti ai gradini della Cappella e prov a salirli, ma si accasci a terra. Fu l che la vide Giovanni del Pesce, uscito a prendere una boccata daria. Rientr di corsa gridando.
Annio  ferito! Presto, qualcuno mi aiuti o mi troveranno delle rane nello stomaco!
Michelangelo usc di corsa dal suo studio, la vide e la prese in braccio. Lisa era svenuta e respirava a fatica. La adagi sul tavolo, di fianco, per evitare che il pugnale le si conficcasse ancora pi profondamente. Intorno alla lama si era intanto formata una macchia rossa e scura. Probabilmente, se le avesse estratto il pugnale, il sangue sarebbe uscito a fiotti. Jacopo, in cima allimpalcatura intento a decorare una cornice, sent gridare e si precipit gi. Spinse via gli altri apprendisti che si erano accalcati davanti allo studio del maestro e vi entr. Ci che temeva, la ragione per cui non avrebbe mai voluto che Lisa andasse a quellincontro, si era avverato. Si avvicin al tavolo e il suo sguardo incroci quello di Michelangelo.
 vivo disse.
 viva, Dio sia ringraziato. So tutto e so che anche voi sapete.
Il maestro rest stupito, per un attimo, ma erano ben altre le urgenze.
Non perdiamo tempo, allora. Corri a chiamare il cerusico Bonaventura. Sai dove abita, fai presto!
Con il cuore in gola, Jacopo corse come mai aveva fatto in vita sua. Rischi di finire sotto le ruote di una carrozza, si scontr contro un venditore ambulante di formaggio e prosegu, sempre correndo, incurante delle maledizioni che quello gli urlava dietro. Raggiunta la casa del medico, lo chiam a gran voce, nonostante ormai fosse senza fiato. Bonaventura lo riconobbe e senza fare domande lo segu fino alla Cappella. Insieme a Lisa in quel momento cera anche Mastro Saturnino, con le lacrime agli occhi.
Non  morta, vero? chiese, temendo il peggio.
Davanti alla bocca della ragazza Bonaventura mise uno specchio, che si appann.
 viva. Ma devo estrarle il coltello, altrimenti la ferita rischia di infettarsi. Le far male, dovete tenerla ferma e preparare un ferro caldo per fermare il sangue.
Nel riscaldare una lama di ferro sopra una torcia, Jacopo si ricord di quando era stato marchiato a fuoco. Da quel momento anche Lisa avrebbe avuto una piaga simile alla sua, questa volta, per, per salvarle la vita. Anche in questo sarebbero stati uniti. Mentre si stavano preparando alloperazione, videro Lisa muovere una mano.
Aspettate disse con un filo di voce prima devo dirvi una cosa. Se mai dovessi morire,  necessario che sappiate.
Michelangelo, Mastro Saturnino e Jacopo le si avvicinarono e tesero lorecchio. Con grande sforzo la ragazza riusc a raccontare loro quello che aveva ascoltato dalla bocca di Diego dei Corbetta, prima che questi cadesse per mano degli sgherri del principe Caetani, il nemico mortale dei Colonna.
Chi ti ha ferito?
Alla fine Jacopo prov a chiederglielo ma Lisa, stremata, era di nuovo svenuta.
Tenetelo stretto chiese Bonaventura, gli far male quando estrarr la lama, e se si dovesse muovere potrebbe essere pericoloso. Potrebbe spezzarsi o ledere qualche organo vitale, e allora non ci sarebbe pi speranza. Al mio comando bloccategli gambe e braccia. Prima per devo tagliargli la giubba e la camicia.
Con un paio di grosse forbici tagli entrambe. Erano tutti pronti: Bonaventura con lelsa del pugnale nella mano, preparato a tirarglielo fuori dalla schiena e Mastro Saturnino con il ferro arroventato, pronto a passarlo al cerusico, mentre Michelangelo e Jacopo le tenevano ferme rispettivamente gambe e braccia. Il cerusico si ferm: la sua esperienza gli aveva fatto comprendere qualcosa.
Ma Annio insomma questo ragazzo  una ragazza!
Cambia qualcosa, forse? rispose di botto Michelangelo. Poi vi daremo tutte le spiegazioni, ma adesso fate presto.
Ora grid Bonaventura.
Lisa si mosse appena: anche se era svenuta, il corpo aveva percepito il dolore, e se Michelangelo e Jacopo non fossero riusciti a tenerla pi stretta possibile, Bonaventura non sarebbe riuscito a estrarle il pugnale, facendole uscire pochissimo sangue. Preso dalla mano di Saturnino il ferro arroventato, lo pass pi volte sulla ferita. Lisa non ebbe alcuna reazione e Jacopo temette che non avesse resistito alloperazione. Lo pens anche Bonaventura, che per diverse volte le pass davanti alla bocca lo specchio. Debolmente, ma si appannava: Lisa era ancora viva.
Lodore della carne bruciata di Lisa colp Jacopo pi profondamente di quando aveva sentito il suo stesso odore. Guard Mastro Saturnino e avrebbe voluto insultarlo, dirgli che era colpa sua e che non avrebbe dovuto esporre Lisa a un simile rischio. Lo vide tuttavia talmente affranto e distrutto da non avere il coraggio di dirgli nulla: quel genere di coraggio che assomiglia alla piet verso un uomo, che sembrava essere invecchiato di colpo di ventanni. Bonaventura applic poi sulla piaga un intruglio.
Fiori di iperico e semi di mela cotogna pestati con olio doliva. La ferita si rimarginer prima.
Allora  salva? chiese Jacopo.
Non ho detto questo. Il la ragazza  forte, e avendola operata subito, abbiamo evitato la cancrena. Ma se il pugnale fosse stato infettato con qualche veleno, per lei non ci sarebbe purtroppo niente da fare. Lo sapremo solo tra qualche giorno, vedremo se la febbre le salir, e come reagir. Insomma, qualche preghiera non guaster di sicuro. Far venire due miei aiutanti, perch sar meglio che la porti da me. Questo non  lambiente adatto, tra polvere e vernici.
Quando condussero via Lisa su una barella, al suo passaggio tutti gli apprendisti si levarono il cappello, quasi che stessero trasportando un morto. Jacopo, in un angolo, in piedi davanti a un tavolo, stava mescolando furiosamente zolfo giallo e diaspro rosso. Il colore gli ricord il sangue e i propositi di vendetta nei confronti di Biagio da Cesena, sulla cui testa ricadeva ogni colpa per quanto era accaduto a Lisa.
Ti schiaccer, maledetto, e ti ridurr in polvere come faccio con queste pietre, fosse lultimo atto della mia vita. E se mai Lisa dovesse morire, non mi dar pace fino a che non ti avr visto morto.
In che modo riuscire a vendicarsi era tuttavia molto pi facile a dirsi che a farsi, se ne rendeva perfettamente conto. Ma mentre pestava lo zolfo e il diaspro, gli venne unidea. Dapprima confusa, cominci poi a delinearsi fino a diventare un vero e proprio piano di battaglia. Per portarlo a compimento, tuttavia, aveva bisogno di qualche complice, qualcuno che avesse la stessa voglia di far pagare al potente Biagio da Cesena le sue malefatte.
Un piano perfetto, nato da un ricordo. Una volta suo padre lo aveva portato a cacciare i cinghiali, e gli aveva spiegato come fare per catturare e ucciderne uno senza correre troppi pericoli. Giunti nel bosco, dopo aver rintracciato le orme della bestia, suo padre aveva tirato fuori da una saccoccia mele, spicchi daglio, noci, nocciole e ghiande in abbondanza. Aveva quindi scavato una buca profonda, allinterno della quale aveva piantato dei paletti appuntiti. Laveva ricoperta con delle frasche e vi aveva messo sopra quellabbondanza di cibo.
Una trappola, Jacopo gli aveva detto  il miglior sistema per prendere il cinghiale. Le ghiottonerie lo faranno avvicinare e diventer meno prudente. E una volta dentro la buca non potr pi uscirne. E se non lavranno ucciso i paletti, qualche bastonata sar sufficiente a stordirlo. Tagliargli la gola a questo punto sar uno scherzo.
I lamenti del cinghiale ferito lo avevano disgustato, e non si era mai pi recato a caccia con il padre. Ma pensare a Biagio come a un cinghiale intrappolato gli procur unimmensa soddisfazione. Perch non si trattava certo di un semplice cinghiale, ma di un vero mostro. Lui sarebbe stato lesca, il cibo, e i suoi complici i paletti e il bastone. E a differenza di quella povera bestia, colpevole soltanto di essere ancora pi gustosa del cugino maiale, lui non gli avrebbe suscitato alcuna piet. Qualche giorno ancora e avrebbe ottenuto giustizia, o forse, confess a se stesso, sarebbe stato pi corretto chiamarla vendetta.

35.

Biagio da Cesena mordeva il freno. Come una tigre in gabbia andava su e gi per la sua stanza allinterno del Palazzo Vaticano, rimuginando sulloccasione perduta. Altro che diventare papa, ormai rischiava di dover obbedire per sempre a quellarrogante del principe Colonna. E a quel punto aver ucciso il papa Clemente, che pure lo aveva tenuto in considerazione, anche se spesso lo prendeva in giro, poteva essere stata la peggiore mossa della sua vita. Inoltre doveva essere successo qualcosa a Jacopo, perch non laveva pi visto. Quel ragazzo in qualche modo doveva aver subodorato linganno, e magari si era rimesso sotto la protezione del pittore Michelangelo, visto che era tornato, quel maledetto, e proprio grazie a lui. Accidenti al principe e a sua sorella Vittoria, che precipitassero allinferno con tutti i loro castelli!
Cos, mentre venivano celebrati i solenni funerali del papa Clemente, quando Biagio da Cesena vide Jacopo tra quelli che recavano omaggio alla salma del papa, per poco non gli venne un colpo. E pens che, alla fine, la fortuna poteva non averlo abbandonato.
Forse Jacopo aveva delle notizie da riferirgli, magari qualche confidenza o sospetto, qualunque cosa che gli desse lopportunit di recuperare un po di potere. Magari, se avesse saputo qualche notizia sulle manovre di quel gruppo misterioso cui apparteneva il pittore, poi avrebbe potuto accusare qualcun altro della morte del papa. I metodi per fare confessare un innocente non gli mancavano, il suo capitano ne conosceva di raffinati. E una volta ottenuta la confessione di un presunto colpevole, il principe Colonna non avrebbe pi potuto ricattarlo.
Si avvicin a Jacopo che stava inginocchiato in preghiera davanti al feretro del papa.
Buongiorno, Jacopo,  un piacere rivederti. Temevo che ti fossi dimenticato del tuo sacro giuramento.
Dopo essersi fatto il segno della croce, Jacopo si alz.
Come potrei, Abate? So che sono obbligato verso di voi e verso il Signore, visto che ormai sono stato marchiato e consacrato.
Lo guard dritto negli occhi, con aria umile, per fargli intendere come, anche se avesse voluto, non avrebbe mai pi potuto opporsi a lui n tantomeno disobbedirgli.
Molto bene Biagio non nascose la sua soddisfazione. E dimmi, hai qualcosa da riferirmi?
Non qui, abate, non qui. Non vorrei che ci sentissero. N vorrei che pensassero male di voi, vedendovi con un umile chierico.
Non ti preoccupare, andiamo e precedimi di qualche passo, cos non daremo nellocchio.
Camminarono a lungo e passarono in silenzio davanti a botteghe di vasai, fornai e pescivendoli che gridavano la qualit della loro merce. Furono circondati da gruppi di bambini che chiedevano loro la carit e che Biagio cacci via. Si ritrovarono quindi nelle vicinanze dei Fori Imperiali, dove un tempo si celebravano le glorie dellantica Roma e del suo impero, e che si erano ridotti a un mucchio di rovine avvolte da una folta vegetazione. Dove vivevano da padroni mute di cani randagi, gatti selvatici, volpi, serpenti, lupi e qualche orso, come si intuiva da alcune carcasse straziate dai suoi unghioli. Biagio cominci a spazientirsi.
Non credi che ci possiamo fermare? Qui non ci potr ascoltare nessuno.
S, abate, ma ci sono anche i lupi, nel Colosseo hanno fatto le loro tane. E io ho paura dei lupi, che sono veloci e scaltri, e che possono attaccare in branco. Se ci sorprendessero non avremmo scampo, n io n voi.
Biagio si guard intorno e si mise il cappuccio sulla testa, guardando in terra davanti a s e seguendo Jacopo. Gli animali feroci non vanno mai guardati negli occhi,  un segno di sfida, e con il volto coperto non avrebbe corso questo rischio, nemmeno per sbaglio.
Siamo quasi arrivati, abate. Perch non voglio solo raccontarvi, ma anche mostrarvi un luogo.  un grande segreto, che ho scoperto, e che per obbedienza voglio e devo mostrarvi. In modo che possiate prendere le decisioni che pi vi aggradano e che ritenete giuste.
Biagio aveva limpressione che la fortuna, che gli aveva voltato bruscamente le spalle, stesse per baciarlo di nuovo in fronte. Arrivarono in uno spiazzo deserto e Biagio si trov di fronte alla facciata di una chiesa. Si ferm di botto. Conosceva quella chiesa: era dedicata al Santo Clemente e ormai era abbandonata. Uno strano destino che la sua fortuna potesse trovarsi proprio allinterno di quel luogo, che ricordava il nome del papa che aveva spinto anzitempo verso le porte del paradiso.
O magari quelle dellinferno: solo Dio conosceva quello che giace nellanimo umano. Certo, se avesse guardato nel suo, non sarebbe stato molto soddisfatto, ma magari un giorno si sarebbe pentito anche lui. Cos dopo il potere e le ricchezze in terra, magari avrebbe guadagnato anche quelle del paradiso. E in eterno, senza nessun principe Colonna o Michelangelo a togliergliele.
La chiesa era deserta, piena di ragnatele, di dipinti sfregiati, di statue e colonne spezzate a terra. Ovunque polvere e rovine.
 questo il luogo? chiese Biagio.
Non ancora, abbiate pazienza. Tra poco sarete soddisfatto oltre misura.
Scesero alcuni gradini, sempre pi difficili da percorrere a causa delloscurit.
Attendetemi, qui, abate. Scendo a prendere dei lumi a olio. Quando vedrete la luce, potrete raggiungermi.
A Biagio da Cesena non erano mai piaciuti i luoghi scuri, il buio gli aveva sempre fatto paura. Nel buio potevano nascondersi spie, sicari e soprattutto spettri. Magari persone che lui stesso aveva provveduto a fare uccidere. Gli venne in mente che proprio nella chiesa del Santo Clemente il papa appena morto sarebbe potuto apparirgli in qualche modo e accusarlo di averlo ucciso davanti a Jacopo o magari tormentarlo con rumore di catene e lamenti. Ma una luce, sia pure fioca, apparve e, con lanimo risollevato, Biagio da Cesena scese gli ultimi gradini.
Jacopo, in piedi, gli sorrideva, ma con un ghigno spaventoso. Non sembrava pi il ragazzo umile e sottomesso di prima, ma una belva feroce. Non doveva tuttavia mostrargli di avere avuto paura, perch chi si fa pecora pu essere mangiato dal leone.
Allora disse infatti quasi con arroganza, che cosa mi devi dire?  questo lantro che mi volevi mostrare? E che cosa significa?
La lucerna illuminava il volto di Jacopo, tra ombre e schizzi di luce.
Questo luogo  il rifugio segreto del mio maestro, il pittore Michelangelo. Qui si  nascosto mentre tutta Roma lo cercava. E qui, a volte, si riunisce con un gruppo di persone, il cui scopo principale  la conoscenza.
Interessante. La conoscenza di che cosa?
Della verit, abate. Come la scoperta dei misteri del corpo umano, attraverso il sezionamento di cadaveri. Che non  peccato, abate, come numerosi papi hanno affermato.
E tu che ne sai?
Lo so, abate, e so anche che il gruppo di persone che si riunisce intorno al maestro Michelangelo cerca la verit dovunque si trovi. Per esempio tenta di conoscere chi  stato a uccidere il buon papa Clemente.
Biagio da Cesena inizi a sudare freddo e non solo per lumidit che impregnava quelle caverne. Lo sguardo di Jacopo si stava facendo sempre pi strano. Minaccioso, quasi. Per un istante Biagio rimpianse di non essersi fatto accompagnare da qualcuno dei suoi scagnozzi, ma la sua arroganza cacci via quel pensiero.
Adesso basta, Jacopo sbott, sei solo un ragazzo e certe cose non ti devono interessare. Pensa piuttosto a rivelarmi altro su questo luogo e sui suoi frequentatori. Vedrai che te ne verr ogni bene, se sarai obbediente.
Prov ad ammansirlo come avrebbe fatto con un cane di casa che improvvisamente digrigna i denti e dalla cui gola esce un sordo brontolio, un attimo prima che si scagli contro il suo padrone e lo azzanni.
Biagio da Cesena,  finito il tempo degli inganni e dellobbedienza. Io vi accuso la voce di Jacopo risuonava nella caverna quasi fosse quella di Dio di aver assassinato papa Clemente, e di avere ingiustamente accusato il maestro Michelangelo. Vi accuso inoltre di avermi ingannato, marchiandomi a fuoco con il segno di Satana. Con il quale  evidente che abbiate confidenza e amicizia. Per tutti questi peccati contro Dio e contro gli uomini, siete pronto a confessare le vostre colpe?
Biagio era rimasto senza parole: le gambe gli tremavano e dalla gola non gli usciva pi un filo di voce. Gli mancava anche laria e via via che Jacopo gli si avvicinava, ebbe paura di vedere spuntare una lama dalle sue mani. Prov a indietreggiare, pronto alla fuga, ma si sent stringere le braccia da quattro robuste mani. Allora seppe di essere perduto.

36.

Dallombra usc un gruppo di uomini, vestiti con un lungo saio. Ognuno di loro indossava un cappuccio, da cui si potevano vedere soltanto gli occhi e la bocca. In silenzio si disposero intorno a Jacopo, in semicerchio, con le braccia incrociate. Gli occhi sbarrati, Biagio da Cesena, fu spinto dai due uomini alle spalle verso il gruppo, davanti a Jacopo.
Ora che aveva di fronte colui che lo aveva imbrogliato, fatto dubitare di chi lo aveva accolto, e infine marchiato a fuoco, come fosse lultima delle bestie, con un simbolo infamante, la voglia di vendetta di Jacopo si attenu. Quasi gli bastava vedere quelluomo potente spogliato dalla sua superbia, che quasi piagnucolava e temeva per la propria pelle. Quasi, perch il pensiero che per colpa sua Lisa era ancora tra la vita e la morte non lo abbandonava per un momento.
Mi avete sentito disse ancora, con voce dura, confessate davanti a questi uomini che avete ucciso il papa e avete fatto ricadere la colpa sul pittore Michelangelo? Confessate anche di avermi ingannato come il peggiore degli uomini, voi che siete oltretutto un uomo di Chiesa?
Chi siete voi, che cosa volete da me?
Ancora larroganza non era uscita dal suo animo, ancora Biagio cercava di esercitare il suo potere. Uno degli incappucciati allora si allontan e poco dopo ritorn con un coltello acuminato, con la lama rossa incandescente.
Voi tuon, principe dei bugiardi, siete lespressione della malvagit. Avete ingannato molti e ancora ne ingannerete. Occorre che tutti conoscano il vostro animo in modo da potervi evitare. Ma al tempo stesso vi vogliamo dare lopportunit di salvarvi dalla vostra stessa anima. Vi faremo le orecchie a punta, come quelle dellasino, vi staranno a meraviglia. Occhio per occhio, dente per dente, dice la Bibbia: questo marchio, visibile a tutti, sar il simbolo del vostro tradimento e della vostra perfidia.
Luomo si avvicin con la lama arroventata in mano e Biagio si sent morire. Prov a divincolarsi, ma quelle braccia lo tenevano fermo, come se fosse stato legato con funi robuste. Quando vide che luomo gli prendeva lorecchio e stava davvero per tagliarglielo cerc di liberarsi dalla stretta con tutta la forza che aveva. Le sue grida rimbombavano per tutte le catacombe.
Lasciatemi, maledetti! Noooo! Non potete farmi questo!
Altri due uomini si gettarono su di lui e gli bloccarono la testa, infilandogli un fazzoletto in bocca perch non potesse pi gridare. Jacopo scosse la testa e volt il viso per non guardare. Aveva aspettato il momento per vendicarsi dei soprusi patiti da Biagio, e ora che aveva la possibilit di vedere compiere la sua vendetta, avrebbe voluto dire a tutti di fermarsi. Che bastava cos, che la paura di Biagio, il terrore che aveva letto nei suoi occhi era gi una punizione sufficiente.
Se una scimmia ti morde, allontanala, minacciala con un calcio, ma sarebbe stupido e non servirebbe a nulla fare a gara con lei cercando di morderla a tua volta. Sarebbe come metterti al suo stesso livello. Ed  quello che stava accadendo con Biagio da Cesena. Il quale ormai sembrava non avere pi alcuna forza per difendersi. Forse era svenuto e per la prima volta Jacopo ne prov piet. Gli altri incappucciati per parevano proprio non averne. N Michelangelo, il pi alto tra loro, n Mastro Saturnino i cui occhi dardeggiavano immobili, n Abdul Al Semiz, tra quelli che tenevano stretto Biagio, n tanto meno il cerusico Bonaventura, luomo con il coltello in mano. Avevano tutti aderito con entusiasmo al suo piano. Purtroppo per Biagio non aveva ancora confessato i suoi crimini e quando fosse stato marchiato, a che scopo?
Fermatevi grid Jacopo. Ho da fargli ancora una domanda.
Ogni membro del gruppo sapeva quanto lui avesse sofferto, pi di tutti loro, e alla fine obbedirono alle sue parole.
And da Biagio che venne spinto a mettersi in ginocchio. Jacopo gli lev il fazzoletto di bocca.
Nonostante le vostre colpe, potete ancora salvarvi da questa terribile punizione, abate, la stessa che avete voluto riservare a me. Io stesso e uno di questi uomini vi abbiamo fatto tre domande. Rispondete, ora, e sarete salvo. Avete voi ucciso il papa e dato la colpa della sua morte al pittore Michelangelo?
A testa china, in ginocchio, Biagio da Cesena non sembrava pi il tirannico cerimoniere del papa, il potente ragno che tesseva la sua ragnatela, e nella quale si era intrappolato da solo. Alz gli occhi e vide lo sguardo, duro e sincero di Jacopo.
S sussurr.
Devono sentire tutti lo ammon Jacopo.
S disse pi forte, s. Sono stato io a uccidere il papa e ad accusare Michelangelo.
Gli incappucciati si guardarono tra loro e si strinsero la mano. La loro soddisfazione trapelava dai gesti e dagli sguardi.
E per quale motivo?
Il papa mi aveva offeso, molte volte, e davanti a principi e cardinali. E poi rubavo quasi grid, s, rubavo sul denaro che dovevo dare al maestro Michelangelo per gli affreschi della Cappella. Senza pi quel pittore, avrei dato a un altro quellincarico e avrei potuto dividere con lui le somme e guadagnare di pi. Magari ne avrei trovato anche uno pi bravo di lui.
Uno degli incappucciati, il pi alto, mosse verso di lui e lo schiaffeggi. Poi si tolse il cappuccio e apparve il volto furioso di Michelangelo.
Sei un miserabile! I miei apprendisti facevano la fame solo perch tu rubavi sulle loro paghe. Non meriti alcuna piet. Procedete con il taglio delle orecchie!
Jacopo avrebbe voluto fermare il maestro, ma conosceva quello sguardo e la sua ira e nessuno, nemmeno lui, avrebbe potuto opporglisi. E sapeva anche che dietro il cappuccio si nascondeva Bonaventura, uno dei pi fedeli ammiratori di Michelangelo, che avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui. Lurlo di Biagio inond le volte della catacomba. Il coltello rovente gli aveva appena toccato lorecchio, quando arriv una voce, potente quanto quella di Michelangelo.
Basta cos!
In un momento la grotta si riemp di guardie armate, e un uomo vestito riccamente, con in testa un cappello piumato di feltro verde, punt la spada alla gola di Bonaventura, che indietreggi, insieme agli altri. Biagio ritorn libero. Nonostante il violento ingresso, il principe Colonna sorrideva.
Credo che il nostro Biagio da Cesena sia stato punito abbastanza, non credete maestro?
Si era rivolto a Michelangelo, lunico a capo scoperto insieme a Jacopo.
Se lo dite voi, principe
Rispose a denti stretti, mentre scrutava il drappello di armigeri che si era posizionato davanti allingresso, con le spade sguainate nella destra e i pugnali nella sinistra. Uno di questi si precipit verso il principe, offrendogli uno sgabello, sul quale Colonna si sedette, deponendo la spada.
Immagino vi domanderete come ho fatto a giungere qui, in tempo per salvare la testa, o le orecchie, se preferite, a questo galantuomo. Si fa per dire, ovviamente. Badate, per me non vale un soldo bucato, ma mi serve, e io non butto mai via ci che mi serve.
Rivolse quindi il suo sguardo verso Jacopo.
Voi dovete essere il famoso Jacopo da Pistoia, se le mie spie mi hanno bene informato. Un ragazzo valoroso, da quanto mi  stato riferito, ribelle e pieno di iniziative, anche se non tutte andate a buon fine.
Ed eccellente pittore aggiunse Michelangelo, fissandolo negli occhi.
Se lo dite voi
Il principe ripet con ironia la stessa frase che aveva detto poco prima lo stesso Michelangelo.
Se lo dite voi, mi fido aggiunse. Detto dal pi grande pittore del mondo intero,  un grande complimento, Jacopo da Pistoia. Dovreste esserne orgoglioso.
Avendogli rivolto la parola, Jacopo si sent in diritto di replicare e si fece avanti. Una guardia gli sbarr il passo, ma il principe, con un gesto della mano, gli intim di ritornare al proprio posto.
Non so che intenzioni abbiate, principe disse Jacopo ma questi amici mi stavano solo aiutando a compiere un atto di giustizia. Dovete sapere che
Io so tutto. Non sono principe per caso, anche se  stato il caso a mettermi sulle vostre tracce. O meglio un vostro amico, mio buon giovane. Un certo Annio.
A quel nome Jacopo strinse i pugni e lo guard con odio.
State tranquillo. Mi sono permesso oggi di prenderlo in consegna e affidarlo ai miei migliori medici. Sta migliorando e presto sarete in grado di riabbracciarlo, sempre che gli ammicc vi faccia piacere. Dicevo prima che devo tutto al caso, ma anche a un mio famiglio, Diego dei Corbetta, dato per morto dagli scagnozzi dei Caetani. Si  finto tale, e se pure ferito,  riuscito a raccontarmi una storia interessante. Al momento  sotto i ferri del chirurgo, ma ha una forte tempra e se la caver. E ora, se volete conoscere questa storia, vi prego di levarvi il cappuccio, senza alcun timore. Se avessi voluto salvare Biagio da Cesena e uccidervi tutti, lo avrei gi fatto, sarebbe bastato un mio comando.
A uno a uno si tolsero il cappuccio, e a tutti il principe offr un cenno di saluto, prima di parlare. Solo quando fu la volta di Altieri, ebbe un moto di sorpresa, che tuttavia non dur pi di qualche attimo. Le sue parole scivolarono leggere, mentre godeva dello stupore che leggeva sui volti dei presenti, ormai svelati.

37.

Il principe non fu avaro di parole. Raccont come i suoi sgherri controllassero ogni mossa di Biagio da Cesena, sin da quando aveva compreso che centrava la sua mano nella morte del papa. E come, di conseguenza, Michelangelo Buonarroti, il pittore preferito di sua sorella Vittoria, e di lui stesso, fosse innocente. E ancora come fosse evidente che il colpevole avesse incastrato linnocente. Spieg infine come fosse quasi dispiaciuto di non lasciare alla loro vendetta Biagio da Cesena: purtroppo, quelluomo ignobile, come lo defin, quellassassino, quel viscido esemplare della razza umana, gli serviva. Tra qualche giorno ci sarebbe stato un conclave per lelezione del nuovo papa. E per far eleggere un papa a lui gradito, lappoggio di Biagio gli sarebbe stato molto utile.
 un verme sottoline in sua presenza. Ma anche i vermi hanno la loro funzione, se ben utilizzati. Per esempio sono necessari per andare a pescare, e io voglio che abbocchino molti pesci al mio amo.
Qualcuno abbozz un sorriso nel vedere la faccia contrita e furente al tempo stesso di Biagio da Cesena. Non Jacopo, che si volse verso il principe, e quando gli fu vicino, si lev la camicia dalla spalla, mostrando il marchio di fuoco, la S maledetta.
Capisco le vostre ragioni, principe, ma vorrei solo che capiste le mie, o meglio le nostre. Voi sapete tante cose e lo avete dimostrato, ma non questo. Guardate che cosa mi ha fatto. Mi ha marchiato a vita con questo simbolo orrendo, quello di Satana, facendomi credere di entrare in una qualche congregazione religiosa.
Alla vista di quella ferita Ascanio Colonna, pur uso a tante battaglie, ebbe un moto di ribrezzo e con un gesto fece cenno a Jacopo di ricoprirsi. Si rivolse quindi a Biagio da Cesena.
Siete ancora peggiore di quanto pensassi. Dove tenete i denari che ho udito con le mie orecchie avete sottratto al papa e al maestro Michelangelo? O preferite che mandi i miei soldati a perquisire le vostre stanze?
Biagio lo guard con tutto lodio che gli era rimasto.  vero, aveva avuta salva la vita ed evitato la vergogna delle orecchie dasino, ma che gli portassero via i soldi, era forse una punizione ancora peggiore. Il principe era capace di tutto, e uomo di parola. Lo maledisse dentro di s.
Sotto il mio letto sussurr a denti stretti una tavola di legno nasconde una scatola di ferro.
Jacopo da Pistoia! disse forte il principe. Avete la mia autorizzazione a recarvi nelle stanze di questo ignobile individuo e a prendere per voi met del contenuto, a titolo di risarcimento. Laltra met la darete al vostro maestro, che  stato truffato, in modo che possa pagare lonesto lavoro dei suoi operai. Anchio voglio che la Cappella Capitolina diventi un monumento che tutto il mondo ci invidi e ammiri. Per aspettate, vi prego, non ho ancora finito.
Jacopo, che gi stava raggiungendo gli altri, si ferm: il desiderio di un principe, soprattutto di quel principe e in quel momento, era molto pi di un ordine.
Vedendo quel marchio dinfamia che avete sulla spalla mi  venuta unidea. Vedete, a volte si pu trasformare una disgrazia in una cosa buona, anche se credo che nel caso di Biagio questo sia impossibile. Se vorrete affidarvi alla mano del mio pi bravo chirurgo, nonch cerusico del papa, lottimo Scipione Carracci, credo che quel marchio possa essere modificato.
Jacopo si volt verso Bonaventura.
Di Carracci puoi fidarti gli disse.  il mio maestro.
Unultima cosa, principe Colonna intervenne Michelangelo, parlo a voi, ma mi rivolgo a Biagio da Cesena. Se un domani, Dio non voglia, questuomo alzasse solo un dito nei confronti di uno qualsiasi di noi, non potr nascondersi nemmeno nel pi profondo dei gironi dellinferno. Perch gli altri lo cercheranno, lo troveranno e si vendicheranno. E nemmeno voi, principe, riuscirete a salvarlo una seconda volta.
I due si fronteggiarono a lungo con lo sguardo, poi il principe sorrise.
Sta bene disse. Cos sia.
Fu una strana carovana quella che i passanti videro uscire dalla chiesa del Santo Clemente. Un gruppo di soldati precedeva il principe Ascanio Colonna, che molti riconobbero dalle insegne nobiliari. Altri indicarono luomo accanto a lui, con cui discuteva amabilmente, il grande pittore Michelangelo Buonarroti. Li seguiva un gruppo di persone e per ultimo un uomo che, pur vestito con paramenti religiosi, sembrava un malfattore, in quanto legato e scortato da due armigeri. Lultimo affronto pubblico che il principe aveva voluto riservare a Biagio da Cesena.

38.

Lisa guar. Le cure di Scipione Carracci e di Bonaventura riuscirono a prevenire linfezione della ferita alla schiena. Le sarebbe rimasta una cicatrice, poco pi di un segno, ma nascosta. La sorpresa pi grande la riserv tuttavia quando ritorn alla Cappella, pronta a riprendere il suo lavoro. Si present in abiti femminili, con una veste blu stretta in vita da una catena doro, dono del principe Colonna, e una cuffia in testa, dello stesso colore. Alcuni rimasero senza fiato, a parte Michelangelo, Mastro Saturnino e Jacopo, che lavevano appoggiata in quella decisione. Non era pi il tempo di nascondersi, ormai. Quello che le fece pi feste di tutti fu Giovanni del Pesce, che come al solito si emozion.
E io che ti credevo un ragazzo! Ma sei bellissima, ti giuro, al punto che potrebbero cascare i topi dal cielo!
 vero aggiunse Michelangelo e credo che il nostro Jacopo se ne sia accorto da tempo, o mi sbaglio?
No, non si sbagliava. Vedendola cos bella, dolce e aggraziata, senza dover pi nascondere i suoi modi di parlare e le movenze, Jacopo non si preoccupava pi nemmeno di nascondere i suoi sentimenti. E dagli sguardi di Lisa si accorse non solo che lei li ricambiava, ma anche che era ormai libera di manifestarli.
Non credi gli disse Michelangelo che varrebbe la pena farle un ritratto?
 una splendida idea. Mi metto subito allopera.
Aspetta
Vuoi farglielo tu?
Non gli dava pi del voi perch ormai il rapporto tra allievo e maestro si era trasformato in qualcosa di pi profondo, una vera amicizia.
No, ma i ritratti passano e le tele si rovinano nel tempo. Dovresti immortalarla in qualcosa che regga il confronto con i secoli. Avevo pensato che potresti dipingerla sulla volta della Cappella. Che ne dici? Il vostro amore ammicc in questo modo rester in eterno.
Jacopo gli si gett addosso e lo abbracci. Non lo aveva mai fatto e Michelangelo stesso rimase per un attimo perplesso e imbarazzato, fino a quando ricambi con forza labbraccio. E Jacopo si sent quasi stritolato dalle sue possenti braccia.
Quando posso cominciare?
Quando vuoi, ma prima ho bisogno di affidarti un incarico, una missione che solo tu puoi compiere.
Jacopo si rabbui, ma non poteva certo rifiutare. Daltra parte aveva superato pericoli e difficolt, e adesso che il gruppo aveva la protezione del principe Colonna, ce lavrebbe fatta anche questa volta.
Che cosa devo fare?
A mezzogiorno recati qui accanto, nel cantiere della nuova basilica del Santo Pietro. Non dare retta a nessuno e vai diretto verso laltare principale. Lo stanno ancora costruendo, ma non ci badare. Vagli dietro e quando sarai l, saprai quello che devi fare.
Senza porre altre domande, Jacopo si mise allopera, preparando con gioia il bozzetto per il ritratto di Lisa. La preg di mettere il viso di fronte, ma di guardare a sinistra, come se avesse visto qualcosa che la preoccupasse. Uno sguardo intenso, che gli ricordava la prima volta in cui lo aveva osservato. Quando suon mezzogiorno, le dette un bacio sulla guancia e si avvi verso la grande basilica. Attravers pietre e colonne, scans le scaglie di marmo che gli scalpellini schizzavano da tutte le parti, inciamp in alcune tavole di legno e si ricopr di polvere.
Entr e si diresse verso il monumentale altare. Si guard intorno, per prudenza, e si diresse sul retro. Due persone inginocchiate gli davano le spalle, una corpulenta con un cappellaccio di lana in testa e laltra, pi minuta, con un cappuccio che copriva i capelli. Mentre si avvicinava, pest un frammento di gesso, che si sbriciol facendo rumore. La figura incappucciata si volt e Jacopo la riconobbe.
Madre! grid senza pensare che si trovava in un luogo sacro.
La donna poggi una mano sullinginocchiatoio, per non cadere.
Jacopo, figlio mio! grid anche lei. Che Dio ti benedica!
Il ragazzo le corse incontro e mentre labbracciava si rese conto di essere ormai pi alto di lei. Si tennero stretti, senza parlare, fino a quando Jacopo non si sent toccare la spalla da una mano robusta. Guard luomo in faccia, deturpata da alcuni bubboni, e per un istante stent a riconoscerlo.
Padre! Sei vivo!
Luomo lo prese per le spalle e lo fiss, gli occhi umidi di lacrime.
Perdonami.
Fu lunica parola che riusc a dire, prima di attirarlo a s. La madre si un a quellabbraccio e restarono cos, tutti e tre, stretti come se fossero stati ununica persona. E tutti e tre piansero di gioia, a lungo, per essersi finalmente riuniti. In silenzio, perch troppe erano le parole che avrebbero voluto scambiarsi, uscirono dalla basilica. Si diressero verso il Castello del Santo Angelo e attraversarono il fiume Tevere, fino a quando il padre di Jacopo indic unosteria che aveva come insegna un maiale.
Sembra che mi assomigli disse battendosi la mano sulla pancia. E credo anche che farebbe bene a tutti noi mettere qualcosa nello stomaco.
Non cambi mai, padre. Jacopo sorrise e si asciug le lacrime con il dorso della mano.
Invece tu sei molto cambiato. E in meglio, da quanto vedo e da quanto ci ha raccontato il tuo grande maestro Michelangelo.
Ci ha raccontato tutto di te intervenne la madre zittendo il marito, di quanto sei bravo a dipingere e del tuo coraggio. Mi ha detto addirittura che lo hai salvato dalla forca. Tu, figlio mio, il mio piccolo che  diventato un uomo.
Mangiarono di gusto una porchetta di maiale e della cicoria ripassata nellolio. Guido da Pistoia forse esager nel bere, perch si addorment con la testa sulle braccia, russando sonoramente. Cos madre e figlio parlarono a lungo.
Se tu non mi avessi detto di seguire i miei sogni, non avrei mai trovato il coraggio di andarmene da casa.
Quando te ne sei andato, ho creduto di morire, ma sapevo che se avessi seguito la tua strada, saresti stato pi felice. E dopo quello che mi ha detto il maestro Michelangelo, so che ce la farai, figlio mio. Sono orgogliosa di te.
Arriv sera e tutti e tre dormirono insieme in una locanda vicino alla Cappella. Jacopo non si era mai sentito cos felice in vita sua, e mentre sua madre era sempre la stessa, suo padre sembrava perfino un altro uomo, e non gli aveva neppure accennato al lavoro di lanaiolo. Si addorment pensando che un giorno avrebbe volentieri presentato Lisa ai suoi genitori.
La mattina successiva li accompagn a Campo de Fiori, dove li aspettava una carrozza che in capo a un paio di giorni li avrebbe riportati a Pistoia. Passata la peste, il lavoro nella laneria stava riprendendo e il padre di Jacopo non poteva permettersi di lasciarla troppi giorni in mano ai suoi nuovi garzoni.
In primavera giuro che vengo a trovarvi! grid Jacopo mentre la carrozza, tirata da un paio di robusti cavalli, si stava gi muovendo.
Allinterno, mentre la madre di Jacopo piangeva in silenzio, il padre labbracci, con una tenerezza che la donna non aveva mai sospettato albergasse in lui. Un miracolo, pens lei, forse ancora pi grande di quello che gli aveva permesso di sopravvivere alla peste e di rivedere il figlio.

39.

In una lunetta del soffitto, Jacopo modificava il volto della Sibilla Delfica, dandogli le dolci fattezze di Lisa. Ogni tanto lei saliva sullimpalcatura per vedere la somiglianza.
Davvero mi vedi cos bella? gli chiese una volta, quando la correzione dellaffresco era quasi terminata.
Di pi le rispose.
E perch mi hai ritratto con unespressione di sorpresa?
Quello sono io, perch mi sorprendo ogni volta che ti ammiro.
Nel sorriso di Lisa e nel suo sguardo onesto, Jacopo vide una promessa, che era sicuro sarebbe stata mantenuta.
I lavori andavano avanti con grande impegno. In quei giorni Jacopo aveva notato un insolito andirivieni nella Cappella: erano passati Bonaventura, Abram Romano, Abdul Al Semiz e tutti gli altri del gruppo di Michelangelo, meno il principe Altieri, stranamente. Ogni volta era stato salutato con allegria, ma anche frettolosamente, quasi gli volessero nascondere qualcosa.
Ci vediamo presto gli aveva detto Bonaventura tra qualche giorno, sar presente anchio con il cerusico Carracci. Hai la promessa del principe.
Quasi se nera dimenticato: Ascanio Colonna, in quel giorno terribile nei sotterranei della chiesa del Santo Clemente, gli aveva promesso di aiutarlo a liberarsi da quel marchio satanico. Non gli bruciava pi la ferita sulla pelle, ma quella nellanimo ancora s. E vedersela ogni volta che si spogliava, gli ricordava il torto che aveva subito.
Ancora ci pensava, e ancora pensava che in qualche modo avrebbe voluto vendicarsi di Biagio da Cesena. Non ucciderlo e nemmeno fargli quello che aveva fatto a lui, ma qualcosa s. Non gli andava gi lidea che, se pur umiliato, se ne potesse andare in giro liberamente, magari continuando a ingannare la gente. Una punizione per gli era stata gi imposta, e non gli aveva certo fatto piacere. Forte del comando del principe Colonna, si era recato nelle stanze di Biagio. Sotto il letto di quel ladro, a sua volta nascosto da una tavola del pavimento, aveva trovato un vero tesoro, fatto di monete doro e di pietre preziose, frutto delle sue ruberie e dei suoi inganni. Ma era certo che Biagio, una volta eletto il nuovo papa e una volta che si fossero calmate le acque, avrebbe trovato il modo di rubare e di ingannare ancora. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio, e quello era lupo, volpe e cinghiale al tempo stesso.
La promessa del principe si concretizz pochi giorni dopo in una carrozza, che lo port a palazzo Colonna. Lo accolse un servo, anche se riccamente vestito, che si present come Diego da Corbetta. E nonostante fosse ancora male in arnese e con vistose fasciature, e soprattutto non si conoscessero, Jacopo lo abbracci senza ritegno: aveva salvato la vita a Lisa. E quando gli disse che non si trattava di un ragazzo ma di una ragazza, Diego scosse la testa e sbott: Avrei dovuto capirlo: un uomo, per di pi un amico con cui avevo diviso la prigione, sarebbe scattato con la spada in mano per difendermi e contrattaccare. Porta allora i miei saluti ad Annio, cio a Lisa. Sono contento di averla aiutata. Credo sia stato per questo che il principe, invece di punirmi, mi ha perdonato. Ha detto che ho fatto bene. Tanto meglio per me, ma valli a capire questi nobili.
Fu fatto accomodare nelle stanze private del principe: Jacopo camminava con il naso allins, ammirando ogni particolare degli affreschi che decoravano i soffitti. Non era come nella Cappella, che o stavi troppo vicino sullimpalcatura, e non vedevi linsieme, o eri gi e talmente lontano da avere difficolt a riconoscere i vari disegni. Niente a che vedere, per, con la grandiosit dellaffresco che stava nascendo sulla grande parete della Cappella. Il Giudizio Universale, si chiamava, con Ges al centro, i santi intorno a lui e una visione dellinferno in basso. Enorme, spettacolare, unico al mondo, dicevano tutti quelli che avevano avuto lonore di poterlo osservare.
Poco dopo entrarono Bonaventura e un altro vestito da cerusico, seguiti a loro volta da due servi che reggevano un grosso braciere.
Jacopo, ti presento il mio maestro di medicina, Scipione Carracci.
A Jacopo non fece una grande impressione n suscit simpatia. Carracci, dopo un cenno di saluto, and a confabulare con i servi, ai quali consegn uno strano arnese di ferro. E Jacopo cominci a provare uno strano formicolio alle braccia: un brutto segno. Era come se qualcosa di invisibile lo stesse toccando, mettendolo in guardia. Bonaventura si era allontanato e quando il cerusico Carracci gli chiese, anzi gli ordin, con poco garbo, di scoprirsi la spalla, lo sguardo gli cadde sul braciere e sullo strumento in ferro che i servi avevano appena estratto dai carboni ardenti. Lo riconobbe: un marchio. Indietreggi: questa volta non sarebbe caduto in trappola e non aveva alcuna intenzione di provare ancora una volta quel dolore acuto e di sentire nellaria lodore della carne bruciata, della sua.
Fermatevi! grid Carracci. Devo operarvi!
Jacopo aveva gi raggiunto luscita, ma quando apr la porta sbatt contro Bonaventura che stava rientrando.
Aiutami, ti prego, mi vogliono ancora marchiare.
Non  come tu pensi. Fidati, Jacopo.
I servi si avvicinavano, seguiti da Carracci. Sembravano due demoni che precedevano Satana in persona, con un ferro rovente in mano, quasi fosse pronto a infilzare i dannati che arrivavano nel suo inferno. Quel momento di esitazione gli fu fatale: i due servitori lo bloccarono, mentre Carracci appoggiava rapido il ferro incandescente contro la sua carne. Jacopo grid, di rabbia e di dolore, e nonostante il dolore si scagli contro Bonaventura.
Mi hai tradito!
No, Jacopo, guarda la mia spalla.
Il cerusico spost un lembo della camicia e Jacopo vide un marchio a fuoco, simile al suo, ma diverso.
Che cosa vedi? continu Bonaventura.
Sembra un otto.
Jacopo osservava il marchio, che dalla crosta ancora in parte insanguinata, doveva essere stato fatto molto di recente. Intanto Carracci gli si era posto alle spalle e mugugnava soddisfatto.
Molto bene, molto bene ripet pi volte.
Bonaventura prese il ferro che aveva ormai perso la fiamma e lo mostr a uno Jacopo sempre pi confuso.
La tua S di Satana  stata duplicata al contrario, cos che ora  diventata un 8, quasi identico a quello che mi sono fatto marchiare sulla pelle qualche giorno fa.
Ma perch?

40.

La domanda di Jacopo non ebbe risposta, se non quella stessa sera, allinterno della Cappella. Tutti gli apprendisti se nerano andati, ma Michelangelo aveva voluto che Jacopo restasse. E a uno a uno arrivarono gli amici del pittore, il suo gruppo segreto. Per la prima volta non si nascondevano. Il maestro fece disporre tutti in cerchio, allinterno del quale dei bracieri dolio mandavano una luce diffusa che, partendo dal pavimento, illuminava i volti. Michelangelo si pose al centro e dopo aver mormorato una preghiera, indic Jacopo, restando a lungo con il braccio puntato verso di lui.
Questa  una sera importante per tutti, e specialmente per te, Jacopo. Ormai conosci molte cose di noi, anche se non tutte. Alcune pi semplici, che hai gi conosciuto, altre pi difficili da comprendere. Ma da questa sera tu sei uno di noi. Vieni, qui, esci dal cerchio.
Jacopo si avvicin al suo maestro, un po intimorito, ma felice di quelle parole.
Tu hai molto sofferto, e in questi mesi la sofferenza ti ha trasformato da ragazzo a uomo. Hai avuto il coraggio di dubitare, di metterti contro di me e questo nostro gruppo. La strada del dubbio ti ha quindi condotto sulla via della conoscenza, che ti ha portato in seguito a riconoscere invece dove stava il Male e dove il Bene. Questo significa essere uomo. Noi tutti abbiamo apprezzato questo tuo percorso, al punto che di comune accordo abbiamo deciso di diventare noi simili a te, piuttosto che tu simile a noi. Uomini disse rivolto agli altri, scopritevi.
Jacopo si sent confuso e orgoglioso, ma ancora non capiva il significato delle parole del suo maestro. Inizi a intuire quando intorno a lui gli altri, Michelangelo compreso, si scoprirono la spalla destra. A bocca aperta, mentre un brivido gli scendeva dal collo per tutto il corpo, Jacopo vide su ciascuno un marchio a fuoco, a forma di otto. Lo stesso che gli aveva mostrato Bonaventura, lo stesso che lui aveva sulla spalla. Guard Michelangelo, che gli sorrise.
Eravamo nove allinizio. Ma ci ha lasciato una donna eccezionale, Maria di Montagano, che ha preferito bruciare come strega piuttosto che tradirci. Tu lhai vista. E di recente anche il principe Altieri, uomo di eccezionale intuito ma anche bizzarro come pochi, ha preferito abbandonarci. Con te fra di noi invece, abbiamo acquisito un nuovo membro. Siamo otto, adesso, come il marchio che portiamo tutti sulla spalla, in onore tuo. Questo, dora in avanti, sar chiamato il gruppo degli Otto. Il numero Otto rappresenta linfinito, come infinita  la strada della conoscenza che noi abbiamo il dovere di percorrere per tutta la vita, dovunque essa ci porti.
Quegli uomini, e fra tutti anche il suo maestro, non solo lo avevano accolto nel gruppo segreto, ma si erano fatti addirittura marchiare a fuoco per essere come lui, come atto di estrema solidariet. Jacopo non riusciva a credere ai suoi occhi e alle sue orecchie. Dopo quello che aveva passato, gli inganni, la paura della morte, il tradimento, tutto sembrava risolto e compiuto, in una maniera che nemmeno nel pi felice dei sogni si sarebbe potuto immaginare. Prese fiato, per dire qualche parola, per ringraziare, quando Michelangelo gli fece cenno di aspettare.
Non  finita, Jacopo. C dellaltro.
Dalla tasca interna della giubba tir fuori un piccolo astuccio, da cui estrasse una spatola e un pennello di setola.
Inginocchiati, Jacopo.
Lui obbed e Michelangelo stese i due attrezzi sopra le sue spalle, quasi fossero delle spade, allo stesso modo in cui i soldati pi valorosi venivano nominati cavalieri.
Da questo momento disse con voce solenne per i meriti che hai dimostrato, davanti a tutti io ti proclamo ufficialmente pittore. Prendi pennello e spatola dalle mie mani e usali con maestria e soprattutto con tanto cuore. Perch senza di esso, la tecnica  cosa vuota. Adesso alzati, pittore Jacopo da Pistoia.
Jacopo si alz e lev lo sguardo verso la volta della Cappella. Poi chiuse gli occhi, e pianse, a lungo, di gioia. Un coro di evviva proruppe dal gruppo e a uno a uno corsero ad abbracciarlo. Non poteva desiderare di pi.
Nei giorni successivi Michelangelo, mantenendo fede alla promessa, gli affid un nuovo incarico, da vero pittore. Avendo terminato il ritratto della Sibilla Delfica, alla quale aveva dato il volto di Lisa, dallimpalcatura sul soffitto della Cappella, lo spost sulla grande parete nella quale stava affrescando limmenso Giudizio Universale. Jacopo abbozz alcune figure in basso, i dannati dellinferno. Michelangelo apprezz il suo lavoro, e dopo avergli dato alcuni consigli, gli chiese di guardare in alto, sulla parte destra.
Ho voluto fare un omaggio ad Ascanio Colonna, e lass, tra i beati, ho dipinto proprio una colonna. Pur con le sue colpe di principe, alla fine  stato onesto. E se guardi un po pi in basso, quella donna con la ruota del martirio, Santa Caterina, ha il volto di sua sorella, Vittoria Colonna.  una cara amica ed  anche grazie a lei che ho potuto riacquistare la mia libert.
 bella lidea di ringraziare coloro che ci hanno fatto del bene osserv Jacopo mettendoli tra quelli che si salveranno, nel giorno del Giudizio Universale.
Michelangelo fece una strana smorfia, come se stesse rimuginando, come se un pensiero lo turbasse.
Gi rispose quasi sovrappensiero, i giusti e gli onesti vivranno per sempre nel paradiso, mentre i disonesti, i mentitori, i traditori e gli assassini, avranno la punizione eterna. Ed  giusto che siano in basso, nellaffresco.
Il maestro voleva senza dubbio dirgli dellaltro. Aveva una strana espressione, quasi divertita.
Vedi quello spazio in bianco, a destra? Se io dar gloria nei secoli ai Colonna, non pensi che varrebbe la pena invece, procurare infamia, ridicolo e disonore a chi ti ha fatto tanto male?
Jacopo rimase con il pennello a mezzaria, e sper di avere compreso le parole del maestro.
Vuoi dire?
Gi, proprio cos.
Non ci fu bisogno di aggiungere altro. Jacopo si mise subito allopera e in quellangolo in basso abbozz la figura pi orrenda che la fantasia gli sugger. Un uomo robusto, con il corpo avvolto da un serpente, che poteva facilmente essere identificato nel diavolo che aveva tentato Adamo ed Eva e li aveva costretti a fuggire dal paradiso terrestre. Con grande divertimento disegn anche la bocca del serpente, che lo mordeva proprio l, in mezzo alle gambe. Pass poi alle fattezze del volto, i capelli bianchi e ricci, le rughe profonde, un naso bitorzoluto e un ghigno che suscitava una feroce paura. Osserv la figura: ancora mancava qualcosa. Gli venne quindi in mente un particolare, e complet il tutto con delle lunghe e orribili orecchie dasino. Ridendo, mostr il ritratto al suo maestro.
Perfetto disse Michelangelo. Molto somigliante. Sar ricordato in questo modo nei secoli futuri. Hai vinto tu, Jacopo.
Cos, ogni volta che Jacopo passava davanti al ritratto di Biagio da Cesena, rideva di gusto. Con quel dipinto, mostruoso e ridicolo al tempo stesso, il desiderio di vendetta si plac per tutta la sua vita.

EPILOGO.

Jacopo da Pistoia si svegli al suono delle campane del mattino. La schiena gli faceva male, perch aveva dormito con la testa sul tavolo. Una notte piena di sogni e di ricordi. Alla luce del sole riprese a osservare i misteriosi fogli del suo vecchio maestro, quello che, quando era ancora un ragazzo, lo aveva consacrato pittore realizzando il sogno della sua vita. Sent il suono dolce di un liuto e una voce delicata che accompagnava le note. La musica quindi cess, e poco dopo una donna dai capelli spruzzati di grigio entr nella stanza, con un vassoio e una tazza di latte fumante.
Che uomo impossibile sei! Pi diventi vecchio, marito mio, pi mi fai dannare. Ti lamentavi e parlavi perfino nel sonno, ma la prossima volta vieni a dormire con me, invece che tra questi fogli e tutto questo disordine.
Jacopo la guard con riconoscenza e amore. Era unaltra parte del suo sogno che si era realizzata.
Grazie, Lisa, sei una moglie perfetta.
Lo so benissimo rispose lei ridendo, meno male che ogni tanto te lo ricordi!
Lisa usc, e mentre beveva il suo latte caldo, Jacopo osservava i fogli che aveva recuperato a casa di Michelangelo, a rischio della propria vita. Perch lasciarglieli in eredit con la raccomandazione di non farli vedere mai a nessuno e di farne comunque quello che voleva? Perch parlare anche di ricchezze? Quali? Quelle spirituali o quelle materiali?
Ah, maestro borbott. Io ho sempre pensato che allinterno del gruppo degli Otto tu e Mastro Saturnino sapeste pi degli altri. Ma ora sei morto, e non potrei che interrogare il tuo spettro. Forse  per questi segreti che il principe Altieri abbandon il gruppo? Si tratta forse dellhomunculus, il servo perfetto? O della trasmutazione del piombo in oro? O addirittura del segreto dellanima e della vita eterna? Studier questi fogli, maestro, ma se non dovessi arrivare a una soluzione, quando morir verr a trovarti e ti costringer a parlare.
Jacopo da Pistoia!
Sulla soglia dello studio, a braccia incrociate Lisa lo minacciava con un mestolo da cucina. Accanto a lei sorridevano i due figli, ormai adulti, Michele e Angelo, cos chiamati in onore del suo maestro.
Quando la smetterai di parlare da solo?
Non parlo da solo protest Jacopo ma con i miei fantasmi. Cerco la verit.
Allora usciamo concluse lei, te la mostrer io.
Era primavera inoltrata e gli alberi si erano gi riempiti di foglie, mentre un sole leggero riscaldava la terra. Arrivarono davanti al Castello del Santo Angelo e Lisa condusse Jacopo verso le sponde del Tevere, dove il prato finiva nellacqua. Si misero a sedere, in silenzio, e Lisa gli prese la mano.
Ti ricordi?
Certo, qui abbiamo parlato da soli la prima volta e qui ci siamo scambiati il primo vero bacio.
Bravo, Jacopo, e se dopo tanti anni siamo ancora insieme, vuol dire che hai trovato quello che cercavi: la verit siamo noi due e il nostro amore. Lamore  tutto.
Affacciandosi da dietro una nuvola, un raggio di sole li colp in viso: anche lastro luminoso, che dava la vita alla terra, si mostr daccordo con lei.
Jacopo allora le sorrise, ma non le rivel il suo pensiero pi nascosto. Se dipingere era stato il suo sogno di ragazzo, non avrebbe avuto pace finch non avesse realizzato quello di scoprire il segreto di Michelangelo, il suo antico maestro. S, ci sarebbe riuscito, altrimenti nel suo animo sarebbe rimasto soltanto un apprendista.
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FINE.
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NOTA DELLAUTORE.
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Michelangelo Buonarroti  realmente esistito ed  stato pittore e scultore, forse il pi grande di tutti i tempi. Pi di cinquecento anni fa dipinse il soffitto e la parete maggiore della Cappella Sistina, uno dei monumenti pi visitati al mondo, che si trova a Roma, nella Citt del Vaticano.
Per decorare la volta, alta come un palazzo di sei piani, Michelangelo invent una struttura di legno e scale, sopra la quale stava sdraiato a dipingere. Questo avvenne tra il 1508 e il 1512, mentre la parete di fondo fu dipinta tra il 1534 e il 1542. Qui sono rappresentati anche alcuni personaggi del romanzo, realmente esistiti, come il perfido Biagio da Cesena. Costui, raffigurato in basso a destra, con le orecchie dasino, il volto deforme e un serpente avvolto intorno al corpo, sembra quasi un personaggio da fumetto. Michelangelo dipinse anche se stesso, in una sorta di pelle vuota, quasi fosse un animale scuoiato.
Nei tempi in cui il grande maestro dipingeva la parete di fondo, a Roma moriva papa Clemente settimo, o per avere mangiato un fungo mortale o, molto pi probabilmente, per aver aspirato il fumo di una candela ricoperta di un potente veleno, larsenico.
In conclusione, Michelangelo Buonarroti, Biagio da Cesena, Clemente settimo e altri personaggi del romanzo, quali il principe Ascanio Colonna e sua sorella, la poetessa Vittoria, il medico Carracci e il principe Altieri, sono tutti personaggi storicamente esistiti. Di mia invenzione sono invece il protagonista, Jacopo da Pistoia, e Lisa, che diventer sua moglie. Le loro avventure tuttavia non sono cos lontane dalla realt. A quei tempi molti ragazzi abbandonavano le loro case per sfuggire alla fame o per inseguire i loro sogni. Frutto della mia fantasia sono pure le figure di Mastro Saturnino, laiutante di Michelangelo, di Abram Romano e di Abdul Al Semiz e di altri ancora, tutti appartenenti al misterioso gruppo degli Otto, anchesso una mia invenzione. Bench allepoca le sette segrete fossero tantissime e i misteri ancora di pi. A tal proposito: chi riuscir a capire perch Michelangelo dipinse nella parete un uomo dagli improbabili capelli azzurri? Nessuno studioso, fino a oggi,  mai riuscito a scoprirlo, ma forse, nel futuro, qualcuno di voi ci riuscir
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FINE.